“Noi soffriamo questo: in Occidente avete solo un punto di vista: quello dei ribelli”. A parlare è un sacerdote di Damasco mentre mi racconta degli ennesimi colpi di mortaio lanciati contro la capitale siriana dai ribelli della Ghouta orientale, la roccaforte jihadista alle porte di Damasco. Nove feriti, scrive l’agenzia governativa Sana. Ma c’è anche un morto, ci racconta il prete, mentre ci invia la foto del necrologio dell’uomo: “Era un ingegnere, padre di quattro figli”. Le vittime, in seguito agli attacchi di questa mattina, sono aumentate: cinque morti e 14 feriti.

La situazione a Damasco, che fino a poco fa era relativamente tranquilla, si è fatta pesante. Il governo ha radunato le sue truppe speciali per l’ultimo assedio alla Ghouta orientale. E gli oppositori rispondono con continui lanci di mortaio a qualsiasi ora del giorno. I boati segnano i minuti e lasciano le vittime sull’asfalto. Difficile abituarsi: “Sentiamo continuamente i bombardamenti, anche di notte”, ci dice il prete. Mantenere i nervi saldi è praticamente impossibile.

Le immagini diffuse dalle agenzie sulla Ghouta orientale sono devastanti e ricordano quelle di Aleppo del dicembre del 2016, quando l’esercito governativo, con l’aiuto dell’aviazione russa, liberò la città dopo anni di occupazione jihadista. Lo stesso inviato dell’Onu, Staffan De Misturalanciò un disperato appello ai jihadisti di Al Nusra: “Se accetterete di lasciare la città vi accompagnerò. Sono pronto ad accompagnarvi nella vostra uscita da Aleppo”.

Circa mille terroristi tenevano in ostaggio i civili, come raccontò un superstite, pochi mesi dopo la liberazione, a Fulvio Scaglione: “Siamo rimasti intrappolati lì dal marzo 2012, quando è cominciato tutto. E sono stati quattro anni di orrore. Per esempio, ci facevano fare la fame. In questi anni non ho mai mangiato carne né frutta, quasi solo lenticchie e burghul (grano spezzato). Anche il pane scarseggiava. E intanto loro godevano di ogni ben di Dio e mangiavano tutto ciò che volevano. Avevano depositi pieni e si facevano beffe di noi”.

Una situazione simile a quella della Ghouta, dicevamo. Da anni, la popolazione civile vive in ostaggio di tre fazioni jihadisteFaylaq al Rahman, Tahrir al Sham e Jaysh al Islam. Ed è singolare che fino ad oggi questo fattore, non di poco conto, non sia stato sottolineato. Certamente i bombardamenti governativi sono devastanti. Certamente sotto le bombe stanno morendo innocenti, tra cui moltissimi bambini. Fare un conteggio delle stragi è forse impossibile.

I numeri della strage, ancora una volta, li fornisce il controverso Osservato siriano per i diritti dell’uomo, con sede a Coventry, in Gran Bretagna e legato all’opposizione siriana,  come ha spiegato il New York Times: 733 civili uccisi o feriti nelle ultime 36 ore. Ma verificare è impossibile. 

Quattrocentomila civili, secondo i numeri forniti dall’Onu, si trovano ora assediati e la malnutrizione, soprattutto dei bambini, aumenta sempre di più.

La Ghouta orientale è sempre stata la spina nel fianco di Damasco, come ha giustamente scritto Mauro Indelicato su queste pagine oggi. I jihadisti si trovano a pochi chilometri dai centri del potere governativo e continuano a tenere i civili sotto tiro. Ed è questo un fattore che è stato troppo a lungo ignorato.

Le truppe di Bashar al Assad non stanno combattendo contro semplici ribelli che vogliono più democrazia e libertà. Stanno combattendo contro gruppi legati all’islam radicale e alla Guerra Santa. Il comandante di Jaysh al Islam, Zahran Alloush, aveva messo dei civili in alcune gabbie per per usarli come scudi umani contro l’aviazione governativa. Nel 2013, invece, aveva elogiato Osama bin Laden ed elogiato i qaedisti di Al Nusra, ovvero dei “fratelli” che combattono le stessa battaglia. E Jaysh al Islam non ha mai ritrattato il pensiero di Alloush.

Tahrir al Sham è semplicemente la vecchia Al Nusra, ovvero Al Qaeda in Siria, che ha deciso di riciclarsi cambiano brand e alleandosi con altre quattro formazioni minori.

Assad ha ormai riconquistato la gran parte del Paese che una volta era controllata dal sedicente Stato islamico e dalle fazioni ribelli. Sa che non può permettersi alcun errore. Le truppe governative si preparano ad entrare nella Ghouta orientale con la consapevolezze che moriranno degli innocenti. Ma è anche difficile trovare un’alternativa di fronte ai gruppi jihadisti che tengono sotto scacco la capitale siriana. 

È un momento difficile
STIAMO INSIEME