Pechino mette in chiaro la sua posizione sulle politiche di pace. Lo scorso 8 gennaio, il consigliere di Stato cinese ed il ministro degli Esteri Wang Yi hanno dichiarato che: “La Cina è stata e sarà sempre disposta a promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo del Medio Oriente”. Successivamente, in Egitto, lo stesso Wang Yi – in presenza del ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukr – ha osservato: “Di recente il Medio Oriente è stato testimone di ulteriori problemi relativi agli hotspot ed inasprimento delle tensioni, causate non solo dallo sviluppo degli attuali conflitti regionali, ma anche da unilateralismo, intervento militare e calpestio della giustizia internazionale e del fair play”.

Tali fonti riportate dal China Daily esplicano il ruolo chiave e fondamentale che Pechino vuole avere nelle politiche di pace, differentemente dalle percezioni generali che vedono la Cina una Repubblica sorda alle regole di stabilità internazionale. Dall’analisi di tali dichiarazioni risulta evidente che ora è il dragone a battere i pugni sul tavolo e chiedere il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e reclamare i diritti sulle controversie in materia. Ed è proprio la Cina, mediante il suo ministro degli Esteri, a richiedere il rispetto delle risoluzioni politiche internazionali concordate ed incrementare una policy di multilateralismo, in maniera tale da poter generare un quadro comune e completo basato sulla cooperazione sostenibile. Alla fine della conferenza il Ministro Wang Yi ha riaffermato che: “Come partner strategico dei paesi del Medio Oriente, la Cina continuerà a sostenere tutti i paesi per salvaguardare la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale e per compiere sforzi concertati alla promozione della pace e le stabilità regionali”. Chiaro e forte è il messaggio della Cina per il suo ruolo da leader nello scacchiere delle potenze militari.

L’ agenda 2063 ed il Forum Cina-Africa (2019-21).

Gli obiettivi di Pechino sono diversi. In primis, l’attuazione dell’Agenda 2063 dell’Unione africana, ovvero l’opportunità di poter concretizzare un piano strategico generale per trasformare l’Africa in una centrale elettrica globale del futuro e in secondo luogo,  il Forum sul piano d’azione per la cooperazione Cina-Africa (2019-21). La Cina esplica che i suoi 5000 anni di civiltà sono sempre stati protesi a salvaguardare la sua sovranità nazionale, l’indipendenza e l’integrità territoriale. E ora la sua politica di Pace è rivolta ad una continua assistenza per rafforzare lo sviluppo pacifico e la cooperazione bilaterale in Africa. La presenza dominante cinese nel quadro induttivo di tali politiche è stata possibile anche grazie alla Belt and Road Initiative e il Focac. Gli investimenti miliardari per la costruzione d’infrastrutture, ferrovie e strade in Africa hanno consentito una particolare autorità al tavolo delle trattative internazionali che contano. Tuttavia, nonostante gli sforzi economici per il miglioramento delle condizioni sociali ed ambientali, la Cina, nella tutela dei suoi interessi ed investimenti, non ha potuto evitare d’interfacciarsi con le problematiche di terrorismo, pirateria e guerre etniche, giustificando, de facto, la sua presenza “militare” anche in Africa.

Ascesa militare o politiche di Pace?

L’architettura strategico-militare di Pechino nel continente africano si manifesta nell’aprile 2016 nel Corno d’Africa con la prima base militare sulla costa di Gibuti. Il presidente Xi Jinping, già nel 2015 , durante il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2015, informò della sua intenzione di stanziare 100 milioni di dollari da destinare in assistenza militare per un periodo di cinque anni, proprio a sostegno “dell’architettura di pace e sicurezza dell’Unione Africana”. Secondo Pechino e come ribadito sempre da fonti autorevoli del China Daily, la destinazione di tali fondi all’Unione di questi 55 stati membri dell’Ua è stata concepita per consentire una pronta risposta per la gestione delle crisi e sostenere l’antiterrorismo. Le manovre del Forum sulla Cooperazione Cina-Africa s’impegnano, infatti, a destinare ulteriori ingenti investimenti monetari in un Fondo per la pace e sicurezza Cina-Africa. Il sostegno a tali sforzi incrementeranno la presenza militare di Pechino e nuovi programmi relativi all’organizzazione per la sicurezza ed eventuale co-gestione delle strutture correlate alle organiche infrastrutturali per garantirla.