Per mare, aria e terra, i membri della forza speciale più famosa del mondo sono da sempre considerati tra gli uomini più capaci, addestrati e letali che il campo di battaglia abbia mai visto. Sottoposti ad un addestramento estenuante, lanciati da un aereo ad altissima quota per aprire il proprio paracadute ad un soffio dal terreno nel cuore del territorio nemico, o rilasciati da un sottomarino nelle profondità di regioni remote per riaffiorare su spiagge inaccessibili, gli uomini dei Navy Seal sono la punta di diamante della Marina degli Stati Uniti e forse di tutte le forze armate dell’Occidente.

Erede diretta delle prime formazioni di ricognitori anfibi “Scouts and Raiders” poi UDTs (Underwater Demolition Teams) impiegate sulle spiagge da sbarco di Nord Africa, Sicilia, Anzio e Normadia, venne formalmente fondato nel 1962 durante l’amministrazione Kennedy e fece da subito parte degli specialisti del Macv-Sog: unità addestrata per operazioni di guerra “non convenzionale” operativi in Vietnam dal 1964. Noti per aver catturato e ucciso Osama Bin Ladennel corso dell’operazione “Lancia di Nettuno”, hanno servito in ogni confitto a cui gli Stati Uniti hanno preso parte dal 1962 ad oggi e, recentemente, hanno messo come sempre per primi gli “scarponi a terra” durante la prima e la seconda invasione dell’Iraq, in Afghanistan, nel teatro libico e in Yemen. Il primo caduto sotto l’amministrazione Trump, è stato infatti proprio un Navy Seal impiegato in un’operazione in Yemen.

Le origini dei Navy Seals, tra sabotaggio e incursioni

Il loro motto è “The only easy day was yesterday”, e questo giorno, anche se allora non si chiamavano ancora Seal ma semplicemente “uomini rana”, risale al lontano 1942. Allora, nel pieno della Seconda guerra mondiale, venne formato un raggruppamento di scout e raider per effettuare missioni anfibie di ricognizione e commando anfibie in Europa (operazioni Torch e Husky) e sul fronte del Pacifico meridionale. Al loro fianco, sorsero pian piano “Unità di demolizione navale da combattimento” sotto l’acronimo di Ncdu, in breve altri gruppi specializzati per la demolizione di ostacoli e nel compiere operazioni di sgombero di ostacoli dalla spiaggia; unità che vennero impiegate in Normandia e nelle spiagge del sud della Francia; e poi ancora Underwater Demolition Teams e operatori “speciali” per missioni in territorio occupato svolte dall’OSS, il servizio segreto americano di allora.

Il loro compito iniziale era quello di condurre infiltrazioni furtive per acquisire informazioni sulle potenziali spiagge di sbarco , per poi guidare le forze d’assalto nelle operazioni anfibie. Altri erano invece specializzati nel demolire gli ostacoli sommersi che avrebbero devastato gli scafi dei mezzi da sbarco e che avrebbero impedito ai tank di muoversi sulla spiaggia per appoggiare la fanteria (compito poi svolto su larga scala dai genieri). Altri compiti di questi sub della Marina era quello di tagliare cavi sommersi per le comunicazioni ed eliminare altri tipi di “ostacoli” speciali in operazioni più singolari. A questo si aggiungevano e affiancavano le missioni svolte dagli operatori speciali dell’Oss: missioni di sabotaggio per obiettivi limitrofi al mare che prevedevano l’uso di tecniche di infiltrazione per mezzo di imbarcazioni speciali e immersioni tattiche, utilizzando pinne e maschere subacquee, speciali respiratori e veicoli sommergibili. Tutte queste tipologie di missioni svolte, oggi sono conosciute come “Naval Special Warfare“, e insieme alle missioni di contro terrorismo, sono sempre state affidate ai Seal.

Già a quel tempo, i team del Ncdu erano composti da sei uomini e questo numero sarebbe stato ricorrente anche per i team Seal, che durante la guerra di Corea prima, e durante le primemissioni “ombra” in Vietnam ( ma anche Laos e Cambogia) poi, iniziarono ad operare davvero come incursori dietro le linee, infiltrandosi attraverso piccoli battelli pneumatici, saltando giù da elicotteri e tuffandosi da sottomarini arrivati in prossimità della costa. Singolare l’impiego del veicolo sommergibile soprannominato “Bella Addormentata”. Fu in questo periodo tra gli anni ’50 e gli anni ’60 che le missioni destinate agli “uomini rana” ai allargarono allo sferrare attacchi a navi, strutture portuali nemiche, raccolta di informazioni, cattura o eliminazione di personalità “high-value” in territorio nemico e liberazione di ostaggi.

Fondamentali, sebbene non risolutive, furono le loro attività di preparazione nello sbarco della Baia dei Porci a Cuba. Allora, sotto l’amministrazione Kennedy e per volere dello stesso presidente, i Navy Seal divenivano un corpo speciale della Marina degli Stati Uniti noto con tale nome. Era il 1961. L’anno seguente, il neo costituito reparto speciale venne mobilitato più volte per operazioni con obiettivo Cuba, prima per tentare un rovesciamento del regime di Fidel Castro, poi durante la crisi dei missili. Da allora, tutte le operazioni della Cia, figlia dell’Oss, avrebbe previsto l’impiego degli incursori della Marina come punta di diamante delle forze armate americane.

Durante la guerra del Vietnam i Seal iniziarono a stabilire un record eccezionale di successi, in missioni ad alto rischio che li vedevano sempre impiegati come piccoli gruppi da inviare per portare a termine operazioni strategiche. La loro esistenza era “classificata” , e si contavano 6 distaccamenti con 10 ufficiali e 50 specialisti, assegnati a ogni flotta. Dopo il Vietnam i Navy Seal avrebbero partecipato ad operazioni in Nicaragua, Guatemala, a Panama, nei Balcani, nel Golfo Persico per svolgere un ruolo importante in Iraq, dove si distinse tra gli altri il noto cecchino Chris Kyle, in Afghanistan, dove il Team Six darà la caccia e porterà a termine l’uccisione del capo di Al-Quaeda, in Libia, e in Yemen (dove il coinvolgimento dei Seal è stato reso nuovo solo di recente). Attualmente sono 10 i team dei Seal, ognuna con diverse specializzazioni.

Il corso d’addestramento e la “Settimana d’inferno”

Fin dai tempi della loro costituzione, e prima ancora che il loro distintivo con il “Tridente” venisse forgiato, gli aspiranti Seal doveva passare quello che viene confermato essere l’addestramento più duro di tutte le forze speciali occidentali. Tra cui spicca la cosiddetta “settimana dell’inferno”, ideata dal pioniere dei demolitori subacquei Draper Kauffman. Di norma su mille candidati solo 200/250 passano le selezioni preliminari e accedono ai corsi d’addestramento di una durata di 48 settimane. La parte fondamentale, dopo le prime fasi di formazione e screening nella base californiana di Coronado, è il Bud/S (Basic Underwater Demolition/Seals): fase più impegnativa per fisico e mente, dove gli istruttori eseguono la vera scrematura sugli aspiranti che, comunque, sono arrivati fino a questo livello di addestramento.

Nuotare per circa 460 metri in un tempo minimo di dodici minuti e mezzo; correre almeno per due chilometri e mezzo indossando anfibi e pantaloni tattici in undici minuti e qualche manciata di secondo; piegamenti e trazioni. Sono queste le prove fisiche che un aspirante deve saper portare a termine nel Bud/S: corso è stato progettato appositamente “per eliminare i deboli”, cita lo stesso sito web dove si può consultare liberamente l’iter di formazione per entrare a far parte del corpo per le operazioni speciali della Marina. Poi si passa al Sqt (Seal Qualification Training). Il 70% degli aspiranti Seal e il 63% Swcc non riescono a superare il corso e approdare a questa fase successiva che include addestramento di base, pratica di immersione e addestramento al combattimento.

I candidati arrivati a questa fase dovranno superare le ultime prove, quella nota come la “Settimana dell’Inferno” – che comprendere 72 ore di esercizi fisici con 2-4 ore di sonno massime al giorno – e il Sere (Survival, Evasion, Resistance, and Escape). Una volta superato l’Sqt il candidato ottiene il brevetto, lo stemma con il ‘tridente’, e diventa un operativo da destinare all’addestramento specifico per i “team” di quello che nacque sotto il nominativo di “Seal Team 6”, ma che oggi sotto l’acronimo di Devgru (Naval Special Warfare Devepolment Group) è un raggruppamento di dieci unità con specializzazioni che spaziano dal Jungle Warfare, all’Artic Warfare, all’anti terrorismo.

Il Team Six

Se nella seconda forza speciale più addestrata d’America, la Delta Force spesso hanno accesso membri dell’Esercito selezionati tra le file dei Rangers, i membri del Team 6 vengono selezionati solo tra i Seal degli altri team, essendo questo il team destinato alle missioni di più alto rilievo: dunque le più pericolose. Dopo diversi anni di servizio nelle altre squadre, un seal può provare ad essere accettato nel team 6, considerato l’élite dell’élite. I membri di questi team infatti sono destinati a missioni estremamente delicate quali salvare ostaggi in zone di combattimento, e compiere operazioni clandestine per conto della Cia in luoghi dove nessuno si sognerebbe di arrivare. Sono inoltre addestrati per il recupero di armi nucleari che potrebbero cadere in mani sbagliate.