Haniyeh colpito in Iran da Israele. Ma qualcuno l’ha tradito?

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Molti i dubbi sulla morte di Ismail Haniyeh, una la certezza: a colpire la residenza in cui si trovava a Teheran sono state le forze di sicurezza israeliane. Tra i tanti dubbi e l’unica certezza, di mezzo c’è un fatto anch’esso oggettivo e non secondario: Haniyeh è stato ucciso non appena ha messo piede fuori Doha, lì dove viveva dal 2019. Si tratta di un caso? Oppure qualcuno della sua cerchia lo ha tradito?

Haniyeh a Doha si sentiva al sicuro

Difficile trovare risposte alle domande precedenti, ma è possibile anche in questo caso partire da una (quasi) certezza: il leader politico di Hamas in Qatar si sentiva intoccabile. Sapeva di essere al sicuro ed era consapevole che nessun agente internazionale sarebbe potuto entrare in azione in uno dei lussuosi alberghi di Doha. Lo si nota dalle immagini successive alle stragi attuate da Hamas il 7 ottobre 2023, dove Haniyeh non si fa molti scrupoli nel farsi vedere in video assieme ai suoi collaboratori mentre prega e “festeggia” davanti la tv.

In quei video si notano dettagli della sua stanza, tanto da offrire la possibilità a potenziali suoi rivali o nemici di individuare la struttura o l’albergo in cui si trovava in quel momento. Da Doha, Haniyeh ha condotto le consultazioni e gli incontri con i mediatori qatarioti e con i suoi collaboratori, qui ha ricevuto funzionari iraniani e di altri Paesi. Il tutto senza particolari contromisure e senza che, in qualche modo, fossero sorti segnali d’allarme per la sua incolumità.

Il viaggio a Teheran annunciato

A garantire l’intoccabilità a Doha era il Qatar. Ma a questo punto sorge un’altra domanda: lo Stato del Golfo ha protetto realmente Haniyeh oppure ha protetto unicamente la propria integrità territoriale? Il dubbio è cioè sul fatto che la protezione ad Haniyeh era data unicamente dal fatto che Doha non avrebbe permesso attacchi nel proprio territorio. Specialmente in una fase dove, subito dopo l’inizio della guerra a Gaza, stava svolgendo una delicata opera di mediazione con Israele e gli Stati Uniti. Non era un mistero che il leader di Hamas avrebbe partecipato il 30 luglio all’insediamento del nuovo presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. A quel punto, l’aurea di intoccabilità è crollata: poche ore dopo la fine della cerimonia a Teheran, è arrivato il raid fatale per Haniyeh.

Chi ha passato le informazioni più delicate?

Ed è in questa fase che emerge lo spettro di un “tradimento” per il capo politico di Hamas. Anche se Israele sapeva di questo spostamento, pianificare e programmare un raid così mirato non è semplice. A meno di non avere informazioni molto dettagliate sul viaggio e sulla sua organizzazione logistica. Chi ha dunque girato queste informazioni? I sospetti non sono pochi. Si va dallo stesso Qatar, il quale potrebbe aver visto in Haniyeh un ospite diventato ingombrante, alla cerchia più stretta del leader di Hamas. Qualcuno cioè che ha ordito alle sue spalle per la volontà di attuare un drastico cambiamento in sella al movimento. Oppure ancora, qualche altro attore a conoscenza dei dati più delicati. Haniyeh, dal canto suo, ha forse sottovalutato il pericolo: così come Soleimaini nel 2020, anche il capo di Hamas era forse convinto di essere troppo in alto per poter essere colpito.