Il caldo di agosto non ferma la guerra in Libia, anzi le ultime ore appaiono tra le più delicate da quando, a partire dallo scorso 4 aprile, è in corso la battaglia per la presa di Tripoli. Tra bombardamenti in diverse città della Tripolitania ed il ritorno dell’uso di armi pesanti lungo il fronte a sud della capitale, la battaglia che vede contrapposte le forze del governo di Fayez Al Sarraj a quelle dell’esercito di Khalifa Haftar entra sempre più nel vivo dopo settimane di stallo.

Haftar rivendica il bombardamento a Misurata

“Il comandante in capo dell’Esercito nazionale libico ha seguito e supervisionato personalmente i bombardamenti contro l’Aeronautica militare di Misurata”: ecco la frase più importante che si legge in un comunicato lanciato sui social da uno dei portavoce del Libyan National Army (Lna), ossia l’esercito comandato da Khalifa Haftar. In questo modo di fatto il generale rivendica quanto accaduto a Misurata, la città da cui provengono le più importanti milizie rimaste a sostegno di Fayez Al Sarraj ed il cui aeroporto nei giorni scorsi viene preso di mira da intensi bombardamenti.

Nel comunicato diffuso sui social, l’Lna parla anche di una sala operativa turca colpita quasi a voler testimoniare la massiccia presenza di mezzi e uomini di Ankara all’interno della Libia. Non a caso, l’hastag in arabo con il quale viene accompagnato il comunicato in questione recita “non consentiremo la violazione della sovranità della patria”. Un modo quindi per affermare ancora una volta come, dalle parti di Bengasi, le attuali operazioni militari vengono viste non solo come guerra al terrorismo ma anche come lotta alle intrusioni straniere. Intanto, ad ulteriore riscontro di questa situazione, emergono anche le parole di Mohamed al Manfour, comandante dell’aviazione di Haftar: “Le nostre forze aeree – si legge in un nota diramata presso i media locali – hanno effettuato 15 attacchi aerei contro le milizie terroristiche alleate con Fayez al Sarraj, nella sede dell’accademia di Misurata Air College”.

Quei bombardamenti che preoccupano l’Italia

Se Haftar lamenta intrusioni turche, da Tripoli si punta il dito invece contro le incursioni dei droni emiratini: “Le difese aree dell’aeroporto di Misurata – scrive in una nota il portavoce dell’operazione “Vulcano di rabbia”, Muhammad Qanunu – hanno abbattuto un drone emiratino che ha partecipato insieme ad un altro velivolo all’attacco aereo”. Nel comunicato dunque si conferma il bombardamento contro Misurata, ma vengono minimizzate le conseguenze: “I bombardamenti dei droni degli Emirati Arabi Uniti – scrive ancora Qanunu – non hanno provocato danni alle struttura dell’aeronautica libica”.

Non è la prima volta che la struttura militare di Misurata viene presa di mira ed anche se, come sembra, non ci sono stati danni i bombardamenti di Haftar preoccupano sempre più l’Italia. Mentre a Roma tutta l’attenzione è incentrata sulla crisi di governo, a Misurata le bombe cadono non lontane dalla base che ospita una buona parte del nostro contingente nel paese nordafricano. Nella città libica infatti, dal 2016 sono presenti 400 soldati italiani e 130 mezzi del nostro esercito. La presenza dell’Italia a Misurata è ricollegabile all’inizio delle operazioni anti Isis a Sirte delle milizie misuratine: i nostri soldati infatti, hanno costruito un ospedale da campo ancora funzionante e, da allora, risultano ancora stanziati in questa città. Il fatto che i bombardamenti nelle ultime settimane prendano sempre di più di mira Misurata, sotto il profilo pratico e politico non è certo un bel segnale per l’Italia.