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Un paese di 12mila abitanti poche decine di chilometri a ovest di Bakhmut è l’epicentro della campagna di primavera nella guerra in Ucraina. Si chiama Chasiv Yar ed è attorno alle sue abitazioni che da diversi giorni le forze russe premono per dare slancio alla loro offensiva contro le truppe di Kiev. Né la Russia né l’Ucraina hanno più energie, risorse e fiducia nelle proprie forze per costruire grandi movimenti di fronte in una guerra ove una vittoria decisiva di una parte sull’altra è ipotesi remota. Ma questo non toglie che a livello tattico ci possano essere nuove prospettive per ottenere vantaggi locali. E Chasiv Yar, a Nord-Est dell’oblast di Donetsk, è un obiettivo ghiotto per la Russia, che avanzando da Avdiivka da Sud e da Bakhmut da Nord-Est può tagliare il saliente ucraino posizionatosi nel cuore del territorio rivendicato da Mosca come parte del suo territorio metropolitano.

Lo schema sembra, su scala ridotta, quella della battaglia di Bakhmut. Nel 2023 le forze russe ingaggiarono le truppe ucraine nel metodo di combattimento più confacente alla loro volontà di affrontare la guerra: una continua, vischiosa e stabile strategia di logoramento in cui a Kiev e alle sue forze non restava altra scelta che buttare nella fornace del conflitto uomini, mezzi e unità fresche contro una massa di combattenti costituita principalmente dai tenaci mercenari del Gruppo Wagner. Buona parte della capacità russa di assorbire, sul campo, i pesanti invii di mezzi e assetti all’Ucraina da parte dell’Occidente, si è giocata in questo contesto. Oggi con Chasiv Yar, come dimostrano le fonti Osint a disposizione, l’approccio è simile.

Ogni punto strategico è visto come il perno su cui le forze russe, come alpinisti rodati, vogliono ancorarsi per progettare l’assalto alla cima successiva. Le prospettive di avanzata, dopo Bakhmut e Avdiivka, sono meno di teatro e più pensate su fronti locali, maggiormente gestibili. Chasiv Yar appare strategica per diversi motivi. Innanzitutto per mostrare un esercito russo combattente e in avanzata in occasione dell’imminente celebrazione del 9 maggio, giorno in cui la Russia celebra la vittoria sulla Germania Nazista del 1945. In aggiunta a ciò, occupare Chasiv Yar blinderebbe gli obiettivi faticosamente occupati nel 2023 e aprirebbe a future avanzate di maggior respiro su scala locale: “Situata in cima a una collina, la città fornisce all’Ucraina una delle ultime barriere naturali che proteggono importanti linee di rifornimento e, 30 chilometri a nord, la capitale regionale di Kramatorsk”, ha ricordato l’analista militare Fabrice Deprez nel suo brief sul conflitto ucraino per il Financial Times, aggiungendo che “la difesa di Chasiv Yar poggia in gran parte su un canale largo 30 metri che corre lungo il confine orientale della città. La struttura di epoca sovietica, utilizzata per deviare l’acqua dal fiume Donets per rifornire le industrie metallurgiche della regione, affamate d’acqua, offre un ostacolo già pronto al passaggio dei veicoli blindati”.

Per le truppe ucraine la caduta di questa roccaforte strategica rappresenterebbe un significativo danno militare e, soprattutto, la definitiva attestazione di un riflusso nella capacità operativa delle truppe di Kiev. Prima di esser giubilato dal comando, l’ex capo delle forze ucraine Valery Zaluzhny aveva avvertito di una situazione di stallo in cui anche l’opportunità di una massiccia avanzata di Kiev si andava rarefacendo. Ora, con un numero di armamenti in arrivo minore rispetto al passato, Kiev subisce l’iniziativa russa e solo le palesi difficoltà operative e logistiche delle forze armate russe le frenano nella possibilità di programmare un’avanzata generalizzata. Il fronte, tuttavia, è in movimento come non lo era più stato dall’inizio dell’autunno. E per Kiev è in arrivo una lunga stagione calda di continuo logoramento delle capacità di difesa, a partire da Chasiv Yar, destinato ad acuirsi se il sostegno del blocco euroatlantico si attesterà a livelli minori rispetto al passato.

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