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C’era una volta il regno di Saba. C’era una volta il patrimonio artistico dello Yemen. I romani la chiamarono arabia felix, culla di una delle civiltà più floride di tutto il Medio Oriente. Un regno che sbalordì il mondo antico per l’immensità dei suoi templi, per le sue meraviglie ingegneristiche e per le sue ricchezze. I fumi dei suoi incensi, un tempo, bruciavano sugli altari di Roma e della Persia. Di tutto questo splendore oggi non rimangono che macerie. Millenni di storia sepolti dalle devastazioni della guerra civile e dalle bombe della coalizione a guida saudita.

La scorsa settimana, all’Università di Monaco di Baviera, si è tenuto il Congresso Internazionale degli Archeologi sul Vicino Oriente. I maggiori rappresentanti delle scienze archeologiche hanno fatto il punto sulla situazione del patrimonio artistico yemenita, ne è emerso un quadro sconcertante. Più di sessanta siti archeologici sono stati distrutti o gravemente danneggiati. Più di due millenni di storia sono andati perduti per sempre.

“La nostra storia immortale è stata devastata dalla guerra” ha sostenuto  Mohanad  Ahmad al-Sayani, presidente dell’Organizzazione generale delle Antichità e dei Musei dello Yemen a Sana’a. Secondo gli esperti gli attacchi contro le opere d’arte e le architetture storiche dello Yemen sono in gran parte frutto di azioni deliberate. La responsabilità di questo scempio, secondo al-Sayani, grava sulle spalle della coalizione araba a guida Saudita. “Dopo 3 anni di valutazione dei danni, credo che il bombardamento sia stato fatto con uno scopo meramente ideologico, dal momento che molti di questi siti non sono adatti o utili per l’uso militare”. Si tratterebbe dunque di distruzioni mirate, allo scopo di annientare il patrimonio culturale del Paese e demoralizzarne la popolazione già stremata da una gravissima crisi umanitaria.

La fortezza di Sira ad Aden, costruita nell’XI secolo è ridotta ad un cumulo di macerie. Il secolare quartiere di al-Qassimi, nella città vecchia di Sana’a, con le sue case-torri in mattoni, ormai non esiste più. I santuari medievali della minoranza sufi, insieme a diverse moschee sciite sono stati fatti saltare in aria dalla furia iconoclasta del wahabismo saudita. Nel 2015, a inizio conflitto, fu colpita in maniera irreparabile anche la famosissima diga di Ma’rib (per alcuni la più antica al mondo) costruita nell’VII secolo a.C, un capolavoro assoluto di ingegneria idraulica. Bombardamenti mirati hanno colpito anche la celebre città di Baraqish, l’antica Yathill, la seconda città del regno carovaniero di Ma‘in, che ospitava antichissimi templi di epoca pre-islamica, andati completamente distrutti.

“I sauditi hanno ricevuto dall’UNESCO informazioni su importanti siti del patrimonio culturale dello Yemen, tra cui le coordinate esatte”, ha dichiarato l’archeologa tedesca Sarah Japp. Il timore è che i dati forniti a Riyadh siano stati utilizzati proprio per colpire deliberatamente i siti archeologici, contravvenendo alle più elementari regole del diritto bellico. “è impossibile definire tutti questi bombardamenti soltanto come incidenti.”

Il popolo yemenita, vittima di un conflitto volutamente dimenticato da tutti, deve affrontare una crisi umanitaria senza pari. Mentre i civili vengono decimati dalla mancanza di acqua potabile, dal colera e dai bombardamenti, la storia millenaria di un popolo lentamente scompare sotto le macerie. Uno stillicidio che resterà probabilmente impunito; l’Arabia Saudita è stata più volte interpellata dall’UNESCO riguardo la distruzione di beni artistici e archeologici ma non ha mai fornito alcuna spiegazione.

C’era una volta l’arabia felix, che si eclissò nell’assordante silenzio del mondo. Quello stesso mondo che si indignò per le statue distrutte dallo Stato Islamico in Iraq e che oggi, per ragioni esclusivamente politiche, chiude volutamente gli occhi di fronte allo scempio di una civiltà millenaria che non tornerà mai più.

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