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L’autobomba che ha ucciso questa notte Darya Dugina era molto probabilmente destinata al padre, Alexandr Dugin, ideologo di Putin, che all’ultimo momento avrebbe cambiato vettura, salvandosi. Si tratta di una sequenza di immagini che scioccano, nonostante tutto: le fiamme, la carcassa dell’auto, lo sgomento di un padre. Ma cosa è davvero successo questa notte a Mosca? Qualsiasi ipotesi, al momento, potrebbe trovare la sua ragion d’essere. Certo è che l’attentato rompe la pax interna imposta con la forza nei mesi delicati dell’invasione dell’Ucraina e rischia di incendiare il velo di Maya con cui il Cremlino ha ammantato le operazioni oltreconfine.

Dugin è davvero così popolare?

Prima di partire da qualsiasi analisi, occorre ricordare che Darya Dugina non era estranea alle teorie del padre. Filosofa, giornalista e politologa si era espressa chiaramente a favore delle operazioni in Ucraina e si era più volte detta compiaciuta di essere finita nelle black list occidentali. Questo significa che, senza mai escludere la teoria del pazzo, qualcuno avrebbe anche potuto voler male a lei stessa o voler colpire nel più profondo colui il quale viene considerato addirittura il “Rasputin” dei giorni nostri. Rastrellando commenti qui e lì, un dettaglio salta agli occhi: Dugin non è popolare in Russia. Anzi, è un personaggio semisconosciuto all’uomo della strada, altro che Rasputin. Dugin è un ideologo dell’Eurasionismo colto, istruito, a suo modo raffinato: contrariamente a quanto molti pensano, ha un’influenza molto limitata all’interno della corte di Putin. Del resto, se ne fosse stato davvero l’ideologo sarebbe stato protetto e invece così non è stato. Nel cerchio magico del leader russo albergano persone ben più pragmatiche che apprezzano il potere politico e il denaro ben al di sopra di alcune visioni mistiche dei “popoli delle steppe” . Ciò che rende Dugin rilevante, tuttavia, è la misura dell’influenza e del supporto di cui gode presso l’esercito russo. Se la Russia post-Putin prendesse una brusca svolta a destra, le idee di Dugin potrebbero essere la perfetta giustificazione per una rinnovata spinta in direzione occidentale.

Le ipotesi

Dugin non è un personaggio popolare, tantomeno un simbolo. Noto a chi è familiare con le vicende del Cremlino e con la vita di Vladimir Putin, vale più per l’Occidente che per i russi, soprattutto quelli delle aree periferiche, gli stessi luoghi da cui proviene la carne da cannone putiniana. Questo può avvalorare la tesi di una matrice ucraina/occidentale che ha usato Dugin per dare un sottile messaggio a Vladimir Putin: lo stile è mafioso, il metodo è da ABC del terrorista, il contenuto è “prendo la tua dottrina e la faccio saltare in aria”.

Nel clima da regola del sospetto che ormai vige ad est da febbraio ad oggi, anche l’ipotesi false flag è al vaglio degli analisti. Ma la domanda resta la stessa: cui prodest? Un’ipotesi che si fa strada in queste ore è che l’attentato alla famiglia Dugin possa essere utile a Putin per screditare Kiev. Del resto, in queste settimane, alcuni deputati del partito russo di centro sinistra Russia Giusta hanno presentato alla Duma un disegno di legge che prevede il riconoscimento dell’Ucraina come Stato terrorista e la confisca dei beni dei suoi cittadini a favore di Mosca. L’attentato tornerebbe utile per accelerare il processo. Anche in questo caso, però, occorre fare delle riflessioni. Se questa fosse la strada che il Cremlino vuole inseguire, eliminare un personaggio così noto e odiato in Occidente ma sconosciuto in Russia avrebbe poco senso. Per perseguire questa strada Putin avrebbe bisogno di un atto eclatante, con grande spargimento di sangue innocente, che instilli in casa e all’estero il dubbio sulla condotta degli Ucraini. La morte di Dugin non avrebbe potuto scatenare tutto questo. Nei fatti, seppur crudamente, nessuno lo avrebbe pianto in patria né fuori. Impatto zero, dunque. Inoltre, autoprodurre un attentato di questa portata sarebbe anche un penoso autogol: ammettere pubblicamente che la fortezza russa è permeabile all’intelligence ucraina. Ha senso?

Maggiore possibilità potrebbe avere la pista interna, quella delle serpi in seno che da mesi sappiamo essere il nemico numero uno per Putin. Dal partito contro la guerra agli ambiziosi doppiogiochisti, colpire Dugin è l’equivalente della testa di cavallo nel letto di Wolz ne “Il padrino”: un avvertimento. Il filosofo si porta dietro, infatti, tutta quell’area politica che al sesto mese di guerra contesta il carrozzone della guerra che arranca e che sta trascinando Mosca sull’orlo del baratro.

Le reazioni dei media

Diversi politici russi hanno reagito alla notizia: il leader dei separatisti filorussi nella regione di Donetsk, Denis Pushilin, parla, in un messaggio pubblicato su Telegram, dell’atto commesso dai “terroristi del regime ucraino”, riferisce Ria Novosti. Vladimir Rogov, membro dell’amministrazione insediata da Mosca a Zaporozhye, ritiene che tutto sia “opera dell’Ucraina” e afferma che è stata superata una linea rossa, riporta invece Izvestia. “Stanno uccidendo i nostri figli – le linee rosse sono state superate molte volte! Nella regione di Mosca, Daria Dughina è stata brutalmente uccisa: un’auto con una ragazza è stata fatta saltare in aria. Non ho dubbi che ciò sia stato fatto dai terroristi dell’UGIL, lo stato ucraino di Ivano-Frankivsk e Lviv. L’obiettivo potrebbe essere sia Dasha che suo padre, Aleksander Dughin”, ha scritto Rogov, aggiungendo che Daria stava combattendo “l’ucrofascismo e i suoi padroni anglosassoni”. Il comandante militare Akim Apachev, che ha incontrato Daria e Aleksander Dughin al festival della tradizione la sera del 20 agosto, ha affermato che “è ovvio che questo attacco terroristico è stato preparato per Dugin…è anche evidente che da oggi partono gli attentati terroristici nella capitale, da oggi non ci sono più luoghi sicuri. L’unico modo per proteggere il Paese è distruggere il nostro nemico naturale che si trova a Kiev, Dnepropetrovsk, Kharkiv, Nikolaev, Odessa e in altre città russe”.

Più asciutte le reazioni dall’Ucraina: dalle pagine del Kyiv Indipendent si legge infatti che Mykhailo Podolyak, consigliere del capo dell’ufficio presidenziale di Volodymyr Zelensky, ha affermato che l’Ucraina non è dietro l’omicidio della figlia di Alexander Dugin. “Non siamo uno stato criminale, a differenza della Russia, e sicuramente non uno stato terrorista”, ha detto Podolyak alla TV nazionale. Una risposta ovviamente scontata qualsiasi sia la verità dietro l’attentato.

Nel frattempo a Mosca, l’aria cambierà di certo. Il clima di sospetto è destinato ad addensarsi. Cambierà, forse, anche la narrazione del conflitto e la propaganda, che potrebbe farsi più aggressiva, ma per parlare ai dissidenti interni più che all’Occidente. Si “rischia” una distrazione dal conflitto poichè, come sostiene Edward Luttwak “Molti consiglieri, politici e sostenitori del governo adesso si sentiranno in pericolo. Tutto ciò destabilizza la società e distrae risorse necessarie alla guerra”.

 

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