La Cina è pronta a unirsi all’offensiva dell’esercito siriano nella città di Idlib, ultima roccaforte jihadista. A confermare questa possibilità, l’ambasciatore della Repubblica popolare a Damasco, Qi Qianjin, in un’intervista al quotidiano al Watan. Secondo il diplomatico cinese, le forze di Pechino potrebbero partecipare alla prossima battaglia (forse decisiva) dell’esercito siriano.

“La guerra è negli interessi del popolo cinese”

A riportare le parole del diplomatico cinese, il sito del Middle East Media Research Institute. Qi Qianjinh ha ricordato che “la guerra al terrorismo e la campagna siriana contro i terroristi servono non solo gli interessi del popolo siriano, ma anche gli interessi del popolo cinese e di tutti i popoli del mondo”. Il riferimento dell’ambasciatore è poi agli uiguri, che si sa essere presenti proprio nel ridotto di Idlib.

Ed è proprio questo a essere un motivo di un possibile supporto cinese all’ultima offensiva dell’esercito di Damasco. Pechino, conferma Qi, “sta seguendo la situazione in Siria, in particolare dopo la vittoria nel Sud. E le sue forze armate sono disposte a partecipare in qualche modo a fianco dell’esercito siriano che sta combattendo i terroristi a Idlib e in qualsiasi altra parte della Siria”. Un’ipotesi confermata anche da Wong Roy Chang, addetto militare all’ambasciata cinese in Siria.

Le possibilità di un intervento cinese

La partecipazione non è detto si traduca in un intervento. E questo è importante al fine di evitare facili esagerazioni. Troppo spesso le forze armate dell’Esercito di liberazione sono state tirate in ballo nella guerra in Siria senza poi essere effettivamente state impiegate. Pechino è sempre molto cauta nell’utilizzo delle proprie forze lontano dai confini nazionali. E segue una strategia sottotraccia, quasi impercettibile.

Difficile quindi prevedere, come molti potrebbero pensare, un intervento delle forze armate del dragone in Siria. Così come è difficile prevedere l’arrivo della flotta o di altri mezzi da impiegare all’interno di una più vasta operazione militare. Tuttavia è possibile che, nell’ambito di accordi siglati fra Cina e Siria, e con l’intervento anche della Russia, vi sia un supporto logistico o di intelligence da parte delle truppe di Pechino.

Gli uiguri di Idlib

La roccaforte di Idlib è importante per il governo cinese per diversi motivi. Il primo, innanzitutto, è di sicurezza. Nella provincia nordoccidentale siriana sono presenti numerosi terroristi uiguri arrivati dallo Xinjiang durante gli anni di maggiore ascesa dello Stato islamico e, in generale, del terrorismo. Perché molti decisero di non affiliarsi all’Isis ma ad altre sigle.

C’è chi pensa che fossero addirittura 5mila nel momento di maggiore crisi del governo siriano, quando tutto sembrava ormai perduto. Come scrisse La Stampa, molti uiguri, all’inizio arrivati a piccoli gruppi, poi aumentati a dismisura, scelsero di stabilirsi definitivamente in quella provincia, anche per sfuggire alla durissima repressione del governo centrale di Pechino. Una scelta di vita perfettamente in linea con quella di molti foreign fighters arrivati da ogni parte del mondo, che cercavano nelle città in mano al terrorismo una vita pienamente incardinata nell’islamismo.

La migrazione fu propiziata soprattutto grazie all’alleanza fra il Turkistan islamic party (Tip) e il fronte Al-Nusra. Il collegamento apicale di questi due gruppi con Al Qaeda, ha reso possibile l’arrivo dei terroristi dalla Cina alla Siria. Molti attualmente sono morti. Molti altri si sono fermati in Afghanistan o in Iraq, dove hanno combattuto per la causa del terrore. Ma molti sono arrivati a Idlib. E adesso attendono la fine della guerra.

Per la Cina, la loro eliminazione è in cima all’agenda dell’antiterrorismo. Da tempo il governo di Pechino considera prioritario fermare non solo la loro militanza in Siria ma anche la possibilità che essi tornino. Nella provincia dello Xinjiang questa politica delle autorità centrali è evidenti. Oltre alla repressione alla comunità islamica, c’è un vero e proprio muro costruito intorno alla comunità per evitare che anche uno solo di questi foreign fighters ritorni in patria.

Ma le autorità della Cina sperano che questi possano essere neutralizzati direttamente in Siria. Tanto che si parlò di un primo arrivo delle forze speciali cinesi per andare a colpire, nell’ombra, elementi principali di questo gruppi di terroristi.

Arrivare in Siria

Ma c’è anche un altro motivo che spinge la Cina a operare in Siria, ed è la penetrazione nel Paese. La guerra ha marginalizzato il ruolo di Pechino in Medio Oriente, assegnando alla Russia la leadership del Paese e facendo sì che essa e l’Iran strappassero importanti contratti economici, politici e militari per il dopo-guerra.

Ma il Medio Oriente, per Xi Jinping, rimane un ponte fondamentale tra l’Asia e l’Europa. E questo è un tema fi fondamentale importanza per lo sviluppo della Nuova Via della Seta. Come scritto su questa testata, la ricostruzione della Siria è uno dei grandi temi su cui si sviluppano i piani cinesi per la regione mediorientale. Ma è un progetto molto complesso, dove pesano alcuni importanti fattori, tra cui la sua stabilizzazione.

Per la Cina è fondamentale arrivare in Siria sia a livello economico – le possibilità, come ripetuto da alcuni investitori, sono immense – sia per motivi strategici. Ma la strada appare in salita. Idlib potrebbe essere uno strumento per penetrare meglio in quel Paese, avvicinandosi anche al Mediterraneo orientale. Ma Pechino potrebbe essersi mossa tardi.