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Guerra

Caso Savchenko, tensione in Ucraina

Si sta alzando nuovamente la tensione internazionale in Ucraina attorno al caso Savchenko. Nadia Savchenko, 34 anni, ex pilota militare di Kiev, e capolista nel 2014 del partito Patria guidato dalla “rivoluzionaria colorata” Julia Timoshenko, è infatti attualmente detenuta in...

Si sta alzando nuovamente la tensione internazionale in Ucraina attorno al caso Savchenko. Nadia Savchenko, 34 anni, ex pilota militare di Kiev, e capolista nel 2014 del partito Patria guidato dalla “rivoluzionaria colorata” Julia Timoshenko, è infatti attualmente detenuta in Russia con l’accusa di omicidio, diventando il nuovo emblema del sentimento “anti-russo” in Ucraina.

Il caso

L’ex pilota di elicotteri è infatti incriminata da Mosca per aver fornito ai militari ucraini le coordinate per i tiri di mortaio che il 17 giugno del 2014, nel Donbass, colpirono a morte due giornalisti russi del canale televisivo statale Vgtrk, Igor Korneliuk e Anton Voloshin. La Savchenko, da parte sua, respinge le accuse di Mosca, sostenendo di essere stata catturata dai miliziani della autoproclamata Repubblica di Donetsk un’ora prima che partisse l’attacco contro i giornalisti. Con l’udienza di ieri, il processo è entrato nella sua fase conclusiva, e il verdetto, atteso per il 21 marzo, fa pensare ad un accoglimento della condanna a 23 anni di carcere chiesta dall’accusa. La Savchenko, che dal 4 marzo era entrata per protesta in sciopero della fame, ieri ha assunto un atteggiamento di sfida, definito “provocatorio” dal ministero degli Esteri di Mosca, nei confronti dei giudici in aula, mostrando il dito medio alla corte e intonando l’inno nazionale ucraino. Oggi la Savchenko, nonostante avesse dichiarato di portare a termine lo sciopero della fame fino al suo ritorno “viva o morta” in Ucraina, ha interrotto la protesta a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. La decisione, hanno comunicato gli avvocati della giovane pilota, è stata influenzata anche dalle richieste di chi le ha dato supporto in questi giorni e dall’invito a smettere lo sciopero delle fame rivoltole dal presidente ucraino Petro Poroshenko, che si è detto disponibile inoltre, per la prima volta, ad un eventuale scambio di prigionieri.

La rabbia anti-russa esplode a Kiev

Domenica scorsa duemila persone avevano manifestato nella ormai celebre piazza Maidan per la liberazione della pilota,  e ieri a Kiev, in contemporanea con il processo, un corteo di almeno 200 persone, al quale ha preso parte anche la leader della “rivoluzione arancione”, Julia Timoshenko, si è diretto verso l’ambasciata russa, scagliando uova contro l’edificio. Secondo il portavoce dell’ambasciata i manifestanti avrebbero lanciato anche “pietre” e versato dello “iodio” sull’ingresso principale del palazzo.Nella notte, inoltre, l’edificio che ospita la rappresentanza diplomatica di Mosca è stato attaccato con bottiglie molotov.  Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, è intervenuto su quest’ultima vicenda, definendo “oltraggiosi” gli attacchi all’ambasciata, chiedendo una reazione da parte della comunità internazionale e annunciando che affronterà il caso nella giornata di oggi con il segretario di Stato americano John Kerry.

La reazione della comunità internazionale

Il rilascio “immediato e senza condizioni” della Savchenko è stato chiesto alle autorità di Mosca dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, “per ragioni umanitarie”. Per la Mogherini il rilascio della militare sarebbe una “questione di compassione umana”, con riferimento allo stato di salute dell’ex pilota, deterioratosi a causa dello sciopero della fame, e sarebbe in linea, inoltre, “con gli impegni internazionali sui diritti umani della Russia” e con l’attuazione degli accordi di Minsk. Anche il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, si era pronunciato a favore della scarcerazione e nella giornata di martedì una lista di eurodeputati avevano presentato proprio alla Mogherini una lettera in cui veniva richiesta l’introduzione di nuove sanzioni anti-russe in relazione al caso. La Russia dovrebbe “fare la cosa giusta” e lasciare che cadano le accuse contro la Savchenko anche secondo il vice-presidente americano Joe Biden. Petizioni per la liberazione della pilota si sono diffuse anche online, sponsorizzate dai più noti personaggi pubblici ucraini. Mosca però non ne vuole sapere e ha denunciato quelle che considera vere e proprie “interferenze politiche” nel processo Savchenko, che secondo il portavoce del Cremlino Dmitrj Peskov, si sta svolgendo secondo la legislazione russa. Peskov ha inoltre definito “inaccettabili” gli appelli a ulteriori sanzioni. Anche sull’ipotesi della possibilità di uno scambio di prigionieri avanzata dal presidente ucraino Poroshenko, pur annunciando che il presidente Putin avrebbe “preso nota” della proposta, Mosca continua  a mostrarsi cauta, affermando che negoziati su un eventuale scambio non possono avere luogo prima che sia pronunciata la sentenza da parte del tribunale.

Donbass, la guerra dimenticata

Nonostante il cessate il fuoco in vigore da più di un anno nel sud-est dell’Ucraina grazie agli accordi siglati a Minsk dal cosiddetto “quartetto Normandia”, esercito di Kiev e ribelli delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, continuano ad accusarsi a vicenda di sistematiche violazioni della tregua. E vittime civili e militari continuano a registrarsi in entrambi gli schieramenti. Lo scorso 7 marzo, inoltre, il Congresso Usa ha approvato lo stanziamento di altri 250 milioni di dollari di aiuti militari all’esercito di Kiev. Gli Stati Uniti avevano già concesso a Kiev per le operazioni in Donbass 265 milioni di dollari in assistenza militare. Il conflitto civile nel Paese, secondo i dati forniti dalla missione di osservazione dell’Osce in Ucraina, ha provocato circa 10.000 morti dall’aprile del 2014 ad oggi





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