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La storia dell’Afghanistan è stata scandita negli ultimi 40 anni dal ruolo dei cosiddetti “signori della guerra”. Un termine coniato già negli anni ’90 per quelle figure che hanno guidato e comandato brigate, fazioni e singoli gruppi di combattenti. Buona parte di loro sono figli del conflitto contro l’invasione sovietica. É durante le battaglie condotte tra il 1979 e il 1989 a danno dei soldati inviati da Mosca che i signori della guerra hanno acquisito fama, prestigio, soldi e territorio. Ancora oggi il loro appoggio risulta fondamentale. Lo Stato afghano nato dopo il 2001 con l’intervento Usa ha dovuto includere molti ex capi combattenti per poter controllare intere province e anche i talebani, negli ultimi mesi per avanzare hanno dovuto concludere molti accordi per evitare bagni di sangue.

I principali signori della guerra

I nomi sono ben noti e dalla fine degli anni ’80 tirano le sorti di ogni governo che ha provato a controllare Kabul. Forse il più noto è colui che ha fondato il Partito Islamico, dando un forte impulso ai mujaheddin durante la guerra contro l’Urss. Si tratta di Gulbuddin Hekmatyar, più tristemente conosciuto come “il macellaio di Kabul”. La sua storia è emblematica del percorso politico e militare compiuto dai signori della guerra. Dopo essersi affermato come uno dei leader della guerriglia anti sovietica, Hekmatyar ha continuato il conflitto con il proprio gruppo di combattenti islamisti per prendere Kabul.

Per la verità la sua fazione contro i soldati Urss non ha mai ottenuto significativi successi militari, ma era comunque riuscita ad ottenere ingenti somme di denaro dal Pakistan, dall’Arabia Saudita e dagli Stati Uniti. Il giornalista statunitense Peter Bergen in alcune sue inchieste ha parlato di almeno 600 milioni di Dollari Usa girati in appoggio di Hekmatyar. Con quelle cifre dal 1992 al 1996 il leader islamista ha assediato Kabul, bombardandola ripetutamente fino al primo arrivo dei talebani. In quel periodo, secondo diverse fonti di intelligence è stato proprio lui a far entrare Osama Bin Laden in Afghanistan. Dopo un periodo di esilio, nel 2017 il signore della guerra ha stretto un accordo con il governo di Ghani per un suo rientro nel Paese. Nelle ultime settimane il suo nome è apparso tra quelli dei membri di un possibile governo “inclusivo” con i talebani, circostanza poi non avveratasi.

Appare però indubbia la sua influenza tra alcuni ambienti islamisti di Kabul e non solo. Chi nella capitale afghana si è recato alla vigilia del nuovo ingresso talebano dello scorso ferragosto è un altro noto signore della guerra. Si tratta di Ismail Khan, noto anche come “leone di Herat”. Anche lui è emerso dai meandri della guerra anti sovietica. Ha guidato i gruppi di combattenti della sua provincia di origine, di cui dopo il 2001 è diventato anche governatore. All’arrivo dei talebani ad Herat, è stato lui a mediare la consegna del territorio agli studenti coranici prima di volare a Kabul dove ha provato un’ulteriore mediazione con l’ex presidente Ghani.

Chi invece ha riparato all’estero ad agosto è Abdul Rashim Dostum. Di etnia uzbeka, negli anni ’90 ha guidato interi battaglioni soprattutto nelle proprie roccaforti del nord dell’Afghanistan. Dalla sua comunità è visto come un protettore, ma altri hanno puntato il dito contro di lui per presunti crimini di guerra. Per diversi anni è stato tra i vice presidenti di Ghani, a conferma della sua influenza politica e militare. Adesso si troverebbe in Uzbekistan assieme alla sua famiglia. Nell’ultimo ventennio tra i signori della guerra ad avere un ruolo politico c’è stato anche il tagiko Mohammed Fahim, morto di infarto nel 2014 quando era vice presidente. Ci sono poi gli uomini della famiglia Haqqani. Il capostipite, Jalaluddin Haqqani, ha combattuto contro Mosca e poi ha costruito una vasta rete di guerriglieri legata a doppio filo anche ad Al Qaeda. Oggi il figlio Serajuddin è a capo del ministero dell’Interno nel neonato nuovo governo talebano.

Come nascono i signori della guerra

Questi sono soltanto alcuni dei nomi dei principali signori della guerra. Tanti altri hanno orbitato nell’intricato mosaico afghano e sempre dall’avvio della guerra anti Urss. Spesso la loro caratteristica è quella di essere rappresentanti di una determinata comunità, tanto etnica quanto religiosa. L’Afghanistan del resto è un Paese frammentato al suo interno, con un potere centrale raramente forte. Ogni gruppo si è quindi trincerato attorno a una guida. Ismail Khan, ad esempio, è un riferimento per quei tagiki che abitano nelle province occidentali, mentre Dostum, dalla fine degli anni ’80, è considerato una guida per la comunità uzbeka. Questo è uno dei motivi che pone ad esempio la figura del defunto generale Ahmad Massoud, anima della resistenza anti sovietica prima e anti talebana poi nella “sua” valle del Panjshir, a metà tra quella di un eroe e quella di un altro signore della guerra.

Gli stessi talebani vengono visti come difensori degli interessi dei Pasthun, l’etnia predominante in Afghanistan. A prescindere quindi da chi prende il comando di Kabul, per governare il Paese il ruolo dei signori della guerra, capaci di controllare intere comunità e quindi interi territori, è imprescindibile. La mancata resistenza all’ultima avanzata talebana ne è stato un ulteriore esempio. Gli studenti coranici hanno potuto prendere il possesso dell’Afghanistan perché nessuna milizia ha deciso di ostacolare realmente il loro cammino. Eccezion fatta per i combattenti del Panjshir guidati dal figlio del generale Massoud. Non è detto però che in futuro non possano accadere ulteriori e clamorosi sconvolgimenti. Perché nel Paese asiatico la parola fine dipende spesso dalla volontà di singoli leader locali.

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