Guerra /

La Francia torna a colpire in Sahel. Come affermato dalle forze armate francesi, su richiesta del Ciad, i Mirage 2000 del’aviazione di Parigi son intervenuti per bombardare una colonna di 40 pick-up giunti nella parte settentrionale del Paese dalla Libia.

Il raid in Ciad

Lo Stato Maggiore francese, in una nota, ha dichiarato: “Questo intervento, in risposta alla richiesta delle autorità del Ciad, ha contribuito a impedire questa avanzata ostile e a disperdere la colonna”. E ha precisato che i Mirage partiti dalla base di N’Djamena, avevano prima effettuato un volo a bassa quota come avvertimento nei confronti dei miliziani. Come riporta France 24, il portavoce delle forze armate Patrik Steiger ha detto all’Afp che “la colonna era stata avvistata almeno 48 ore prima”.

Nonostante lo spettacolare avvertimento dei caccia, la colonna di miliziani non si è fermata, continuando la sua avanzata nel nord del Ciad. E a quel punto, alle 18:00 ora di Parigi, gli aerei hanno deciso di intervenire bombardando le truppe ribelli.

Non è ancora chiaro il bilancio del raid. Secondo la Bbc, a essere stati colpiti sono sono stati i mezzi del gruppo armato ciadiano dell’Unione delle forze della resistenza (Ufr), che erano riusciti a entrare per circa 400 chilometri nel Paese. Questi gruppi armati ribelli hanno come obiettivo quello di rovesciare il presidente Idriss Deby.

La sfida mondiale in Ciad

L’attacco francese rientra in una partita estremamente complessa che si sta svolgendo nello Stato del Sahel. In questi ultimi tempi, N’Djamena è al centro di una complessa sfida politica che vede il tradizionale interesse francese, il dinamismo italiano, le mire di Israele e l’ascesa del terrorismo islamico. 

La Francia è chiaramente la potenza di riferimento per il Ciad, visti gli storici legami coloniale che legano N’Djamena e Parigi. E da molti anni è presente militarmente nel Paese attraverso l’Operazione Barkhane, il cui quartier generale è proprio nella capitale ciadiana. Il viaggio di Emmanuel Macron a dicembre (fra l’altro nella bufera perché preceduto da Alexandre Benalla), ha manifestato ancora una volta i profondi rapporti economici, politici e strategici che intercorrono tra Ciad e Francia. E l’impegno di Parigi nel G-5 Sahel è un esempio cristallino di questo desiderio francese di rimanere come potenza leader nell’area e nel Paese

Ma per il Ciad non c’è solo la Francia. O almeno questo è quello che sta cercando di fare Deby, che da tempo inizia a guardarsi intorno. Fondamentale, a questo proposito, il viaggio di Giuseppe Conte proprio nel Paese del Sahel. Una visita di fondamentale importanza che dimostra in maniera estremamente chiara non solo la strategia del governo italiano, ma anche l’apertura di N’Djamena anche nei confronti di competitor di Parigi.

E oltre all’Italia, c’è un altro Stato che negli ultimi tempi ha mostrato una forte apertura nei confronti del Ciad: Israele. Il premier Benjamin Netanyahu si è recato in visita nel Paese africano dopo che il leader ciadiano ha visitato lo Stato ebraico nei mesi scorsi. La visita ufficiale di Netanyahu, che ha ripristinato ufficialmente le relazioni, ha rilanciato la presenza israeliana in Africa. E in concomitanza con il viaggio del primo ministro israeliano, Al Qaeda ha ucciso 10 caschi blu ciadiani in Mali.