Per Seymour Hersh tutto sarebbe già deciso: gli Stati Uniti entreranno direttamente in guerra a fianco di Israele contro l’Iran. Secondo il noto Premio Pulitzer, autore del celebre The Samson Option (1991) sul programma nucleare di Tel Aviv, fonti israeliane e funzionari americani di lunga data prevedono un attacco aereo statunitense su larga scala contro l’Iran, potenzialmente già questo fine settimana. “Questo è un rapporto su ciò che è più probabile che accada in Iran, già questo fine settimana, secondo fonti israeliane e funzionari americani su cui faccio affidamento da decenni” scrive Hersh. “Sarà un pesante bombardamento americano”.
La rivelazione del Premio Pulitzer
Hersh, che afferma di aver verificato le informazioni “con un funzionario statunitense di lungo corso a Washington”, riferisce in un pezzo pubblicato su Substack che il piano prevede di colpire il sito nucleare di Fordow, dove si trovano le centrifughe più avanzate dell’Iran. “Ho verificato questo rapporto con un funzionario statunitense di lunga data a Washington, che mi ha detto che tutto sarà ‘sotto controllo’ se il Leader Supremo dell’Iran, Ali Khamenei, se ne andrà”, scrive Hersh, aggiungendo: “Come ciò possa accadere, a meno di un assassinio, non è noto. Si è parlato molto della potenza di fuoco americana e degli obiettivi in Iran, ma poco del pensiero pratico, per quanto ne so, su come rimuovere un leader religioso venerato con un enorme seguito”.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha smentito su Truth Social un articolo del Wall Street Journal che affermava la sua decisione definitiva sull’attacco, dichiarando: “Non ho ancora deciso il percorso da seguire”. Inoltre, ha dichiarato di voler decidere “entro due settimane”. Tuttavia, Hersh sostiene che la Casa Bianca abbia già autorizzato un’operazione militare di vasta portata. “Mi è stato detto che la Casa Bianca ha dato il via libera a una campagna di bombardamenti totale in Iran” scrive, precisando che i principali obiettivi, le centrifughe sepolte a ottanta metri di profondità a Fordow, “non saranno colpite fino a questo fine settimana, per volere di Trump, perché il presidente vuole che lo shock del bombardamento sia attenuato il più possibile dall’apertura dei mercati di Wall Street lunedì”.
L’obiettivo dei raid israeliani
Secondo i rapporti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Fordow ospita circa 900 libbre di uranio arricchito al 60%, vicino al livello necessario per un’arma nucleare. Hersh riferisce che “gli attacchi israeliani più recenti sull’Iran non hanno tentato di distruggere le centrifughe a Fordow, conservate a ottanta metri di profondità. È stato deciso, a partire da mercoledì, che i bombardieri americani, equipaggiati con bombe bunker-buster capaci di penetrare a quella profondità, inizieranno ad attaccare l’impianto questo fine settimana”.
L’obiettivo non è solo il programma nucleare. Hersh rivela che il piano include attacchi alle basi delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e agli uffici governativi che custodiscono dossier su presunti dissidenti. “Questa è un’opportunità per eliminare questo regime una volta per tutte” gli avrebbe detto un funzionario informato, aggiungendo: “E quindi tanto vale andare in grande”. Tuttavia, Hersh precisa che “non sarà un bombardamento a tappeto”.
Israele, guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, spera che i bombardamenti inneschino una rivolta interna. “La leadership israeliana spera che i bombardamenti forniscano ‘i mezzi per creare un’insurrezione’ contro il regime iraniano” scrive Hersh, ma sottolinea i rischi: “Gli israeliani sperano, a quanto pare, che Khamenei fugga dal paese e non resista fino alla fine. Mi è stato detto che il suo aereo personale ha lasciato l’aeroporto di Teheran diretto in Oman mercoledì mattina, accompagnato da due caccia, ma non è noto se fosse a bordo”.
Israele e Iran litigano già sul “dopo” Khamenei
Hersh evidenzia anche le divergenze tra Stati Uniti e Israele sul futuro dell’Iran. Gli Stati Uniti avrebbero discusso l’idea di voler nominare un leader religioso moderato in caso di caduta di Khamenei, ma “gli israeliani si sono opposti con veemenza” scrive. Un funzionario statunitense gli ha detto: “Non gli importa della questione religiosa, ma vogliono un burattino politico da controllare. Siamo in disaccordo con gli israeliani su questo. Il risultato sarebbe un’ostilità permanente e un conflitto futuro senza fine, con Netanyahu che cerca disperatamente di trascinare gli Stati Uniti come alleati contro tutto ciò che è musulmano, usando la condizione dei cittadini come esca propagandistica”.
Tra le speranze di Washington e Gerusalemme ci sono le minoranze etniche iraniane, come gli Azeri con legami storici con la CIA, o persino elementi delle Guardie Rivoluzionarie, si uniscano a una rivolta. “C’è la speranza nelle comunità d’intelligence americana e israeliana che elementi della comunità azera si uniscano a una rivolta popolare contro il regime, se questa dovesse svilupparsi durante i bombardamenti israeliani”, scrive Hersh. Tuttavia, avverte: “È possibile che il risultato dell’attacco massiccio israelo-americano lasci l’Iran in uno stato di fallimento permanente, come accaduto in Libia dopo l’intervento occidentale del 2011”.
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