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Bombardare acquedotti e depositi di cibo. Tagliare i rifornimenti provenienti dall’esterno sventrando ogni infrastruttura che potrebbe consentire il trasporto di generi alimentari. Fare terra bruciata attorno agli obiettivi designati e aspettare che la resistenza ucraina, sia essa formata da civili, paramilitari o soldati, si arrenda di sua spontanea volontà. La strategia che l’esercito russo sta adottando a Mariupol, nel tentativo di conquistare l’acciaieria Azovstal, potrebbe presto essere ripetuta altrove, se non diventare la costante della cosiddetta fase due dell’operazione militare in Ucraina.

Perché lanciare le proprie truppe in pericolosi assalti o combattimenti corpo a corpo? Mosca, per limitare i danni e forse per scongiurare macellerie sociali mediaticamente nocive, ha pensato bene di far cadere i suoi nemici per stenti. Si tratta di una tecnica vecchia come il mondo, che in Ucraina sarebbe già stata testata e impiegata fin dall’inizio del conflitto e che d’ora in avanti potrebbe diventare una costante.

Una mezza conferma delle intenzioni russe è arrivata dal Donbass, quadrante orientale dell’Ucraina, dove Maksym Donetsenko, direttore generale della Croce rossa ucraina citato da Il Messaggero, ha tratteggiato un futuro per niente roseo. “Ci aspettiamo che le prossime settimane saranno le peggiori. Lasciare i civili senza cibo e senza acqua è una scelta che i militari russi hanno fatto fin dall’inizio”, ha affermato.



La strategia della fame

Niente cibo né acqua: nessun uomo è in grado di resistere a lungo in condizioni del genere, neppure i militari più coraggiosi. La strategia della Russia sembrerebbe seguire un copione ben preciso: mantenere gli ucraini in una situazione di costante paura, da perpetuare mediante massicci bombardamenti o attacchi missilistici, nella speranza che la popolazione possa arrendersi così da convincere anche le forze militari di Kiev ad alzare bandiera bianca.

Dontsenko ha fatto l’esempio di quanto accaduto nella regione di Sumy, non troppo distante da Kharkiv. In quell’area non ci sarebbero stati militari ucraini, eppure l’esercito russo avrebbe bombardato i depositi di generi alimentari con l’intenzione di fiaccare brutalmente la resistenza avversaria. “Da quando è cominciata l’invasione hanno attuato questo metodo. Non vogliono solo affamare l’esercito nemico, vogliono affamare i civili”, ha aggiunto.

Un’annotazione simile è stata fatta anche da Oleg Synegubov, leader della regione di Kharkiv. Nel corso di un’intervista rilasciata all’Ukraina Pravda, Synegubov ha spiegato che i russi assedierebbero le città provocando catastrofi umanitarie.

L’obiettivo dei russi

Per quale motivo portare avanti una strategia del genere? Synegubov ha aggiunto che nelle fasi più dure dell’emergenza i russi non consentirebbero corridoi umanitari per far evacuare i civili, e neppure la possibilità di ricevere aiuti dall’esterno. È solo quando “le persone cominciano a morire di fame” che i russi “iniziano a fare la parte dei poliziotti buoni e offrono una via d’uscita“, ha sottolineato lo stesso Synegubov. In quel caso, tuttavia, la possibilità di essere evacuati consisterebbe nel trasporto in Russia e non in altre città dell’Ucraina.

A Severodonetsk sarebbe andata proprio così, con le forze del Cremlino che avrebbero bombardato volutamente tutti i magazzini alimentari. Senza più cibo a disposizione, i cittadini possono adesso nutrirsi soltanto grazie agli aiuti umanitari. Che, come detto, non sempre riescono ad arrivare in loco.

Nel Donbass, dove è concentrato il grosso delle truppe russe, il rischio è che quanto accaduto a Mariupol possa ripetersi in altre città. I centri più a rischio sono Lisichansk e la citata Severodonetsk nella regione del Lugansk, Slovyansk e Kramatorsk nel Donetsk, ma anche Kharkiv, Izyum e Barvenkovo nella regione di Kharkiv.

Come se non bastassero già la mancanza di cibo e acqua, la maggior parte delle città situate nel quadrante orientale dell’Ucraina non ha né lucegas e neppure acqua, visto che anche le tubature e gli acquedotti sono stati distrutti dai bombardamenti. I civili che hanno scelto di restare nei luoghi dove sono nati potrebbero morire non solo per via di qualche bomba o proiettile, ma anche per gli effetti combinati di fame e sete.

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