La geopolitica della corsa allo spazio
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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden martedì 31 maggio ha scritto una lettera aperta al New York Times in cui, spiegando le ragioni per le quali Washington si sta impegnando, e si impegnerà, per sostenere Kiev, ha affermato quello che gli Usa faranno in Ucraina ma soprattutto ha chiarito una volta di più quello che non faranno.

Biden ha detto a chiare lettere che “l’obiettivo dell’America è semplice: vogliamo vedere un’Ucraina democratica, indipendente, sovrana e prospera con i mezzi per scoraggiare e difendersi da ulteriori aggressioni”. Ha ricordato anche che queste guerra finirà definitivamente “solo attraverso la diplomazia”, citando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e anche che gli Stati Uniti si sono adoperati rapidamente per “inviare all’Ucraina una quantità significativa di armi e munizioni in modo che possa combattere sul campo di battaglia ed essere nella posizione più forte possibile al tavolo dei negoziati”.

Proprio da quest’ultimo punto di vista nella giornata di mercoledì primo giugno la Casa Bianca, contestualmente all’undicesimo pacchetto di armamenti per Kiev del valore di 700 milioni di dollari, ha espresso l’intenzione di fornire per la prima volta anche i droni MQ-1C Gray Eagle che, grazie alla loro suite di sensori più che al carico bellico, potranno fornire all’esercito ucraino quella capacità di situational awareness che li metterà in grado di colpire autonomamente obiettivi posti, potenzialmente, anche in territorio russo. Riteniamo proprio per questo, e in considerazione dell’invio di alcune batterie di Mlrs (Multiple Launch Rocket System) tipo Himars, che la tenuta della diplomazia come strumento per raggiungere una tregua verrà messa a dura prova.

Questo ultimo invio di armi più sofisticate ed efficaci è stato indirettamente citato dal presidente Biden quando ha detto di aver deciso di fornire agli ucraini “sistemi missilistici e munizioni più avanzate che consentiranno loro di colpire con maggiore precisione obiettivi chiave sul campo di battaglia in Ucraina” pur ricordando, nel corso della lettera, che gli Stati Uniti non stanno “incoraggiando o consentendo all’Ucraina di colpire oltre i suoi confini. Non vogliamo prolungare la guerra solo per infliggere dolore alla Russia”. Un passaggio che invece, al Cremlino, stanno propagandando per rafforzare il consenso interno (già alto) e giustificare le ristrettezze determinate dalle sanzioni internazionali, che sono state ricordate da Biden quando ha affermato che si tratta di quelle “più dure mai imposte a una grande economia”.

Il presidente statunitense ha anche affermato che, per via del conflitto, gli Usa continueranno a rafforzare il fianco orientale della Nato e ha anche colto l’occasione di citare la recente domanda di adesione all’Alleanza di Svezia e Finlandia, accolta “con favore” dall’amministrazione americana in quanto “rafforzerà la sicurezza generale degli Stati Uniti e transatlantica aggiungendo due partner militari democratici e altamente capaci”.

Biden è quindi passato a sottolineare quello che gli Usa non vogliono da questo conflitto, ovvero una guerra tra Nato e Russia e un cambio di regime a Mosca quando ha affermato che “gli Stati Uniti non cercheranno di portare a termine la cacciata (di Putin n.d.r.) a Mosca. Finché gli Stati Uniti o i nostri alleati non saranno attaccati, non saremo direttamente coinvolti in questo conflitto, né inviando truppe americane a combattere in Ucraina né attaccando le forze russe”. Biden però ha anche affermato a chiare lettere che non farà pressioni su Kiev “in privato e in pubblico” affinché faccia concessioni territoriali in quanto una tale mossa giustificherebbe l’uso della forza militare per ottenere conquiste territoriali e “soggiogare altri Paesi” pertanto la Russia dovrà pagare “un prezzo pesante per le sue azioni”, ovvero diventare il simbolo dell’impegno statunitense in difesa delle democrazie ma soprattutto dell’ordine internazionale, che è proprio quello che Mosca vuole cercare di cambiare con questo conflitto: qualcosa che, secondo la Casa Bianca, avrebbe “conseguenze catastrofiche in tutto il mondo”. Un riferimento, nemmeno troppo velato, a un’altra potenza con velleità globali che sta agendo, in modo diverso, per lo stesso fine della Russia: la Cina. Sappiamo infatti che da anni sta cercando di riscrivere le regole del diritto internazionale in un altro scacchiere, quello dell’Indo-Pacifico.

Il presidente ha anche affermato che i colloqui tra Ucraina e Russia non sono bloccati perché Kiev “ha voltato le spalle alla diplomazia” bensì perché Mosca continua a condurre una guerra “per prendere il controllo di quanta più Ucraina possibile” pertanto gli Stati Uniti continueranno a lavorare per rafforzare l’Ucraina e sostenere i suoi sforzi per raggiungere una fine del conflitto attraverso i negoziati, ma da una posizione di forza, come abbiamo potuto vedere.

Biden ha voluto anche rassicurare in merito alla possibile escalation nucleare quando ha affermato che “molte persone in tutto il mondo sono preoccupate per l’uso delle armi nucleari” precisando che “al momento non vediamo alcuna indicazione che la Russia abbia intenzione di usare armi nucleari in Ucraina, anche se la retorica occasionale della Russia che agita la sciabola nucleare è di per sé pericolosa ed estremamente irresponsabile” ma abbiamo già avuto modo di spiegare come questo espediente sia funzionale a un’attività di propaganda volta a condizionare l’opinione pubblica occidentale, sempre molto sensibile su certi argomenti, che viene ritenuta, a buon diritto, in grado di influenzare la politica governativa. Biden però ha tenuto a sottolineare, in merito al possibile utilizzo di armi atomiche, che “qualsiasi uso di armi nucleari in questo conflitto su qualsiasi scala sarebbe del tutto inaccettabile per noi e il resto del mondo e comporterebbe gravi conseguenze”.

Conseguenze che, come vi abbiamo già detto da queste colonne, potrebbero comportare un intervento diretto della Nato nel conflitto nella peggiore delle ipotesi. Il presidente Usa ha concluso la sua lettera lanciando un monito al suo omologo russo quando ha affermato che “Vladimir Putin non si aspettava questo grado di unità o la forza della nostra risposta. Si sbagliava. Se si aspetta che vacilleremo o ci frattureremo nei mesi a venire, si sbaglia ugualmente”.

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