Botta e risposta tra Usa e Russia sull’attacco con i droni a Latakia

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Continua il botta e risposta a distanza tra Mosca e Washington su quanto accaduto nel giorno dell’Epifania, quando cioè un attacco effettuato con diversi droni imbottiti di esplosivo si è verificato presso la base aerea di Latakia, una delle più importanti basi operative russe in Siria e da cui partono gran parte degli aerei militari operativi nel paese. Nei giorni successivi all’attentato da Mosca hanno affermato come, analizzando i materiali di uno dei droni arrivati all’interno della base, chi ha agito lo ha fatto con il “sostegno da uno dei paesi con capacità tecnologiche avanzate”; nelle scorse ore, una nuova indiscrezione: secondo il Ministero della Difesa russo, un aereo di ricognizione americano avrebbe sorvolato la base di Latakia durante l’attacco. Da Washington però, negano ogni coinvolgimento ed il botta e risposta sembra destinato a proseguire: da un lato il governo russo, che fa riferimento a possibili coinvolgimenti esterni nell’attacco, puntando il dito sugli USA, dall’altro quello americano che, dopo aver definito poco veritiero l’aiuto esterno a chi ha provato ad attaccare la base di Latakia, smentisce categoricamente ogni coinvolgimento nell’azione.

Il comunicato del Ministero della Difesa di Mosca

Come riportato da RussiaToday, citando fonti del Ministero della Difesa russo, il governo di Mosca è intervenuto nuovamente sull’attacco contro la base di Latakia: “Un velivolo di ricognizione americano – si legge – Era in volo nella zona della base nel momento dell’azione terroristica. Durante l’attacco, era in volo un aereo Poseidon che ha attraversato il Mar Mediterraneo tra Tartus e Hmeimim per più di quattro ore ad un’altitudine di settemila metri”. La nota del Ministero della Difesa parla di ‘strana coincidenza’, senza quindi esplicitare il sospetto del coinvolgimento dell’aereo statunitense nell’attacco terroristico. L’individuazione del Poseidon, aereo costruito dalla Boeing ed entrato in funzione come pattugliatore marittimo dell’US Navy nel 2014, secondo i vertici della difesa russa è stata possibile accertarla diverse ore dopo l’attacco contro la base militare.



La smentita di Washington

La notizia comunicata dal Ministero della Difesa da Mosca, ha subito avuto importanti echi anche oltre oceano; i vertici del Pentagono, in particolare, hanno smentito ogni tipo di collaborazione con il gruppo o la cellula terroristica che ha operato l’attacco alla base di Latakia. La prima smentita è arrivata a seguito delle sopra citate dichiarazioni della difesa russa, secondo cui sarebbe sì plausibile la costruzione in loco dei droni utilizzati per l’azione terroristica, pur tuttavia l’analisi gli elementi utilizzati per l’assemblaggio e per portare a termine il tentativo di bombardamento farebbe propendere, di fatto, per un aiuto esterno fornito a chi agito nella notte tra il 5 ed il 6 di gennaio. Come riportato dal Washington Post, dalla capitale statunitense hanno dichiarato invece che, per i dati in possesso ai funzionari del Pentagono, il materiale utilizzato dai terroristi sarebbe facilmente reperibile nel mercato nero delle armi e, di conseguenza, sarebbe plausibile la versione secondo cui l’attacco è stato progettato e portato a termine unicamente da forze locali.

Sempre il Washington Post, nelle scorse ore, ha riportato le dichiarazioni di smentita sull’eventuale azione di supporto ai terroristi effettuata dal Poseidon presente a Latakia durante l’attacco; a parlare è stato direttamente il portavoce del Pentagono, Adrian Rankine-Galloway: “Non c’è nessuna forza degli Stati Uniti o della coalizione internazionale operante in Siria che ha recitato un ruolo nell’attacco contro la base russa di Latakia”, si legge sul Washington Post, con il governo USA dunque che nega ogni responsabilità. Resta però il fatto, politicamente rilevante, che tra Russia e USA è tornata la tensione sulle evoluzioni del contesto siriano; il botta e risposta tra le due potenze appare carico di nervosismo da una parte e dall’altra: come sottolineano i media russi, da Washington non si è smentita la presenza del Poseidon in zona, elemento questo di non poco conto anche se appare al momento difficile provare concretamente un ruolo del velivolo militare durante gli attacchi a Latakia.

Svelato il luogo da cui sono partiti i droni carichi di esplosivo

Ma quella della presenza dell’aereo USA sopra la costa siriana nello scorso 6 gennaio, non è l’unica scoperta fatta dalla Russia in queste ore: in particolare, è stata ufficialmente svelato il luogo da cui sono partiti i tredici droni; come riportato dall’agenzia TASS, i velivoli senza pilota hanno percorso quasi 100 km e si sono alzati in volo dalla cittadina di Muazzara, la quale si trova all’interno della provincia di Idlib. Il fatto non è di poco conto: in tanti infatti, tra i vertici della difesa russa e siriana, hanno temuto che l’attacco potesse essere partito direttamente da zone controllate dall’esercito con lo spauracchio quindi di avere, all’interno dei territori governativi, cellule dormienti in grado di mettere a repentaglio la sicurezza degli obiettivi più sensibili. Con l’individuazione del luogo da cui è partito l’attacco, il quale si trova invece in zone attualmente in mano ai ribelli, sparisce questa prospettiva ma si apre un’altra questione: essendo quelle zone controllate da sigle vicine alla Turchia, il Ministero della Difesa russo ha scritto al capo di Stato Maggiore della difesa di Ankara affinché, si legge, “Vengano intensificati gli sforzi per incrementare i punti di osservazione nelle zone di de – escalation di Idlib, prevenendo simili attacchi”.

Le autorità militari presenti in Siria, stanno operando in queste ore per svelare sempre di più la dinamica di un’azione che, oltre ad aver rischiato di provocare seri danni alla base, appare come un campanello d’allarme per l’incolumità di mezzi e uomini russi nella roccaforte governativa di Latakia.