Guerra /

Dopo la scoperta, attraverso fonti open source satellitari, di sagome di portaerei statunitensi nel deserto della Cina utilizzate come bersaglio durante le esercitazioni missilistiche, arriva la notizia che l’Esercito Popolare di Liberazione ha costruito dei modelli a grandezza naturale del velivolo Awacs (Airborne Warning and Control System) dell’U.S. Air Force Boeing E-3 “Sentry”.

Sempre in quella parte del deserto del Gobi dove sono stati visti i simulacri di portaerei, sono stati notati, su di una pista di atterraggio, due simulacri del noto velivolo da Early Warning in forza agli Stati Uniti e alla Nato. Le immagini, mostrate da The War Zone in anteprima, sono state ottenute da Planet Labs e sono datate 28 agosto 2021.

Indagini effettuate dal sito statunitense riferiscono che un rapporto del Center for a New America Security, rilasciato a febbraio 2021, aveva mostrato un primo modello di E-3 situato nel poligono cinese. Non è chiaro da quanto tempo fosse presente il finto Sentry, ma secondo le immagini satellitari recuperate da The War Zone, è probabile che si tratti di diversi anni, con il secondo esemplare arrivato molto più di recente.

Nessuno fa modelli su larga scala delle infrastrutture e delle risorse dei potenziali nemici con la stessa frequenza della Cina: Lorenzo Vita, dalle nostre colonne, aveva ricordato la falsa portaerei statunitense costruita dall’Iran, ma quando si tratta di Pechino appare evidente che questa metodologia di addestramento viene usata su larga scala. Il Pla (People’s Liberation Army) ha costruito un “diorama” a grandezza naturale dell’edificio presidenziale di Taiwan, così come sono stati ricostruite basi aeree taiwanesi ed altro ancora.

La fabbricazione di modelli dell’E-3 Sentry da utilizzare come bersaglio ha perfettamente senso. I velivoli sarebbero tra gli obiettivi prioritari per i missili cinesi a lungo raggio in quanto rappresentano un assetto fondamentale in guerra per i compiti che svolgono, cioè di controllo dall’aria del campo di battaglia. Il modo migliore per colpire un qualsiasi aereo durante un conflitto è quando si trova a terra. Distruggere gli E-3, e altri mezzi di supporto simili, significherebbe un passo significativo verso la neutralizzazione del vantaggio statunitense nel combattimento aria-aria e della situational awareness sul campo di battaglia. Proprio per questo la Cina ha sviluppato un caccia stealth pesante (il Chengdu J-20) e missili aria-aria di lunghissima portata per distruggere questo importante velivolo, ma colpirlo prima ancora che possa decollare rimane il miglior modo di eliminarlo. Questa sarebbe una priorità assoluta per le unità di missili balistici cinesi durante le fasi iniziali di una vera e propria guerra. Lo stesso si può dire per altri assetti fondamentali di alto valore come la famiglia di velivoli E-8 Jstars e RC-135, anch’essi basati sulla stessa cellula del vecchio Boeing 707 che ha originato il suo “parente” militare, il C-135.

Il bersaglio principale per i missili balistici a raggio medio e intermedio cinesi, quindi, sarebbe la base aerea di Kadena a Okinawa, che ospita permanentemente anche gli E-3. Durante le prime fasi di un conflitto tra Stati Uniti e Cina, Kadena verrebbe letteralmente inondata di vettori balistici e da crociera, puntando su un effetto sorpresa, che però difficilmente sarebbe possibile attuare a causa della fitta rete di sorveglianza statunitense e alleata. Altri bersagli prioritari, come la base aerea di Andersen a Guam o anche Wake, potrebbero ospitare velivoli similari durante una crisi, che decollerebbero con largo anticipo prima di un attacco missilistico.

Per mettere in atto una reale minaccia, e non solo rivolta verso i velivoli da Early Warning statunitensi ma anche alle portaerei statunitensi, la Cina deve perfezionare la sua “killing chain” che permette ai missili di venire utilizzati efficacemente: si tratta quindi di migliorare le capacità di raccolta di informazioni e perfezionare gli strumenti di puntamento dinamici (ad esempio utilizzanti sistemi IR o radar) con capacità di riconoscimento automatico del bersaglio. Considerando poi che in caso di conflitto, se non assolutamente imprevisto, tali assetti strategici verrebbero dispersi nel vasto scacchiere Indopacifico, alla Cina occorre prima di tutto avere una costante capacità di ricognizione e sorveglianza, che potrebbe essere seriamente messa in crisi dall’attività avversaria.

In ogni caso utilizzare modelli di assetti avversari, anche a grandezza naturale quando si parla di velivoli, per le esercitazioni di tiro non è affatto una novità e spesso e volentieri si usano anche vecchi aerei ancora presenti nei registri aeronautici come bersagli volanti pilotati a distanza.

Quanto scoperto nel deserto cinese non è però solo una curiosità: dimostra il sempre maggiore sforzo, da parte della Cina, di migliorare le sue forze armate che, negli obiettivi di Pechino, devono diventare “di primo livello” entro l’anno 2050. Proprio da questo punto di vista le sue costruzioni, sia navali ma anche aeronautiche, sono aumentate di numero e di qualità rispetto solo a due decenni fa: di recente abbiamo avuto modo di vedere immagini di un nuovo caccia imbarcato di ultima generazione – che ricorda molto l’F-35C – e il roll out di una versione biposto del caccia pesante J-20, che probabilmente servirà non solo per l’addestramento ma anche per “guidare” i droni “loyal wingman” di fabbricazione locale.

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