Ci sono i civili, ad Aleppo est. Dai cinquantamila ai duecentocinquantamila. Un numero tanto grande quanto vago.La parte orientale della seconda città siriana è in mano ai ribelli da quattro anni. Le milizie che l’hanno avuta in mano sono le più disparate. Proprio oggi, il Corriere ha pubblicato un articolo in cui viene riportata la testimonianza di un portavoce di Ahrar Al Sham: “Ci sono stati tentativi iraniani di sfruttare la situazione ad Aleppo e impedire qualsiasi evacuazione della nostra gente da Aleppo assediata, ma alla fine un accordo è stato raggiunto nonostante l’intransigenza iraniana”. Una fonte autorevole? Non proprio. Ahrar Al Sham, ovvero “Uomini liberi della grande Siria”, è un gruppo islamista e salafita. In poche parole: sono dei jihadisti. Jihadisti che ora potrebbero nascondersi anche tra i civili in fuga, come è successo in passato sia in Libia che in Iraq.Ad Aleppo sono asserragliati anche gli uomini di Fateh Al Sham, la vecchia al Nusra (ovvero Al Qaeda) che, la scorsa estate, ha provato a riciclarsi e a rendersi più presentabile all’Occidente cambiando nome. Il gruppo nasce da una costola dello Stato islamico e si rifà, come è ovvio, all’islam radicale e all’ideologia qaedista. Lo scorso mese i miliziani di Al Nusra hanno sparato contro i civili che tentavano di raggiungere la parte ovest di Aleppo, quella, per intenderci, controllata da Bashar Al Assad. Tra le fazioni jihadiste che controllano Aleppo c’è anche Fatah Halab, un altro gruppo jihadista accusato in passato da Amnesty International di aver  compiuto crimini di guerra, compreso l’uso di armi chimiche. Tre diversi movimenti jihadisti, ma ci sono anche gruppi minori, che hanno in mano Aleppo assieme al controverso Esercito siriano libero. La “protezione civile” è affidata agli arcinoti elmetti bianchi, sui quali abbiamo già scritto a lungo.stripA lungo i cristiani di Aleppo hanno denunciato la presenza di questi gruppo islamisti. Nessuno, o quasi, in Occidente ha voluto ascoltarli. I loro appelli sono caduti nel vuoto. E ora tutti, compresi i civili, ne stanno pagando il conto.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE