Ora ci siamo: Russia e Stati Uniti aprono trattative per la fine della guerra in Ucraina e per la costruzione di un rapporto comune. “Lavorare insieme” con “buon senso”: questo il sunto del post su Truth, il social network di sua proprietà, con cui Donald Trump ha annunciato di aver avuto una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin. Una chiamata in cui The Donald sottolinea di aver discusso a tutto campo con l’omologo russo: “Abbiamo discusso di Ucraina, Medio Oriente, energia, intelligenza artificiale, il potere del dollaro e vari altri argomenti“, ha scritto il presidente americano.
La svolta negoziale tra Trump e Putin
In sostanza: aprire trattative per una relazione bilanciata, oltre l’Ucraina. Quando Mosca ha attaccato il Paese limitrofo, nel 2022, le richieste del Cremlino erano ben oltre la questione territoriale che divideva i due Paesi ex-sovietici. Si parlava di garanzie di sicurezza e di prevedibilità dei rapporti bilaterali. Negli anni erano declinati gli accordi che normavano la parità sugli armamenti, le posizioni sugli asset nucleari, i dialoghi sulla sicurezza globale. Russia e Usa si sono confrontati a tutto campo anche attraverso l’Ucraina, in un crescendo di sfide e delegittimazioni. Ora Trump fa il primo, atteso passo: aprire a un confronto con Mosca per normalizzare la situazione in Europa orientale e, attraverso questa, ridefinire gli equilibri internazionali.
La presa d’atto è netta e l’ha espressa ieri il capo del Pentagono Pete Hegseth: il ritorno dell’Ucraina ai confini pre-bellici è “irrealistico”. Parole pesanti che raccontano di come la trattativa per la pace in Ucraina, giocoforza, disegnerà un nuovo ordine internazionale. Il re è nudo, l’architettura di sicurezza post-1989 è declinata e in un certo senso la guerra in Ucraina ha confermato un trend più che decennale a cui anche Usa e Nato hanno alacremente contribuito. Urge costruire un’architettura securitaria nuova, e la pace in Ucraina può essere la base per realizzarla. Per ora più facile a dirsi che a farsi: la guerra continua e parliamo solo di un’intenzione al dialogo. Ma la trattativa c’è, e Trump e Putin mostrano voglia di arrivare a mettere un punto alla guerra.
Spicca, nelle parole di Trump, un’apertura che probabilmente per Putin vale più di molti risultati sul campo nella faticosa guerra in Ucraina: The Donald ha detto che lui e Putin hanno parlato dei passati dei rispettivi Paesi e sottolineato che “abbiamo entrambi riflettuto sulla grande storia delle nostre nazioni e sul fatto che abbiamo combattuto così bene insieme nella seconda guerra mondiale, ricordando che la Russia ha perso decine di milioni di persone”.
Il ritorno del rispetto reciproco?
Nell’anno che segna l’ottantesimo anniversario della fine della guerra, parole che pesano a poca distanza dalla celebrazione controversa della liberazione di Auschwitz e in tempi di riscrittura della storia in senso antirusso e antisovietico, peraltro da parte di un comandante in capo non sospettabile di alcuna nostalgia verso la fu Unione Sovietica, il cui ruolo nella vittoria contro la Germania nazista è però mito fondativo della Russia odierna.
Una conversazione che emerge all’insegna del rispetto. E questo è forse il dato più importante. Russia e Usa, per la prima volta da tre anni, non si vedono come irriducibili rivali ma come Paesi pronti a dialogare tra loro. Non è chiusa nemmeno l’ipotesi di estendere al leader ucraino Volodymyr Zelensky i contatti: Trump ha scritto su Truth di averlo immediatamente avvisato. Un solo, grande assente: l’Europa, che semplicemente ha scelto di non contare assolutamente nulla e non è nemmeno menzionata. Ma a questo, purtroppo, siamo da tempo abituati. Se son rose, fioriranno: per ora, registriamo una svolta attesa da tempo e che rimette in moto la politica in Europa. Dopo tre anni di morte e distruzione, è già una notizia positiva.
