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Guerra

Chi sono le ebree e gli ebrei che il 25 aprile sfilano contro la pulizia etnica a Gaza

Ci sono movimenti e gruppi di ebrei che il 25 aprile sfilano contro tutte le aggressioni alla democrazia. Il tema della Brigata Ebraica.

A Milano, il corteo del 25 aprile 2025 vedrà sfilare fianco a fianco non solo le tradizionali sigle della memoria antifascista, ma anche realtà emergenti del panorama ebraico italiano, come Mai Indifferenti e il Laboratorio Ebraico Antirazzista (Lea). Le due reti porteranno uno striscione che recita: “Ebree ed ebrei contro il fascismo in ogni tempo e luogo”, sottolineando la continuità storica e politica di una lotta che, partita contro nazismo e fascismo ottant’anni fa, oggi si rinnova contro le nuove forme di razzismo, nazionalismo e autoritarismo.

L’iniziativa si inserisce in un clima segnato dalle polemiche: il governo di Giorgia Meloni ha colto l’occasione della morte di Papa Francesco per invitare a celebrare con “sobrietà” la festa della Liberazione. Ma per Mai Indifferenti, nata nel 2024 in occasione della Giornata della Memoria, si tratta di un pretesto per ridimensionare una ricorrenza che alcune forze politiche di Governo non sentono come propria. È sintomatico, secondo gli attivisti, che molte amministrazioni locali di destra abbiano annullato le celebrazioni o imposto restrizioni a canti come Bella Ciao.

Il comunicato congiunto diffuso dalle due reti vuole evidenziare l’attualità dei valori della Resistenza: “Mentre scendiamo in piazza per celebrare questi valori”, denunciano, “in Palestina è in atto un tentativo di sradicamento di un intero popolo da parte di Israele; con l’appoggio degli Stati Uniti e la complicità di gran parte dell’Occidente, dopo la strage di Hamas del 7 ottobre ha intrapreso un massacro senza fine”.

La bandiera della Brigata Ebraica

Lo striscione rimanda anche al sito NoPuliziaEtnica.org, iniziativa che raccoglie le firme di oltre 200 ebree ed ebrei italiani contro il progetto Riviera su Gaza del duo Donald Trump-Benjamin Netanyahu, di fatto una deportazione di oltre due milioni di palestinesi dalla Striscia nei Paesi limitrofi. La scelta di manifestare con questo messaggio – costato la riprovazione di molti leader conservatori della comunità – spiegano da Mai Indifferenti, intende sottolineare che la memoria della Shoah e della Resistenza non può essere brandita per giustificare l’occupazione e la violazione sistematica dei diritti umani.

Il corteo vedrà anche la partecipazione dell’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti (Aned), ma non della rappresentanza ufficiale della comunità ebraica milanese, accusata da Mai Indifferenti di aver schernito gli ebrei critici verso il governo Netanyahu e di aver dichiarato una lealtà incondizionata a Israele, senza distinguere neanche di fronte ai massacri più atroci.

Il contesto è reso più teso dalla presenza, ogni anno al corteo, della Brigata Ebraica. I 5.000 volontari ebrei che combatterono in Emilia-Romagna contro i nazisti e i fascisti nel 1945 vengono ricordati con orgoglio, ma la loro bandiera, simile a quella israeliana, suscita contestazioni. Il problema, come spiega a titolo personale David Calef, animatore di Mai Indifferenti, è che le due bandiere vengono confuse e le distinzioni svaniscono. Così, alcuni vedono nella bandiera della Brigata Ebraica il simbolo di uno Stato che dal 1967, secondo il diritto internazionale, occupa territori palestinesi.

“Personalmente non fischierei chi sventola quella bandiera”, ci dice al telefono Calef, “perché la Brigata Ebraica non è responsabile dell’occupazione della Cisgiordania, ma fare distinzioni richiede tempo e fatica, e molta gente non lo fa”. E aggiunge: “Chi difende la Brigata spesso include anche la bandiera di Israele, pensando sia necessario e opportuno difendere non i volontari ebrei che combatterono valorosamente in Emilia Romagna 80 anni fa, ma lo Stato ebraico di Netanyahu. Magari insultando i palestinesi che fischiano la Brigata, equiparandoli ai nazisti. Nel clima politico di oggi, tra chi sostiene Israele a prescindere, soprattutto a destra ma non solo, c’è chi approfitta della situazione per sollevare dubbi su l’antifascismo”.

No alla guerra di civiltà

E qui, ritorniamo all’invito governativo alla sobrietà: il pretesto per sminuire quella che viene percepita come la parte avversa in questa storia, e ringalluzzire la propria. In questo scenario polarizzato, Mai Indifferenti e Lea rivendicano uno spazio autonomo, non solo nella memoria, ma anche nella definizione del presente. Per loro, celebrare il 25 aprile significa anche opporsi alle forme attuali di fascismo: dal suprematismo religioso in Iran, al sionismo autoritario di Netanyahu, fino al trumpismo negli Stati Uniti e all’estrema destra in Europa.

“Le libertà che l’Italia ha conquistato il 25 aprile sono ovunque sotto attacco”, scrivono nel loro volantino congiunto. “Dalla guerra in Ucraina, alle guerre che devastano e depredano il Sud globale, all’erosione di democrazia e diritti anche in seno all’Europa”.

La loro presenza nel corteo è dunque una dichiarazione politica netta: essere antifascisti oggi significa anche opporsi alla pulizia etnica, alla repressione dei civili e alla sistematica violazione dei diritti umani. Significa, in definitiva, superare gli steccati che la guerra di civiltà vorrebbe imporci.

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