Un’esercitazione congiunta della durata di 13 giorni tra gli eserciti di India e Cina con l’obiettivo di organizzare al meglio le operazioni antiterrorismo in contesti semi-urbani. Si chiama “Hans-in-Hand 2019”, è iniziata lo scorso 7 dicembre ed è un’operazione di fondamentale importanza per almeno due motivi. Prima di tutto scendono in campo, fianco a fianco, due Paesi i cui rapporti reciproci non sono mai stati così idilliaci, sia per la questione relativa al Kashmir, sia, soprattutto, per la medesima volontà di dominare l’Asia. Nel complesso scacchiere geopolitico della regione, inoltre, le reciproche alleanze contribuiscono ad alimentare un clima pesantissimo. Già, perché mentre Nuova Delhi flirta con gli Stati Uniti (anche se recentemente ci sono state alcune frizioni commerciali), la Cina, da anni, fa affari con il Pakistan, odiato nemico delle’Elefante indiano. Negli ultimi anni c’è poi un altro aspetto che ha contribuito a esacerbare gli animi: la Nuova Via della Seta varata da Xi Jinping. Il reticolato commerciale del Dragone si snoda, lungo l’asse terrestre, attraverso l’Asia centrale mentre, mediante la rotta marittima, aggira l’India passando in mezzo all’Oceano Indiano. Nuova Delhi si sente strozzata dalla strategia cinese, e la sua risposta sta tutta nel cercare di contenere l’avanzata cinese stringendo alleanze con Paesi chiave, come ad esempio il Nepal è il Buthan. Per controllare l’Asia ogni tassello deve essere al proprio posto.
L’esercitazione congiunta
La Cina non ha alcuna intenzione di alimentare le tensioni con l’ingombrante vicino. Pechino sa bene che l’India è un soggetto tanto ambizioso quanto desideroso di rubarle la scena in un futuro – spera il presidente Modi – non troppo lontano. Eppure, anziché cercare lo scontro diretto, il governo cinese lavora sotto traccia per silenziare la minaccia indiana. L’ultima esercitazione, sotto il mandato delle Nazioni Unite, prevede di svolgere una doppia funzione: smorzare le velleità di Nuova Delhi e portare l’Elefante indiano dalla propria parte nella prevenzione al terrorismo. L’azione si svolge lungo il confine sino-indiano, a Umroi, a 25 chilometri circa da Shillong, capitale di Meghalaya, nell’India nord-orientale. Secondo quanto riferito da China YouTube Daily, ciascun paese ha inviato 130 soldati.
Doppia utilità
Il Global Times ritiene che un’esercitazione del genere, giunta ormai all’ottava edizione e arrivata all’indomani del primo vertice informale tra Modi e Xi, possa contribuire a rafforzare la fiducia reciproca dei due governi e delle rispettive forze armate. “L’esercizio congiunto approfondirà ulteriormente la comunicazione militare e la cooperazione tra le due parti, rafforzando la comprensione reciproca e le relazioni amichevoli, contribuendo alla pace e allo sviluppo regionali”, ha spiegato il comandante delle truppe cinesi partecipanti, Hu Chunguang, all’emittente di Stato CCTV. Il governo indiano ha confermato il significato della collaborazione con Pechino: “L’obiettivo è quello di condurre operazioni antiterrorismo in territorio semi-urbano. Il programma prevede la messa in atto di operazioni speciali, tiro con le armi e l’analisi di operazioni antiterrorismo già condotte”. Al di là del significato geopolitico dell’esercitazione congiunta, bisogna comunque sottolineare che India e Cina sono alle prese, seppur in contesti differenti, con la piaga del terrorismo: Pechino lamenta la massima emergenza nello Xinjiang, dove pure il governo cinese è accusato di reprimere la minoranza degli uiguri, mentre Nuova Delhi deve fare i conti con le fiammate provenienti da vari gruppi musulmani.
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