Dopo le accuse piovute contro l’esercito russo in seguito alla scoperta di numerosi civili uccisi nella città di Bucha, a nord di Kiev, sui social e su alcuni portali è scattata subito la caccia al colpevole. Già nella serata di domenica diversi account Instagram di soldati russi sono stati travolti da una lunga sfilza di messaggi minacciosi e con tante ingiurie al loro interno. Questo perché sul sito InformNapalm, un portale attivo dall’inizio della guerra nel Donbass del 2014, sono apparsi i nomi di alcuni presunti responsabili.

Alcuni di loro sono stati ritenuti tali in quanto localizzati, grazie ai tag su Instagram, nei luoghi in questione nei giorni dell’occupazione russa. Si tratterebbe di personale in servizio presso l’unità 51460 dell’esercito di Mosca, corrispondente alla 64esima brigata di artiglieria motorizzata.



Quei nomi subito diffusi sui social

Sia su InformNapalm che su diversi canali Telegram le foto che proverebbero la presenza della 64esima brigata a Bucha sono diverse. In alcune immagini si nota un gruppo di ragazzi con la divisa dell’esercito russo tenere in mano una bandiera della Repubblica di Sacha-Jacuzia. Si tratta della più grande repubblica federata alla Russia ed è una delle entità amministrative che compone il complesso mosaico politico dell’estremo oriente russo. E in effetti la brigata è stanziata nel Territorio di Chabarovsk, altra entità amministrativa dell’estremo oriente confinante con la Jacuzia. Dunque si tratterebbe di personale inviato da Mosca in Ucraina direttamente dall’estremo oriente. Entrati dalla Bielorussia, gli uomini della 64esima brigata si sono attestati a Bucha in attesa probabilmente di partecipare a un assalto su Kiev che poi non si è avverato.

Bucha infatti si trova nella direttrice nord occidentale dell’avanzata russa sulla capitale ucraina ed è compresa tra due cittadine i cui nomi hanno segnato alcune delle battaglie principali attorno Kiev, ossia Gostomel e Irpin. Qui i russi hanno incontrato le maggiori difficoltà del conflitto. La guerra casa per casa li ha costretti a fermare le velleità di avanzata verso il cuore della principale metropoli ucraina. Alcuni dei soldati arrivati da Chabarovsk e dall’estremo oriente russo hanno continuato, una volta attestati su Bucha, ad usare regolarmente gli smartphone e i social. Alcuni di loro hanno messo la propria posizione con dei tag su Instagram.

E così gli attivisti di InformNapalm sono riusciti a risalire ad alcuni di loro. E soprattutto al comandante della brigata, il cui nome corrisponde a quello di Omurekov Azatbek Asanbekovich. Gli attivisti hanno anche pubblicato dati personali e mail privata del tenente colonnello. Altri nomi sono apparsi direttamente dai tag su Instagram. Si trattava di account effettivamente esistenti e aperti, tanto che molti cittadini ucraini e non solo hanno iniziato a riempire di insulti le varie bacheche.

La difesa da parte russa

Dopo la diffusione di indiscrezioni, foto e dati, la platea di social ucraini si è divisa in due. Da una parte chi ha subito commentato sui profili dei soldati e ha condiviso le varie informazioni. Tanto che in un altro post su Twitter, InformNapalm nel pubblicare il database di oltre centomila soldati russi impegnati in Ucraina ha specificato che “questo elenco serve solo a trovare i criminali di guerra, a restringere il campo”. Quasi un invito a non usare i dati in modo indiscriminato. Dall’altra parte invece c’è chi ha invocato cautela. Anche perché la dimostrazione della semplice presenza di un reggimento in una località non fornisce di per sé una prova certa di colpevolezza. La presenza cioè di un soggetto sul luogo del delitto, come si sa, non fa di esso automaticamente un assassino.

Dalla Russia a queste indiscrezioni non sono mancate poi smentite sempre via social. Uno dei soldati accusati di essere presente a Bucha nei giorni scorsi e riempito di insulti in tutte le foto del suo profilo Instagram, ha pubblicato un video in cui afferma di non essere organico all’esercito russo da almeno sei anni. Smentendo quindi ogni coinvolgimento sui fatti accaduti a nord di Kiev. Inoltre ha dichiarato che le foto in questione rese note nelle scorse ore non proverrebbero da Bucha e non sarebbero recenti.

Il governo russo dal canto suo ha bollato come fake news le notizie sulle fosse comuni. Domenica il ministero della Difesa russo ha smentito ogni coinvolgimento, mentre poco più tardi è stato lo stesso rappresentante di Mosca all’Onu a chiedere una riunione di emergenza del consiglio di sicurezza per parlare di quella che il Cremlino ha ritenuto “una provocazione ucraina”. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha bollato come “messinscena” le vicende relative a Bucha.

Cosa è successo a Bucha

Al momento gli unici dati ufficiali sono quelli della procura generale di Kiev, secondo cui nell’area di Bucha sarebbero stati trovati 410 civili senza vita. Non è dato sapere quanti erano dentro le fosse comuni e quanti invece per strada. La stessa procura ha fatto sapere che “occorrerà tempo e un lavoro molto professionale per raccogliere i dati utili per l’indagine”. Diversi dettagli per adesso appaiono poco chiari. A partire dal numero delle fosse comuni. Ieri il capo dei soccorritori impegnati a nord di Kiev, Serhii Kaplychny, ha parlato di 57 cadaveri all’interno di una fossa comune, non specificando se fossero stati ritrovati altri luoghi di sepoltura improvvisati.

Uno di sicuro è quello nei pressi di una chiesa di Bucha. A mostrarlo sono state alcune immagini satellitare della società Maxar Technologies.

Ma di questa fossa comune si è già avuto cenno lo scorso 14 marzo, quando ne ha parlato in un articolo la Bbc. Secondo Laurence Peter, il giornalista che ha scritto il reportage per il network britannico, la fossa è stata scavata dagli ucraini per motivi igienico-sanitari. Circostanza che non ridimensiona la portata della tragedia vissuta dalla cittadina di Bucha a causa della guerra. Ma che, al tempo stesso, mostra come molti dettagli per chiarire al meglio la vicenda rischiano di restare in sospeso.