Che cosa può succedere se i ribelli Houthi dello Yemen riescono ad abbattere un F-15

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Guerra /

Il 15 settembre i ribelli Houthi dello Yemen hanno dichiarato di aver abbattuto un F-15 della Royal Saudi Air Force nei cieli di Ma’rib, utilizzando un missile terra-aria che si ritiene essere di “fabbricazione locale”. Secondo la versione diffusa dagli yemeniti, il caccia stava effettuando attacchi a sostegno delle forze appoggiate dall’Arabia Saudita. Il giorno seguente, il centro media di Ansar Allah ha diffuso alcuni filmati e fotografie del momento dell’ingaggio e dei rottami che sarebbero riconducibili a un caccia di quarta generazione avanzata F-15SA Advanced Eagle dell’Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Sa’udiyya, la forza aerea dell’Arabia Saudita, che non ha ancora confermato ufficialmente la perdita del caccia e dei due piloti che sarebbero stati presenti a bordo. L’abbattimento del caccia saudita si inserisce inoltre in una fase di nuova e violenta escalation del conflitto che sta investendo l’intero Medio Oriente e mettendo in serio pericolo il commercio globale, a causa del possibile controllo da parte dell’Iran e del suo proxy in Yemen dei due choke-point strategici di Hormuz e Bab el-Mandeb.

Le immagini, seppure ancora soggette ad analisi e riscontri, sembrerebbero non lasciare troppo spazio al dubbio: gli Houthi possiedono le armi e le capacità logistiche per abbattere un caccia avanzato. Questo rappresenterebbe un significativo salto di qualità nelle capacità di difesa aerea della milizia sostenuta dall’Iran, e comporta un rischio non trascurabile anche per il dispositivo dell’Operazione Aspides guidata dalla fregata Bergamini della nostra Marina Militare.

I rottami mostrati dagli Houthi presentano tuttavia diversi elementi riconducibili a un velivolo saudita, a cominciare dalla bandiera del Regno chiaramente visibile sulla deriva. Secondo l’analisi di Janes, alcuni particolari del relitto, comprese le caratteristiche aperture associate al Digital Electronic Warfare System/Common Missile Warning System (DEWS/CMWS), permetterebbero di identificare l’Advanced Eagle, la versione più moderna dell’Eagle attualmente in servizio con l’Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Sa’udiyya. Alcune ricostruzioni open source hanno inoltre associato i rottami alla matricola 5529, appartenente a un F-15SA biposto fotografato ancora integro nel febbraio 2026. L’identificazione numerica richiede però maggiore prudenza, dal momento che altre fonti hanno riportato numeri differenti. Più significativa appare invece la geolocalizzazione delle immagini: la CNN è riuscita a collocare il luogo mostrato nei filmati proprio nella provincia di Ma’rib, dove gli Houthi sostengono sia avvenuto l’abbattimento.

Ciò che rimane da capire è quale tipo di arma sia stata impiegata dagli Houthi per colpire uno dei caccia più avanzati dell’arsenale saudita. Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, si è limitato a parlare di un missile superficie-aria di produzione locale, senza fornire una designazione. Un precedente particolarmente interessante riguarda il Thaqib-2, denominazione Houthi dell’R-27, missile aria-aria di origine sovietica trasformato in un’arma superficie-aria. Janes documentò che già nel marzo 2018 Ansar Allah aveva pubblicato il filmato di un R-27 lanciato da terra contro un F-15 saudita. Gli Houthi attribuiscono al Thaqib-2, nella configurazione SAM, una portata di circa 15 chilometri e una quota massima d’ingaggio nell’ordine degli 8 chilometri.

Non è l’unica possibilità. Nell’arsenale Houthi compare anche il Fater-1, derivato dal missile 3M9 del sistema sovietico 2K12 Kub/Kvadrat, noto in Occidente come SA-6 Gainful. Il sistema era già presente nell’inventario delle forze armate yemenite prima della guerra e gli Houthi ne hanno recuperato e rimesso in servizio alcuni elementi. Nel 2019 il CENTCOM attribuì proprio a un SA-6 l’abbattimento di un MQ-9 Reaper americano sullo Yemen. Un’analisi del filmato ha rilevato che tra il lancio del missile e l’intercettazione trascorrerebbero circa 24 secondi, durante i quali l’F-15 effettua manovre evasive e rilascia contromisure prima di essere apparentemente raggiunto. È un elemento interessante, ma insufficiente per attribuire l’abbattimento a uno specifico sistema. Allo stato attuale, dunque, Thaqib-2/R-27, Fater-1 e un eventuale sistema di derivazione iraniana devono essere considerati possibilità e non identificazioni certe dell’arma utilizzata. Secondo la versione di Ansar Allah, l’F-15 stava conducendo operazioni contro le forze Houthi a sostegno delle unità yemenite appoggiate da Riad quando è stato intercettato. 

Altri caccia inviati successivamente nell’area sarebbero stati a loro volta ingaggiati dalle difese antiaeree e costretti ad allontanarsi, circostanza che rimane però una rivendicazione degli stessi Houthi. L’aviazione saudita avrebbe condotto oltre 450 raid in una sola settimana utilizzando principalmente F-15 e Typhoon, mentre Ansar Allah continua a impiegare missili e droni contro infrastrutture militari ed energetiche saudite, comprese quelle nell’area di Khamis Mushait e Yanbu.

Una capacità militare che si rafforza

La provincia di Ma’rib rappresenta uno dei punti nevralgici dello scacchiere, avendo conservato una notevole importanza economica e strategica, e le forze yemenite sostenute da Riyad stanno tentando di contenere l’avanzata Houthi proprio grazie anche all’appoggio dell’aviazione saudita. Parallelamente Ansar Allah ha consolidato le proprie posizioni lungo la costa del Mar Rosso e nell’area di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo, trasformando progressivamente una guerra terrestre yemenita in una minaccia capace di proiettarsi sulle rotte internazionali. È in questo contesto che l’eventuale abbattimento dell’F-15 assume una rilevanza che supera la perdita del singolo velivolo. Una capacità Houthi di creare anche soltanto bolle locali e temporanee di interdizione antiaerea potrebbe complicare le operazioni delle forze chiamate ad agire sopra lo Yemen e nelle immediate vicinanze delle zone controllate da Ansar Allah.

E indirettamente riguarda anche il dispositivo occidentale schierato nel Mar Rosso e a Bab el-Mandeb. Per la missione europea Aspides, alla quale partecipa la Marina Militare italiana, il consolidamento delle capacità militari Houthi rappresenta infatti un ulteriore elemento da tenere in considerazione. Non perché il missile utilizzato contro l’F-15 costituisca automaticamente una minaccia per una fregata in navigazione, ma perché l’episodio mostra quanto sia diventato articolato l’arsenale a disposizione del movimento: missili balistici e antinave, droni d’attacco e, apparentemente, una componente di difesa aerea capace di contendere almeno porzioni dello spazio aereo anche a velivoli da combattimento avanzati.

Se l’abbattimento dell’F-15SA sarà definitivamente confermato, sarà quindi qualcosa di più della perdita di un caccia saudita. Sarà la dimostrazione che nei cieli dello Yemen la superiorità tecnologica non garantisce più necessariamente la libertà di operare senza rischi.

A margine è interessante notare come in concomitanza di questo abbattimento gli Stati Uniti abbiano dichiarato di essere pronti ad autorizzare la vendita di 48 caccia di quinta generazione F-35 all’Arabia Saudita. Washington aveva tenuto “in sospeso la decisione” per una serie di ragioni, tra cui spiccava, come sempre in questi casi, una “questione di intelligence”. Gli analisti del Pentagono avevano espresso le loro riserve temendo che i cinesi potessero entrare in possesso dei “segreti” dell’F-35 attraverso il canale saudita; mentre lo Stato d’Israele aveva esposto la sua contrarietà, asserendo che l’Arabia Saudita non dovrebbe possedere un “sistema così sofisticato” che potrebbe “accrescere la forza di un paese arabo”. Entrambe le ragioni devono essere passate in secondo piano di fronte alla necessità della Casa Bianca di trasmettere un messaggio in favore di Riad, dopo aver respinto ripetutamente le richieste di aiuto saudite per strike contro gli Houthi.