I rapporti diplomatici tra Pechino e Washington, già tesi per i dazi e le sanzioni che hanno colpito in modo “indiretto” l’apparato militare cinese, hanno subito un ennesimo scossone dopo l’esercitazione di alcuni bombardieri strategici B-52 nel Mar Cinese meridionale. Le manovre, duramente criticate dal governo cinese, sono state definite “provocatorie”. Ma il Pentagono smentisce una accusa simile.

Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti che toccano il Dipartimento Sviluppo Apparecchiature militare cinese per l’acquisizione di armamenti dalla Federazione Russa, hanno provocato lo sdegno e l’indignazione di Pechino, innescando una sequenza di convocazioni diplomatiche per discutere l’azione mossa nei confronti della Repubblica Popola Cinese. In virtù della cosiddetta Legge di Contrasto ai nemici degli Stati Uniti  – Caatsa, Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act– Washington ha prodotto un danno collaterale che colpisce l’intero appartato cinese attraverso quello che è stato annunciato come un “blocco di tutte le proprietà e degli interessi in proprietà all’interno della giurisdizione degli Stati Uniti”. Tale azione apre l’ennesimo precedente diplomatico difficile da risolvere, anche nei casi futuri.

A scatenare le contromisure di Washington è stato l’acquisto dei jet da combattimento Su-35 della Russia nel 2017, e quello del famigerato sistema missilistico antiaereo  S-400 quest’anno. La Cina ha ordinato entrambe le commesse alla Rosoboronexport, la principale delle esportazioni di armi della Russia, violando così i termini della legge destinata a “punire” il presidente russo Vladimir Putin, protagonista di azioni sgradite agli Stati Uniti.

Le sanzioni sono state applicate, oltre che al dipartimento che fa capo alla Commissione Militare Centrale, anche alla persona fisica del direttore del dipartimento dell’Esercito Popolare di Liberazione, Li Shangfu, al quale potrebbero essere congelati gli asset presenti negli Stati Uniti. A questi si aggiungeranno controlli maggiorati nel campo delle esportazioni e delle importazioni, e il “divieto di operazioni di cambio di valuta sotto la giurisdizione degli Stati Uniti” o “il divieto di operazioni con il sistema finanziario degli Stati Uniti“.

Le esercitazioni nel Mar Cinese 

In una situazione diplomatica già “tesa”, Pechino ha definito “provocatorie” le esercitazioni di bombardieri strategici con capacità nucleari B-52 “Stratofortress” nel Mar Cinese Meridionale. Contestando gli Stati Uniti di perpetrare un atteggiamento ostile che provoca una flessione nelle relazioni tra le due forze armate. 

“Per quanto riguarda l’azione provocatoria degli aerei militari statunitensi, siamo fermamente contrari e prenderemo le misure necessarie per proteggere i nostri diritti e interessi”, ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa cinese. 

Secondo Pechino, idue B-52 avrebbero sorvolato una tratto di mare ritenuto “strategico”, mentre il Pentagono avrebbe rilasciato dichiarazioni riguardo un semplice “volo di routine”. La Cina – sempre al centro di una disputa territoriale che ha raggiunto il culmine con la già spesso citata militarizzazione delle Isole spratly – continua a palesare ostilità per qualsiasi aereo o nave militare che si “avvicina troppo” alle zone rivendicate dal dominio cinese. I due bombardieri erano di fatto in volo su alcune isole disabitate, attualmente controllate dal Giappone, sul quale la Cina rivendica il diritto territoriale.

A queste tensioni, si aggiungono quelle provocate dalle generose forniture militari che gli Stati Uniti stanno concedendo allo stato di Taiwan. Forniture osteggiate da Pechino, che consiglia agli USA di frenare questo genere di rapporti per non deteriorarne degli altri.