Continua a crescere la tensione nel Mediterraneo orientale tra Grecia e Turchia. Il governo di Ankara ha annunciato che la nave di ricerca Oruc Reis – scortata da due fregate – continuerà le sue operazioni al largo di Cipro fino al primo settembre. Per la nave da ricerca della Turchia si tratta della seconda estensione del tempo delle operazioni. Prima dovevano terminare il 23 agosto, poi, con un Navtex, la Marina turca aveva deciso di prolungare le esplorazioni fino al 26. Oggi è arrivato il comunicato che non tornerà alla base prima dell’inizio di settembre. Il ministro della Difesa, Hulusi Akar, ha detto che le esercitazioni non sarebbero affatto legate a quello che sta avvenendo con la Grecia e allo scontro navale in atto. Ma è chiaro che queste parole non abbiano particolare fondamento; e Akar lo sa benissimo. Impossibile non collegare questo prolungamento delle attività della Oruc Reis con le manovre militari che Atene ha deciso di svolgere nel quadrante orientale del Mediterraneo.

Il clima si sta surriscaldando e quello che sta succedendo nel Mediterraneo orientale, se non è l’inizio di una guerra, è certamente un campanello d’allarme che nessuno sta sottovalutando, soprattutto in ambito Nato. Non a caso ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha contattato sia il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per chiedere di arrivare il prima possibile a una de-escalation. Il fianco sudorientale dell’Alleanza atlantica non può essere messo così a repentaglio e i rischi di instabilità sono tenuti in estrema considerazione dai comandi di Washington e di Bruxelles. Ma gli incidenti possono succedere. E quando ci sono navi e aerei in azione in un’area così limitata è difficile escludere al cento per cento le possibilità che da una miccia possa esplodere un incendio. Le parole di Heiko Maas, capo della diplomazia tedesca, sintetizzano a pieno questa minaccia.

Il primo avvertimento è arrivato all’inizio delle operazioni turche, il 12 agosto, quando la Marina ellenica si è trovata faccia a faccia con la flotta che scortava la Oruc Reis nei pressi di Castelrosso. La fregata greca Limnos si è scontrata con la turca Kemal Reis che era di scorta alla nave d’esplorazione. Un vero e proprio speronamento, segno che il clima si era già ampiamente surriscaldato. Secondo i media turchi lo scontro avrebbe provocato danni soltanto alla Limnos, costretta a rientrare in porto. Ma le immagini iniziate a circolare sui social network mostravano un’altra realtà. Vero che la Limnos era stata danneggiata in prua, ma il danno inferto alla Kemal Reis, stando alle immagini, era decisamente più ampio, con uno squarcio sulla fiancata. Fonti greche parlavano di un impatto tremendo dovuto a un’incauta manovra turca, con la prua della Limnos che avrebbe penetrato la nave di Ankara per circa due metri e mezzo. La Turchia ha negato qualsiasi danneggiamento serio della sua nave, ma a prescindere dalla propaganda che in queste ore impazza sui social è sicuramente un segnale eloquente che le cose potrebbero mettersi male in caso di errore da parte di entrambe le Marine. Tanto è vero che lo stesso ministro greco Nikos Dendias ha voluto portare l’incidente sul tavolo dei vertici europei.

In quegli stessi giorni un altro strano incidente pare abbia avuto come scenario l’Egeo. Ma questa volta a essere coinvolto sarebbe stato un sottomarino turco. I siti militari greci hanno parlato di una vera e propria caccia a un mezzo turco nelle acque tra Grecia e Turchia, con le forze di Ankara che avrebbero fatto decollare aerei ed elicotteri antisommergibile per stanare un sottomarino scomparso. Fonti del sito greco Militaire parlano di una perdita di contatto tra il comando turco e il sottomarino, ma c’è anche chi afferma che fosse in realtà un sottomarino greco il vero obiettivo della missione.

Nel frattempo i cieli del Mediterraneo hanno ricominciato a ribollire anche in altre aree, in particolare tra Creta e Cipro. Oggi il sito Ekathimerini ha confermato che sei caccia F-16 dell’aeronautica greca hanno raggiunto l’isola per unirsi alle esercitazioni Eunomia con le forze di Francia e Italia per manovrare nei cieli del Mediterraneo orientale con i Rafale dell’aviazione di Parigi. I caccia avrebbero eluso i controlli turchi nelle parte nord di Cipro, tanto che gli aerei di Ankara avrebbero poi provato ad ostacolare i mezzi ellenici con una manovra di disturbo. Un faccia a faccia che conferma che anche nei cieli l’aria inizia a farsi pesante. Le violazioni dei cieli greci da parte degli aerei militari turchi sono ormai una costante, mentre in queste ore un Awacs dell’aeronautica di Erdogan è stato segnalato a nord di Rodi. Il tutto mentre a largo di Antalya avveniva un nuovo incontro ravvicinato tra fregate turche e greche.

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