La Siria e l’Iran hanno firmato 11 accordi economici, incluso un patto di “cooperazione economica strategica a lungo termine”, che mira a rafforzare ulteriormente la partnership tra i due Stati mediorientali.

Gli accordi, firmati in occasione del forum congiunto siro-iraniano, svoltosi a Damasco nel gennaio scorso, includono numerosi settori, tra i quali l’industria, il commercio e l’agricoltura. Accanto a questi, sono stati siglati anche memoranda d’intesa, che riguardano istruzione, investimenti, ferrovie e servizi pubblici.

In particolare, i protocolli prevedono una più stretta collaborazione tra autorità ferroviarie iraniane e siriane, progetti di riadattamento dei porti di Tartus e Latakia e l’apertura di una fiera permanente per l’esposizione dei prodotti iraniani a Damasco.

Al centro delle discussioni, la costruzione di nuove centrali elettriche, da parte dell’Iran, in territorio siriano. La prima, nel governatorato di Latakia, avrebbe una potenza nominale di 540 megawatt, per un valore di circa 460 milioni di dollari.

La ricostruzione della Siria

In filigrana, il tema del forum siro-iraniano è stato dunque la ricostruzione della Siria, martoriata da otto anni di guerra civile. Il conflitto ha devastato l’economia e le infrastrutture del Paese, causando danni pari a circa 400 miliardi di dollari, secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite.

In riferimento al periodo compreso tra il 2010 e il 2015, il Fondo monetario internazionale ha stimato un calo superiore al 75 per cento nell’economia siriana. In soli 5 anni, il Pil sarebbe crollato da 60 miliardi di dollari a soli 14 miliardi.

Per la ricostruzione, Damasco si è rivolto a Teheran, chiedendogli di intervenire attivamente in questo processo. Non si è fatta attendere la risposta iraniana, che, tramite la voce di Eshaq Jahanigiri, vice di Rouhani, ha promesso che l’Iran starà “al fianco della Siria nella prossima fase, caratterizzata dalla ricostruzione”.

Il primo ministro siriano, Imad Khamis, ha descritto gli accordi siglati dai due partner come “unici” e ha rassicurato le società iraniane, interessate a investire in Siria, sulla creazione di apposite “strutture legali e amministrative” di supporto.

La strategia iraniana in Siria

“Un messaggio al mondo”, che testimonia “la realtà della collaborazione tra Siria e Iran”: così Khamis ha definito i recenti accordi con Teheran. Una cooperazione attraverso cui l’Iran sta potenziando la sua presenza, già solida, all’interno del territorio siriano.

Nell’agosto 2018, le due parti avevano firmato un patto di cooperazione militare, di cui non erano stati forniti ulteriori dettagli. Durante tutto il corso della guerra civile, l’Iran ha sostenuto la Siria attraverso forniture di petrolio e l’apertura di diverse linee di credito. Secondo quanto riferito dal ricercatore David Butter, il principale contributo economico fornito dall’Iran sarebbe stata la fornitura, a credito, di una media giornaliera di 50-60 mila barili di greggio, a partire dal 2013.

Se Siria e Iran sono partner strategici da almeno 40 anni, i loro rapporti, già molto forti, lo sono diventati ancora di più a partire dal 2011, anno di inizio della guerra civile siriana, quando Teheran è sceso in campo in difesa del governo del presidente Bashar Al Assad.

Da allora, l’Iran si è contraddistinto per essere il principale sostenitore del capo di Stato siriano, nonostante altri Paesi, in particolare la Russia, abbiano svolto un ruolo di primo piano nel supportare Al Assad.

Le mire dell’Iran

Obiettivo di Teheran è formare una presenza stabile all’interno del territorio siriano, al fine di potenziare le capacità militari di Hezbollah e di estendere il fronte con Israele dal sud del Libano fino alle alture del Golan.

L’Iran mira a creare due corridoi di transito, che, attraverso la Siria, gli consentirebbero di raggiungere il Mar Mediterraneo. Il primo corridoio dovrebbe collegare l’area di Baghdad a quella di Damasco, attraverso la città di Al-Tanf, al confine con Iraq, Siria e Giordania.

Il secondo, invece, dovrebbe collegare la regione di Mosul, in Iraq, con Raqqa, in Siria. In questo modo, l’Iran riuscirebbe sia ad avere accesso diretto ai suoi proxies nelle alture del Golan, estendendo il suo fronte con Israele dal sud del Libano alle alture del Golan, fino a Yarmouk, sia ad acquisire basi navali sulla costa siriana.