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La capitale del Ciad, N’Djamena, è da oggi oggetto di violentissimi scontri dopo che la notte scorsa esponenti del Partito socialista senza frontiere (Psf) guidato dall’oppositore Yaya Dillo sono stati accusati dalla giunta militare del presidente della transizione Mahamat Deby di aver assaltato la sede dei servizi segreti. Negli scontri lo stesso Dillo, secondo fonti ancora da confermare, sarebbe stato ucciso.

N’Djamena, secondo quanto riporta il canale TchadOne sul suo profilo Twitter, è epicentro di violenti scontri. “Le sedi del Psf sono state tutte bombardate con armi pesanti. Diverse dozzine di persone sono rimaste uccise”, scrive la testata. Le notizie da N’Djamena giungono confuse.

Ma la situazione resta intricata e confusa. Nei video si vedono sia colonne militari presidiare N’Djamena che forze armate in assetto da combattimento marciare sul palazzo presidenziale, tanto che TchadOne si chiede: “Deby è ancora presidente?”. Non c’è certezza che Dillo sia vivo. Non si sa chi comandi a N’Djamena. C’è la certezza di un tutti contro tutti da pre-guerra civile. Nella “nebbia di guerra” sembrano essere solo gli scontri l’unica certezza e anche l’attacco alle sedi dell’Agenzia nazionale per la sicurezza dello Stato, l’intelligence locale, non risulta confermato da fonti aperte.

Quel che è certo è il clima di tensione pesantissima in un Paese che dovrebbe conoscere, nei prossimi mesi, le prime elezioni dopo la morte di Idriss Deby, il leader della giunta militare deceduto nel 2021 mentre comandava le truppe in uno scontro a fuoco con un gruppo di ribelli legato al Front pour l’alternance et la concorde au Tchad (Fact), operativo nel Nord del Paese, a cui è succeduto il figlio Mahamat. Dillo, nipote di Deby, contestava la presa di potere da tempo.

Dillo aveva negli scorsi anni lasciato la lotta armata lanciata nel 2005 contro Deby padre, quando a trent’anni fondò la Piattaforma per il Cambiamento, l’Unità e la Democrazia formata da disertori dell’esercito di quello che era diventato il “gendarme d’Africa”. Il 28 febbraio 2021, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella casa di Yaya Dillo a N’Djamena ,uccidendo cinque dei suoi parenti, tra cui sua madre e suo figlio, nel tentativo di arrestarlo. Ad ora lo scenario più concreto su quanto sta succedendo in Ciad è quello della caccia all’uomo contro i fedelissimi del Psf. Ma bisognerà capire nelle prossime ore le evoluzioni e gli sviluppi per comprendere in che direzione si sta recando un turbolento Paese africano, che sembrava relativamente stabile in confronto al resto del Sahel oggetto di golpe e guerre civili negli ultimi anni. E le immagini raccolte da TchadOne non sembrano far presagire nulla di buono.

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