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Giornata di scontri ad Aleppo tra le Forze Democratiche Siriane (Sdf), facenti riferimento all’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est (Rojava) a maggioranza curda, e le truppe del governo di Ahmad al-Sharaa nel pieno delle tensioni per i colloqui volti a definire l’integrazione delle prime nell’esercito regolare.

Almeno una persona è stata uccisa e undici ferite nella città più importante del Nord della Siria e seconda più popolosa del Paese dopo la capitale Damasco a seguito dell’attacco delle Sdf nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh. Un anno dopo la caduta di Bashar al-Assad e l’avanzata decisiva dei ribelli che ebbe proprio nella caduta di Aleppo, a fine novembre 2024, la svolta da azione di espansione a manovra decisiva per travolgere la dittatura del Baath Aleppo torna epicentro di scontro mentre l’ex jihadista divenuto capo di Stato, al-Sharaa, si divide tra un contesto internazionale di aperto endorsement nei suoi confronti e una situazione interna che vede tutt’altro che esaurito il quindicennio di una guerra civile iniziata a inizio 2011.

La partita dell’integrazione dei curdi nelle forze armate siriane è tra quelle decisive, assieme al fronte dei drusi a Sud, per ricomporre l’unità di un Paese che l’ex Abu Mohammad al-Jolani governa promettendo un superamento delle fratture settarie, andate però manifeste in diversi casi come gli scontri a Suweyida con gli stessi drusi, i pogrom di Alawiti a Ovest e, oggi, le tensioni coi curdi. “La violenza si verifica mentre il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan si reca a Damasco, la capitale siriana, per colloqui con i funzionari siriani sull’integrazione delle Sdf nel nuovo esercito del Paese”, nota Al Jazeera. La Turchia, madrina del regime di al-Sharaa, è storicamente avversaria delle Sdf che ritiene una proiezione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) con cui il governo di Recep Tayyip Erdogan ha di recente riaperto una trattativa dopo l’annuncio della fine della lotta armata indipendentista.

“Ankara sostiene che l’appello al disarmo del leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) incarcerato Abdullah Öcalan si applichi anche alle Sdf”, nota Bianet, ma queste ultime “negano qualsiasi legame organizzativo con il PKK e sostengono che il messaggio di Öcalan non le riguardi”. A marzo le Sdf si erano impegnate a confluire nell’esercito regolare siriano. L’accordo è però rimasto finora inapplicato. E se dal lato curdo il timore è quello dell’assimilazione in un esercito diviso su base settaria, dal versante siriano si teme che le minoranze nazionali siano utilizzabili come leva contro Damasco da chi dall’esterno vuole la divisione del Paese. E qui ogni riferimento a Stati come Israele è immediato. Questo rende difficile una trattativa cruciale per il futuro del Paese levantino alla cui ombra le violenze non cessano di essere la normalità.

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