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C’è un quartiere ad Aleppo che, nel dicembre 2016, è stato tra gli ultimi a cadere in mano governativa. É quello di Bustan Al Pasha, ripreso dall’esercito siriano il 12 dicembre, dieci giorni prima della definitiva resa degli islamisti presenti nella metropoli siriana. Cosa c’entra questo quartiere con Kiev e la battaglia attualmente in corso in Ucraina? Bustan ha rappresentato uno snodo importante per la presa di Aleppo e per la guerra in Siria, tanto da dare il nome a un movimento paramilitare siriano sorretto dal cugino del presidente Assad, Rami Makhluf. Il gruppo Bustan assieme al cosiddetto “Quinto corpo d’armata” hanno rappresentato il braccio diretto della Russia nelle forze armate siriane.

Oggi è proprio da queste formazioni che Mosca avrebbe pescato i sedicimila volontari da portare sul campo ucraino. Da Aleppo a Kiev, in un unico filo comune che lega le due più importanti operazioni russe degli ultimi anni. Un filo che coinvolge anche l’altra parte della barricata. Perché se è vero che i gruppi siriani addestrati dai russi sono pronti a combattere con Mosca in Ucraina, è anche vero che le formazioni sconfitte ad Aleppo e attualmente presenti a Idlib vorrebbero prendersi la loro rivincita proprio a Kiev.

Chi sono i combattenti siriani pronti ad aiutare la Russia

Venerdì Vladimir Putin ha annunciato l’arrivo dalla Siria di almeno sedicimila volontari. Quanto di volontario ci sia nel loro spostamento verso il teatro di battaglia ucraino è tutto da verificare, c’è un fatto però: dal medio oriente diversi gruppi a breve verranno aiutati da Mosca a raggiungere il Donbass e tutti i vari fronti più caldi dell’Ucraina. Dopo l’annuncio del presidente russo, il primo pensiero è andato al Quinto corpo d’armata. Si tratta di un’unità addestrata dai generali del Cremlino. La Russia, come si sa, dal settembre 2015 è impegnata in Siria in una delicata operazione che ha portato progressivamente il governo di Bashar Al Assad a riconquistare buona parte del territorio. Quando i russi sono arrivati in Siria la situazione per Damasco era disperata. I gruppi islamisti pressavano da nord verso le roccaforti alauite di Latakia, Aleppo invece era quasi del tutto in mano a formazioni jihadiste, la regione del Ghouta e la periferia della capitale da tempo erano fuori dal controllo governativo. Da est infine pressava l’Isis, con i miliziani dello Stato Islamico capaci di arrivare fino alle rovine romane di Palmyra.

La Russia dunque doveva riorganizzare lo stremato ed esausto esercito siriano. Oltre ad addestrare le truppe usate fino a quel momento, i vertici militari del Cremlino hanno deciso di puntare su formazioni paramilitari in grado di rispondere direttamente agli alti comandi russi. Il motivo di questa scelta era duplice: da un lato c’era l’esigenza di rafforzare il versante filogovernativo, dall’altro occorreva avere dei reparti in grado di rispondere direttamente a Mosca. Il Quinto Corpo d’Armata è stato creato in questo contesto.

Addestrato dai russi e dotato delle armi più moderne, i suoi uomini sono stati tra i protagonisti della ripresa di Aleppo. Assieme ai combattenti del gruppo Bustan, anch’essi più vicini alla Russia che a Damasco. Unità quindi non completamente organiche all’esercito siriano, ma formate quasi esclusivamente da siriani. Fatta eccezione per alcune avanzate compiute nella provincia di Idlib tra il 2018 e il 2020, dopo Aleppo il fronte occidentale siriano ha visto l’affermazione di una guerra a bassa intensità. Il gruppo Bustan si è sciolto nel frattempo anche per le diatribe interne alla famiglia Assad che hanno portato all’allontanamento di Rami Makhluf. Molti sono transitati all’interno del Quinto Corpo d’Armata, altri hanno lasciato la divisa.

Il Quinto Corpo ha continuato a essere operativo in altri scenari siriani. É da qui che la Russia pescherà i suoi volontari. Un dedalo di combattenti ben addestrati e ben armati e, soprattutto, con molta esperienza alle spalle nei combattimenti urbani. Ossia il tallone d’Achille in questo momento di Mosca nella guerra ucraina. Per chi dalla Siria andrà a combattere nel Donbass e alle porte di Kiev, sarebbe stato promesso, secondo indiscrezioni non confermate dal Cremlino, un pagamento di circa mille Dollari al mese.

I gruppi intenzionati a stare con Kiev

L’intervento russo in Siria ha fatto indietreggiare gruppi che, fino a quel momento, avevano in mano fette molto ampie del territorio siriano. Formazioni negli anni supportate dall’occidente e dalla Turchia in funzione anti Assad. Tra queste occorre ricordare il Fronte Al Nusra, costola locale di Al Qaeda, che poi negli anni ha cambiato nome più volte e oggi il gruppo si fa chiamare Tahrir Al Sham. Sono loro a controllare Idlib, unico capoluogo siriano ancora fuori dal controllo di Damasco. Ma non sono gli unici. Ci sono anche formazioni tendenzialmente più “moderate” ma comunque sempre interne all’orbita islamista. Come quelle ad esempio supportate dalla Turchia, le quali oltre ad essere a Idlib si trovano in regioni dove Ankara è intervenuta dal 2017 in poi militarmente contro i curdi siriani. Da Afrin, a nord di Aleppo, fino alla provincia di Al Hasakah, sono diversi i battaglioni islamisti finanziati e addestrati dai servizi segreti turchi. Fazioni che hanno tutto l’interesse a vendicarsi di Mosca. Non è un caso se da fine febbraio da Afrin sono arrivate testimonianze di reclutamenti di miliziani intenzionati a partire per l’Ucraina e appoggiare Kiev.

Il sito SouthFront il 26 febbraio ha intercettato una conversazione su un canale Telegram in cui Tariq Al Jasmin, uomo d’affari siriano residente a Odessa, in un video ha annunciato la formazione di un gruppo di siriani pronto a combattere a favore dell’esercito ucraino. Al Jasmin, si legge nella ricostruzione pubblicata su SouthFront, si sarebbe arricchito grazie allo spaccio di droga in Ucraina e in Russia e avrebbe importanti legami con i gruppi islamisti impegnati ad Afrin. Alcuni suoi parenti combatterebbero tra le fila delle formazioni filoturche.

Ci sarebbe lui dietro l’apertura di centri di reclutamento nel nord della Siria per aspiranti miliziani pro Ucraina, fatti passare via terra dalla Turchia verso gli attuali teatri di guerra. Si profila quindi una guerra nella guerra. Oltre al conflitto tra ucraini e russi potrebbe esserci quello tra siriani impegnati nei due opposti schieramenti. Un po’ come avviene già sul versante ceceno. In Ucraina ci sono sì i gruppi fedeli a Mosca guidati da Kadyrov, ma ci sono anche i miliziani che con il Cremlino hanno conti aperti e che già dal 2014 sono presenti nel Paese a sostegno di Kiev. Tra questi occorre citare il Battaglione Dudaev.

Il pericolo di una guerra mediorientale esportata in Europa

Uno scenario quindi tutt’altro che rassicurante. La disputa tra Mosca e Kiev sta sempre più coinvolgendo attori provenienti da altre parti del pianeta. Un rischio di non poco conto. In primo luogo perché portare la guerra civile siriana e le ataviche tensioni presenti nel Caucaso nel cuore d’Europa rappresenta di per sé un elemento piuttosto inquietante. In secondo luogo, a prescindere dallo schieramento delle parti, avere mercenari o comunque combattenti originari di altri Paesi implicherebbe ulteriori rischi per i civili e aumenterebbe lo spettro delle violazioni dei diritti umani durante il conflitto. Inoltre occorre evidenziare che in tutte quelle guerre dove poi è emerso il coinvolgimento di attori stranieri, i combattimenti sono sempre andati per le lunghe. C’è infine un altro fatto da non sottovalutare e che ha a che fare con le future strategie di Mosca: con il conflitto siriano non ancora risolto, distogliere forze e personale da Damasco potrebbe lasciare scoperto il fianco agli oppositori di Assad e quindi vanificare tutto il lavoro fatto dal 2015 in poi dal Cremlino.

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