Guerra /

Tra giovedì e venerdì scorso sui social media hanno cominciato a circolare notizie di uno stormo di ben 10 bombardieri strategici B-2 in volo sugli Stati Uniti centrali, in particolare nell’area di Minneapolis – St. Paul.

Sono apparse inoltre parecchie fotografie che ritraevano non solo i ben noti bombardieri stealth ma anche file di aerocisterne KC-10 e KC-135 come se improvvisamente fosse scattato l’allarme per un attacco strategico, ed in fatti, sempre sui social, hanno cominciato a circolare strane voci – dettate dalla paranoia – di un possibile bombardamento della Siria se non addirittura di una preparazione per uno strike nucleare o una prova di forza rivolta all’Iran.

A fugare ogni dubbio ci ha pensato la stessa Us Air Force nel tardo pomeriggio di venerdì con un comunicato ufficiale – alquanto stringato – in cui Carla Pampe, portavoce del Global Strike Command, ha comunicato che si trattava dell’inizio dell’annuale esercitazione “Neptune Falcon/Neptun Hawk”.

“I nostri bombardieri stanno partecipando ad una esercitazione aera di routine già preventivata volta a migliorare la capacità di interoperabilità. Questo tipo di addestramento serve a sviluppare e aumentare la prontezza dell’Air Force”, sono state le parole della portavoce, a cui hanno fatto eco quelle del Mag. Christina Sukach, della Nellis AFB, che ha specificato come l’esercitazione “Neptune Falcon/Neptune Hawk” si terrà dal 16 aprile sino al 5 maggio e vedrà coinvolto tutto il personale in servizio attivo dell’Usaf.

Lo Stato Maggiore non ha rilasciato ulteriori dettagli in merito alle manovre rifiutando di rivelare quanti e quali velivoli siano e saranno coinvolti e come mai sono stati visti incrociare nei cieli di Minneapolis, attinendosi alle nuove direttive che riducono notevolmente il rilascio di informazioni al pubblico sulle esercitazioni, segnale, quest’ultimo, di un cambiamento della politica della Casa Bianca in risposta del mutato panorama geopolitico internazionale.
Già altri ufficiali di alto rango, e sempre dell’Usaf, hanno infatti lamentato la necessità di ridurre la “trasparenza” delle Forze Armate Usa sostenendo che “i nostri nemici ci leggono”, soprattutto in merito alla recente emersione di tutte quelle problematiche di personale e manutenzione che stanno affliggendo l’Air Force negli ultimi 5 anni e che abbiamo avuto modo di affrontare in precedenza.

Qualcosa di più sulle manovre aeree si può comunque evincere dalle passate edizioni dell’annuale esercitazione. Ad esempio l’anno scorso fu lo stesso comandante del 509° Stormo da Bombardamento basato sulla Whiteman AFB, il Brig. Gen. Paul Tibbets IV – nipote del pilota che lanciò l’atomica su Hiroshima – a sottolineare come “in una sola notte la metà della nostra forza di B-2, 10 aerei, è stata coinvolta nell’esercitazione” e che “la maggior parte dei velivoli è stata rifornita in volo due volte per incrementare la durata della missione e per esercitarsi con la nostra flotta di aerofornitori”, proprio come vorrebbe lo scenario di uno strike atomico condotto con bombardieri strategici.

Mettendo insieme i vari report di avvistamenti e analizzandoli così sembrerebbe infatti: non solo anche quest’anno è stata coinvolta la metà della flotta di B-2 (e ben 10 sugli 11 dispiegati) ma a quanto sembra sono stati visti in volo sul Midwest, oltre alle già citate aerocisterne KC-10 e KC-135, almeno una coppia di B-52H diretti verso est, di cui uno avvistato sopra Manhattan, mentre il secondo, sempre secondo le segnalazioni provenienti da testimoni oculari civili, avrebbe fatto rotta verso il sud est degli Stati Uniti.

Sempre dai social arriva la conferma dell’enorme dispiegamento di aerocisterne sulla base di Moses Lake nello Stato di Washington – ed altre nella zona di Phoenix (Arizona) presso la Luke AFB, con velivoli provenienti da ogni dove, addirittura un KC-135 giunto dalle Hawaii ed uno dal Giappone.

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È stato segnalato anche il decollo di un Boeing E-4B, quello che gli americani chiamano “doomsday plane” (aereo dell’apocalisse decollato anche durante le convulse ore dell’11/9) in quanto in caso di emergenza nazionale funge da posto di comando volante, dalla base aerea di Andrews nel Maryland. Il velivolo nasce per gestire le crisi nazionali e per garantire la continuità del comando durante le stesse ed è attrezzato per comunicare con tutti i comandi strategici nazionali ed oltremare in modo da poter inviare gli ordini di lancio dei missili balistici intercontinentali basati a terra o sui sottomarini oppure per gestire l’attacco dei bombardieri strategici come i B-2 ed i B-52, gli unici rimasti nell’arsenale dell’Usaf dopo l’avvenuta trasformazione dei B-1B in bombardieri convenzionali terminata nel marzo del 2011 secondo le clausole del nuovo trattato START.

Trattato che, infatti, pone dei forti limiti alla disponibilità di piattaforme strategiche come i bombardieri. Risulta infatti che sulla flotta totale di 20 B-2 solo 11 siano dispiegabili per il bombardamento atomico, mentre per quanto riguarda i B-52H su un totale di 89 macchine solo 38 sono adibite a questo compito essendo 41 impiegate per il bombardamento convenzionale, 8 dispiegabili, e 2 adibite a test.

È notizia di pochi giorni fa che il vecchio “Buff” resterà in servizio ancora per lungo tempo e si avvicinerà molto al secolo di vita. L’Usaf ha infatti deciso ufficialmente di prolungarne la vita operativa sino al 2050 stanziando la cifra di 3,4 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni da impiegare, in particolare, per la loro rimotorizzazione e per la sostituzione del radar. Saranno quindi sostituiti gli attuali motori Pratt & Whitney TF33 ed il radar Northrop Grumman AN/APQ-166 a scansione meccanica.

Per numero e tipologia di velivoli impiegati dalla “Neptune Falcon/Neptune Hawk” così come si evince dalle varie testimonianze e prove raccolte possiamo quindi con sicurezza affermare che si tratta di una manovra generale che mette in scena l’Oplan 8010 ovvero tutte le operazioni per l’impiego dell’arsenale atomico americano.
Si tratta infatti del piano di “strategic deterrence and force employment” che è andato a sostituire, a partire dal 2003, il Siop, acronimo per Single Integrated Operation Plan, che vigeva sin dai tempi della Guerra Fredda e che stabiliva le mosse per lanciare un attacco nucleare contro l’Unione Sovietica.

L’Oplan 8010, i cui dettagli sono ovviamente coperti da segreto, è stato più volte aggiornato a seconda delle necessità: già cambiato nel 2008, revisionato nel 2009 e poi ancora aggiornato nel 2012 sotto Obama, è ragionevole pensare che abbia subito – o che presto subirà – ulteriori cambiamenti in concomitanza con la nuova Nuclear Posture americana voluta dal Presidente Trump. Oltre a stabilire la modalità di attacco l’Oplan stabilisce anche i bersagli, che quindi, ovviamente, vanno di volta in volta aggiornati a seconda dei cambiamenti messi in atto dal “nemico” ed a seconda del presentarsi sulla scena di nuovi nemici, e può subire modificazioni anche a seguito del cambiamento dei trattati internazionali sul disarmo come lo START.

Si ritiene che l’Oplan 8010, che, lo ricordiamo, è un piano base con diverse ulteriori specifiche per condurre un attacco atomico, sia rivolto verso sei potenziali avversari: Russia, Cina, Corea del Nord, Iran, Siria e contro un attacco con armi di distruzione di massa da parte di un attore non nazionale come ad esempio dei terroristi.

In caso di necessità, e dopo diretto ordine presidenziale, viene messo in esecuzione dal Joint Functional Component Command for Global Strike (JFCC-GS), un’unità formata da 430 uomini e donne facente parte dello STRATCOM (il comando strategico americano erede del SAC) presso la Offutt AFB (Nebraska) che è responsabile non solamente dello strike nucleare ma anche di ogni tipo di attacco convenzionale strategico.