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Guerra

C’era una volta il piano di Putin, ci sarà domani il piano di Trump. In mezzo l’Ucraina che resiste

Sarebbe stato diffuso il documento del piano di pace e di tregua russo durante le negoziazioni in Bielorussia: un'Ucraina neutralizzata.
Gerasimov

Il gruppo di giornalisti investigativi noto come Systemj, facente riferimento al medium Radio Free Europe / Radio Liberty, asserisce di essere entrato in possesso dell’accordo per il cessate il fuoco e di pace che la Russia avrebbe presentato all’Ucraina durante il terzo round di colloqui che si sono tenuti in Bielorussia il 7 marzo 2022. Il gruppo sostiene di aver ricevuto il documento da una fonte ucraina informata sullo svolgimento dei negoziati e che una fonte della parte russa ne ha verificato l’autenticità.

È noto che Radio Free Europe / Radio Liberty rappresenti la voce della propaganda di Washington sin dai tempi della Guerra Fredda, in quanto è un medium finanziato apertamente del Governo statunitense che diffonde notizie “in 21 Paesi in cui la libertà di stampa è proibita o fortemente limitata”, come si legge sul sito (governativo) di riferimento.

Vale comunque la pena analizzare il presunto documento diffuso dal gruppo Sistema e soprattutto confrontarlo con quello che sicuramente sappiamo, ovvero le condizioni per la pace in Europa che il presidente della Federazione russa Vladimir Putin aveva avanzato a dicembre 2021, ovvero a due mesi circa dall’invasione in Ucraina.

Quelle proposte russe, rese pubbliche il 15 dicembre, avevano il sapore di un ultimatum se consideriamo che già a quel tempo si era stimato che circa 100mila soldati russi erano stati dispiegati ai confini dell’Ucraina. In ogni caso il Cremlino aveva avanzato unilateralmente che la NATO si ritirasse lungo una linea corrispondente alla situazione antecedente al 1997, ovvero stava chiedendo che le forze militari dell’Alleanza abbandonassero i Paesi che sono entrati a farne parte a partire da quell’anno, quindi sostanzialmente si chiedeva che tutti quelle nazioni passassero a una non meglio definita o garantita condizione di “neutralità”. La proposta russa prevedeva anche il divieto di schierare missili terrestri a raggio intermedio e a corto raggio in aree che consentano loro di raggiungere il territorio delle altre Parti, inoltre si chiedeva di astenersi da qualsiasi ulteriore allargamento della NATO, compresa l’adesione dell’Ucraina e di altri Stati.

Ancora si richiedeva gli Stati membri dell’Alleanza non avrebbero dovuto condurre alcuna attività militare sul territorio dell’Ucraina e degli altri Stati dell’Europa orientale, del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale. Inoltre Mosca affermava che, “al fine di escludere incidenti”, la Federazione Russa e la NATO non avrebbero condotto esercitazioni militari o altre attività militari al di sopra del livello di brigata in una zona di larghezza e configurazione concordate su ciascun lato della linea di confine della Federazione e degli Stati con essa alleati militarmente, nonché degli Stati appartenenti all’Alleanza.

Sostanzialmente un ultimatum irricevibile non solo per la NATO e per Washington, ma anche per tutti quei Paesi che liberamente hanno aderito all’Alleanza Atlantica.

Veniamo ora al supposto documento dei falliti colloqui di pace in Bielorussia. Esso sarebbe composto da sei pagine contenenti il testo principale della bozza dell’accordo e quattro pagine di allegati. I 18 articoli della proposta toccano un’ampia gamma di questioni, tra cui i requisiti per la neutralità dell’Ucraina, la collocazione dei confini e le preoccupazioni umanitarie come lingua, religione e storia. La proposta sarebbe stata scritta molto prima dell’annessione da parte della Russia di quattro regioni ucraine nel settembre 2022 e non include le regioni di Kherson e Zaporizhzhia. Tuttavia, include la richiesta della Russia affinché l’Ucraina rinunci completamente a qualsiasi rivendicazione sulla Crimea e Sebastopoli, nonché sulle regioni di Donetsk e Luhansk.

La Russia ha anche insistito sul disarmo quasi totale dell’Ucraina sotto la supervisione di Mosca, l’isolamento del Paese dall’assistenza occidentale e lo stazionamento a lungo termine delle truppe russe nei territori catturati nelle prime settimane di guerra. A quanto pare alcune di queste richieste sono rimaste invariate durante l’intero processo di negoziazione.

All’inizio di marzo la delegazione ucraina avrebbe accettato provvisoriamente quella che sembra essere stata la richiesta principale della Russia: diventare uno “Stato permanentemente neutrale” che non avrebbe mai aderito alla NATO né avrebbe consentito la presenza di truppe straniere sul suo territorio. Durante tutto il processo di negoziazione nel 2022, fino alla sua sospensione ad aprile, questo punto è rimasto invariato e non è stato contestato da nessuna delle due parti. Ma altri punti avanzati da Mosca sarebbero stati fermamente rigettati dai delegati ucraini, e, se confermata la veridicità del documento, chiarirebbero bene le enormi pretese russe.

Oltre a forze armate ridotte ai minimi termini (50mila soldati di cui 1500 ufficiali), l’Ucraina non avrebbe dovuto “sviluppare, produrre, inventare o schierare sul suo territorio armi missilistiche di alcun tipo con una gittata superiore a 250 chilometri” ma soprattutto la Russia avrebbe avuto il diritto di vietare all’Ucraina di utilizzare “qualsiasi altro tipo di arma che possa essere sviluppata come risultato della ricerca scientifica” in futuro. Ovviamente Kiev avrebbe dovuto riconoscere l’indipendenza delle autoproclamate “repubbliche popolari” di Donetsk e Luhansk, incluso tutto il territorio entro i confini delle regioni ucraine di Donetsk e Luhansk (nonostante il fatto che la Russia controllasse solo una parte di quei territori, come accade ancora oggi). Kiev si sarebbe dovuta sobbarcare i costi di riparazione di tutte le infrastrutture nel Donbass che sono state distrutte dal 2014 e revocare, insieme ai suoi partner, tutte le sanzioni contro la Russia nonché ritirare tutte le cause legali dal 2014 a quel momento.

L’Ucraina avrebbe dovuto rendere il russo una lingua ufficiale dello Stato e ripristinare tutti i diritti di proprietà della Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca. L’Ucraina poi avrebbe dovuto ri-legalizzare i simboli sovietici e comunisti.

In tutto questo, nessun accenno al ritiro delle truppe russe dal territorio ucraino. Allo stesso tempo, Mosca voleva che i partner stranieri di Kiev interrompessero immediatamente ogni assistenza all’Ucraina e ritirassero qualsiasi personale coinvolto con le truppe ucraine, compresi i consiglieri militari.

Si tratterebbe, quindi, di condizioni capestro che avrebbero trasformato l’Ucraina in una nazione imbelle, relegata a essere uno Stato fantoccio della Russia.

A quanto sembra durante le negoziazioni gli ucraini sono riusciti a strappare qualche concessione, come garanzie di sicurezza per un’Ucraina neutrale da parte degli Stati firmatari proposti (che includevano Regno Unito, Cina, Stati Uniti e Francia; la Russia ha anche proposto di includere la Bielorussia, mentre l’Ucraina ha proposto la Turchia). Questo articolo sarebbe stato modellato sull’articolo 5 della NATO: se l’Ucraina fosse attaccata in futuro, gli altri Paesi sarebbero obbligati a difenderla con forze militari. Un altro cambiamento principale avrebbe riguardato l’integrità territoriale dell’Ucraina e il riconoscimento internazionale dei suoi confini: a marzo 2022, l’accordo proposto dalla Russia affermava che la Crimea e Sebastopoli facevano parte della Russia e che esistevano le repubbliche indipendenti di Donetsk e Luhansk mentre il resto dell’Ucraina doveva essere disarmato e riscrivere le sue leggi.

Ad aprile, le due parti avrebbero concordato un quadro diverso: l’Ucraina sarebbe rimasta entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale, tra cui la Crimea, Sebastopoli e alcuni territori non specificati che non sarebbero stati coperti da garanzie di sicurezza. Il comunicato adottato alla fine di marzo a Istanbul affermava che lo status della Crimea e di Sebastopoli sarebbe stato risolto diplomaticamente.

Come detto, la veridicità del documento non è accertata, ma comunque è plausibile che Mosca possa aver avanzato richieste, se non uguali, del tutto simili: del resto a quel tempo (marzo 2022) stava vincendo sul campo di battaglia tanto che nemmeno gli alleati occidentali pensavano che Kiev potesse resistere più di due settimane, e soprattutto si ritrovano le stesse condizioni poste dal presidente Putin nel suo ultimatum di dicembre 2021.

Si potrebbero leggere dei barlumi di speranza, almeno nelle ultime bozze, ma non devono ingannare perché in realtà quello che traspare è che la Russia stava proponendo di avere un’Ucraina neutralizzata, non neutrale, e che soprattutto stava cercando di russificarla nella sua interezza come ai tempi dell’Unione Sovietica: forse il presidente Putin intendeva rimediare “all’errore” della storia sovietica citato nel suo discorso che ha anticipato l’inizio del conflitto.

È evidente che qualsiasi ucraino non avrebbe mai accettato delle condizioni simili anche rischiando il proseguimento della guerra, e nemmeno la comunità internazionale, quindi, ammesso sia tutto vero, traspare la volontà di Mosca di ricostruire la sua sfera di influenza manu militari, o per meglio dire la volontà di ricostituire una serie di “cuscinetti” tra la Federazione e l’Europa occidentale.

Com’è andata a finire lo sappiamo di già: l’aggressione ucraina ha spinto altri Paesi (Svezia e Finlandia) nella NATO, e la possibilità che Kiev possa farne parte (in un futuro che appare lontano), che prima era del tutto incerta, ora si sta facendo più concreta sebbene con molta riserva (almeno temporale come vedremo a breve). Non proprio quello che il Cremlino aveva previsto con l’inizio del conflitto.

L’elezione alla Casa Bianca di Donald Trump, infatti, potrebbe aprire a una tregua del conflitto sebbene con molte clausole che il Cremlino potrebbe trovare interessanti: il Wall Street Journal, mercoledì, ha riferito una delle tante proposte che stanno circolando tra i consiglieri del neo presidente incaricati di elaborare un piano per negoziare la fine della guerra. I piani prevedrebbero che la guerra venga congelata lungo le attuali linee del fronte, che vedono la Russia detenere circa il 20% del territorio ucraino, nonché la sospensione delle ambizioni ucraine di adesione alla NATO per almeno 20 anni. Gli Stati Uniti continuerebbero comunque a consegnare grandi forniture di armi all’esercito ucraino per aiutarlo a scoraggiare potenziali future invasioni e verrebbe concordata una zona smilitarizzata di 800 miglia sorvegliata dagli alleati europei, senza il coinvolgimento delle forze statunitensi.

Attualmente non è chiaro se la Russia possa essere interessata a un simile accordo, anche perché non c’è nulla di scritto, ma è probabile che il Cremlino non rinunci all’idea di un’Ucraina al di fuori della NATO in perpetuo, sebbene il mantenimento dei territori conquistati possa essere alquanto allettante, almeno agli occhi dell’opinione pubblica russa. La questione per la Russia è infatti strategica: l’Ucraina non deve entrare nell’orbita atlantica, né ora né tra 20 anni, ma visto il tributo (di sangue e finanziario) versato per questa guerra, e l’offerta territoriale, non è da escludere che Mosca possa accordarsi.

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