La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

Il coinvolgimento di Washington nella guerra russo-ucraina parte da lontano e inizia ben prima dello scoppio del conflitto, avvenuto lo scorso 24 febbraio. Molti gli interessi in ballo per gli Stati Uniti: dalla possibilità di ridare vigore alla Nato, passando al rinsaldamento dei legami tra le due sponde dell’Atlantico, fino all’occasione di mettere alla prova la Russia in un difficile campo di battaglia.



Sono almeno cinque i personaggi statunitensi chiave nel coinvolgimento Usa in Ucraina: il presidente Joe Biden, il capo della Cia William Burns, il capo dell’intelligence Avril Haines, il segretario di Stato Antony Blinken e infine il segretario alla Difesa Llyod Austin. Tutti e cinque hanno avuto e stanno attualmente avendo un ruolo cruciale non solo per Washington ma, più in generale, per le sorti del conflitto.

Il ruolo di Joe Biden

In qualità di presidente degli Stati Uniti, eletto nel novembre 2020, Joe Biden ha sempre perseguito una politica volta al sostegno dell’Ucraina e a non dare seguito alle richieste russe relative a nuovi accordi sulla sicurezza nella regione. Dalla Casa Bianca ad esempio, non è mai stata pronunciata una frase volta a confermare il non ingresso di Kiev nella Nato in futuro. Ma il ruolo di Joe Biden nella vicenda ucraina è stato ben riscontrabile già nel 2014, all’indomani delle proteste di Piazza Maidan a Kiev che hanno portato al potere un governo filo occidentale. All’epoca Biden era vice presidente degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Obama. Non è un caso che in veste di numero due della Casa Bianca, il 22 aprile 2014 il futuro presidente Usa si è recato a Kiev.

La Crimea era stata annessa da poco più di un mese alla Russia, mentre nel Donbass erano iniziati i primi tafferugli che avrebbero portato, da lì a breve, all’escalation tra forze governative e ribelli filorussi di Donetsk e Lugansk. Biden nel corso della sua visita ha dato pieno appoggio alla nuova governance ucraina, al governo di transizione e alle misure prese in quelle settimane che da lì a breve avrebbero consentito un ulteriore avvicinamento tra l’Ucraina e l’occidente. La presenza di Biden a Kiev nell’aprile del 2014, secondo molti analisti ha bloccato i piani russi di un’invasione su larga scala del Paese. A quel periodo risale anche un altro importante episodio relativo alla posizione di Biden e al rapporto molto stretto tra la sua famiglia e l’Ucraina. Il figlio Hunter Biden infatti è stato nominato come consigliere di amministrazione della Burisma Holdings, la principale compagnia energetica ucraina.

Joe Biden e l’ex presidente Petro Poroshenko durante un incontro a Kiev avvenuto nel dicembre 2015. (foto: EPA/MYKOLA LAZARENKO / POOL)

Una circostanza che negli anni farà piovere su Biden polemiche e critiche sia interne che da parte della Russia. A livello interno, durante la campagna elettorale del 2020, lo sfidante Donald Trump ha più volte usato l’incarico di Hunter Biden in Ucraina come arma volta a dimostrare i rapporti poco limpidi tra la famiglia del futuro presidente Usa e Kiev. Trump, in una telefonata del 2019 con il presidente ucraino Zelensky, avrebbe fatto pressione su quest’ultimo per aprire un’indagine proprio sulla famiglia Biden. Inchiesta però mai aperta forse anche per il disinteressamento del presidente ucraino.

Da parte russa invece, l’incarico rivestito alla Burisma da parte di Hunter Biden ha generato l’accusa circa l’esistenza di un piano militare e batteriologico che gli Usa avrebbero applicato in Ucraina. In particolare, per Mosca il figlio di Biden ha fatto da collegamento tra Kiev, il Pentagono e alcune aziende della Difesa Usa per costruire in Ucraina laboratori di armi batteriologiche. Un’accusa quest’ultima mai effettivamente provata da parte del Cremlino per il momento.

Ad ogni modo, quando Joe Biden è salito alla Casa Bianca si è intuito l’orientamento dell’amministrazione statunitense sul dossier Ucraina. Sul finire del 2021, è stato lo stesso Biden a rivelare i report dei servizi di sicurezza che mostravano la preparazione del piano di invasione russa del territorio ucraino. Una mossa in grado di aiutare Kiev nella preparazione della difesa e di togliere a Mosca l’effetto sorpresa. È stato il primo aiuto dell’amministrazione Biden all’Ucraina. A cui ha fatto seguito, a guerra iniziata, un ingente quantitativo di armi donate dal valore complessivo di 3.5 miliardi di dollari. Per Biden l’unica strada attualmente passa dall’aiuto alla Difesa ucraina e al sostegno verso Kiev. Senza tuttavia entrare in guerra direttamente con la Russia. È stato lo stesso Biden, a fine febbraio, ad ammettere che in caso di conflitto diretto si sarebbe entrati “in una terza guerra mondiale”.

Il capo della Cia William Burns

William Burns, 66 anni, è a capo della Cia dal marzo del 2021. Il suo nome, in relazione alla guerra in Ucraina e all’apporto Usa al conflitto, è destinato a rimanere per sempre legato a quello di una località a nord di Kiev: Gostomel. Si tratta della zona dove è situato un grande aeroporto militare obiettivo dei russi nelle prime ore di guerra. Il lavoro della Cia coordinato da Burns, ha scoperto che nei piani di Mosca l’invasione, da far iniziare dopo le Olimpiadi invernali di Pechino 2022, doveva essere lampo e doveva essere guidata dalle truppe provenienti dalla Bielorussia in modo da accerchiare Kiev. In questa ottica, l’aeroporto di Gostomel sarebbe stato il primo vero obiettivo. Una vera e propria testa di ponte dove ammassare migliaia di truppe e marciare verso la capitale ucraina.

Ma è stato proprio William Burns, secondo le ricostruzioni emerse dai media Usa, a sventare questo piano. Gli ucraini infatti sarebbero stati avvisati proprio dal capo della Cia, il quale ha rivelato il piano al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Le forze di Kiev, sapendo con anticipo le intenzioni russe, hanno potuto anticipare le mosse di Mosca infliggendo a Gostomel pesanti perdite al nemico. La resistenza incontrata qui dai russi non era attesa al Cremlino. Quanto accaduto nell’area della base militare ha forse rappresentato il primo segno inequivocabile dell’impossibilità russa di effettuare una guerra lampo. L’episodio della rivelazione dei piani a Gostomel può essere per questo rappresentativo dell’operato di Burns sul dossier ucraino. Il numero uno della Cia è stato, nel complesso, decisivo infatti per due ordini di motivi. In primo luogo, per un’imponente attività di intelligence messa in atto con i suoi uomini. E in secondo luogo proprio per la scelta di rivelare i piani al governo di Kiev.

Avril Haines e William Burns (EPA/MICHAEL REYNOLDS)

Le mosse di Avril Haines

Avril Haines, così come emerso da diversi retroscena, può considerarsi la “vera sorpresa” tra le personalità vicine a Biden. Numero uno del National Intelligence, l’ente cioè che racchiude tutte e 17 le agenzie di spionaggio Usa, opera non da Washington bensì da un piccolo ufficio della Virginia. Ma i contatti con la Casa Bianca e con il presidente Biden sono quotidiani e frequenti. E lei risulta tra le persone più influenti per determinare la strategia statunitense in Ucraina.

In particolare, tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, Avril Haines è stata messa a conoscenza dei piani di invasione russa dell’Ucraina. Del resto negli ultimi mesi ha lavorato a stretto contatto con il direttore della Cia William Burns. Entrambi hanno informato il presidente della situazione. La Casa Bianca ha quindi inviato Burns a Kiev per informare Zelensky e rivelare i piano russi. Lei invece, dal suo ufficio in Virginia, ha più volte consigliato a Biden di rendere pubblici parte dei dati raccolti sulle mosse di Mosca.

Già dal dicembre 2021 più volte da Washington si è iniziato non a caso a parlare dello spettro di un’invasione russa dell’Ucraina. Dietro queste rivelazioni alla stampa ci sarebbe quindi proprio Avril Haines. Secondo la direttrice del National Intelligence, rendere pubblica l’intenzione del Cremlino di intervenire contro Kiev avrebbe messo pressione sulla Russia. Così in effetti è stato: Mosca si è vista costretta a smentire più volte le proprie intenzioni, nonostante da Washington si continuava a ribadire la presenza di almeno centomila soldati russi attorno i confini ucraini. Le rivelazioni da parte Usa hanno contribuito al venir meno dell’effetto sorpresa e hanno preparato il terreno poi alle reazioni politiche da parte occidentale, a partire dalle sanzioni.

Avril Haines, artefice di questa strategia, è ancora in prima linea nel seguire dal suo ufficio della Virginia il conflitto ed è sempre a stretto contatto con Burns e Biden. Di recente, nel corso di un’audizione tenuta davanti alla Commissione Difesa del Senato, Haines ha dichiarato che la Russia si sta preparando “per una guerra molto lunga” e che Putin “non si accontenterà del Donbass”.

Il ruolo della diplomazia guidata da Anthony Blinken

Se da un lato è stato decisivo il ruolo avuto ai vertici dei servizi segreti, dall’altro ovviamente non poteva essere da meno il ruolo diplomatico del Segretario di Stato Anthony Blinken. Diversi gli incontri tenuti con il suo omologo russo Sergej Lavrov prima dell’inizio del conflitto. Colloqui dove il principale argomento all’ordine del giorno ha riguardato la preoccupazione russa sui nuovi accordi sulla sicurezza proposti da Mosca. Blinken dal canto suo ha sempre ribadito, essendo a conoscenza dei piani del Cremlino svelati dall’intelligence Usa, la preoccupazione di Washington per un’invasione russa dell’Ucraina. Il 2 dicembre 2021, Blinken e Lavrov si sono incontrati in Svezia e in quell’occasione il segretario di Stato Usa è stato categorico: “Mosca stemperi le tensioni”, ha dichiarato dopo il vertice con il capo della diplomazia russa.

La linea quindi del segretario, il più importante tra i componenti del gabinetto del presidente, ha seguito quella della Casa Bianca: sostegno all’Ucraina e richiesta di de escalation da parte di Mosca. A conflitto iniziato poi, Blinken è stato chiamato a “serrare i ranghi” tra gli alleati della Nato per trovare convergenze sulle sanzioni e sulla linea dura contro la Russia. Il 24 aprile, assieme al Segretario alla Difesa Llyod Austin, Blinken si è recato a Kiev per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Si è trattata della visita più importante di un esponente dell’amministrazione Usa dall’inizio del conflitto. Anche in quell’occasione Blinken si è espresso per un maggiore sostegno all’Ucraina e per l’invio di armi a favore delle forze di Kiev.

Anthony Blinken e Lloyd Austin insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky

Il “metodo Austin”

Nel conflitto in Ucraina particolare rilevanza sta avendo il ruolo di Llyod Austin, il Segretario della Difesa. In primo luogo per il modo con cui sta portando avanti l’incarico. Dal capo della Difesa ci si aspetta solitamente, in caso di gestione di un dossier delicato come quello ucraino, una linea dura e marcatamente militare. Al contrario, Austin sembra aver portato avanti una linea vocata alla prudenza. A sottolinearlo in un editoriale sul Corriere della Sera è stato Giuseppe Sarcina: “È Austin a bocciare, fin dall’inizio, l’istituzione della ‘no-fly zone’, per presidiare lo spazio aereo dell’Ucraina – si legge – Ed è sempre il segretario alla Difesa a tracciare la distinzione tra armi difensive e offensive, usata da Biden per limitare, almeno all’inizio, la fornitura di ordigni all’Ucraina”.

Sempre Sarcina ha riportato poi il parere di un diplomatico polacco, indicativo per descrivere il ruolo di Austin: “Di solito il Pentagono spinge per una linea più aggressiva, ma in questo caso Austin è sempre stato più prudente dello stesso Blinken”. Un metodo, quello del capo del Pentagono, che ha sorpreso molti e che sembrerebbe essere apprezzato dalla Casa Bianca. Biden ascolterebbe molto i parere e i consigli di Austin.

Il 13 maggio poi, il segretario della Difesa ha deciso di tenere un colloquio telefonico con il suo omologo russo Sergej Shoigu. Un fatto molto importante e, ancora una volta, indirizzato verso una certa linea di prudenza. Importante poi quanto dichiarato da Austin a proposito degli obiettivi Usa in Ucraina: “Noi vogliamo vedere la Russia indebolita – ha detto a inizio maggio – al punto di non poter fare il tipo di cose che ha fatto con l’invasione dell’Ucraina”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.