La geopolitica della corsa allo spazio
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Non bastasse già la guerra in Ucraina ad inasprire le tensioni internazionali, dall’Asia è arrivato l’ennesimo terretemoto diplomatico. Ancora una volta i riflettori sono puntati su Taiwan, l’isola che la Cina considera una parte “inalienabile” del suo territorio e che il Dragone ha più volte annunciato di riunificare con la madrepatria. Questa volta, però, la situazione è molto diversa dalle solite scaramucce che hanno da sempre viaggiato lungo il triplo asse Pechino-Taipei-Washington. Il motivo è presto detto.

Impegnato nel suo primo viaggio in Asia da quando è diventato presidente, Joe Biden ha affermato da Tokyo che gli Stati Uniti interverrebbero militarmente a sostegno di Taiwan nel caso in cui Taipei dovesse essere invasa dalla Cina, o qualora la Cina dovesse tentare di prendere l’isola con la forza.

Le parole di Biden, oltre ad aver provocato la piccata reazione cinese, sono un chiaro avvertimento lanciato all’indirizzo di Pechino. Con queste frasi, infatti, gli Stati Uniti sembrerebbero aver rotto la tradizionale politica americana dell’ambiguità strategica in merito alla questione taiwanese. “Sì. Questo è l’impegno che abbiamo preso”, ha detto Biden rispondendo a una domanda in merito al possibile coinvolgimento miltiare Washington in risposta a un’invasione cinese di Taiwan.



La Cina risponde a Biden

La risposta di Biden non era per niente scontata, visto e considerando che il presidente Usa non ha inviato neppure un uomo in Ucraina per aiutare Kiev ad arginare l’azione russa. Certo, gli Stati Uniti hanno inviato decine di miliardi di dollari di aiuti militari di vario tipo, ma nessun militare statunitense ha ufficialmente messo piede sul territorio ucraino. Ecco: lo stesso, in un possibile worst case scenario, non accadrà a Taiwan.

Di fronte ad un simile messaggio era impossibile non attendersi la risposta cinese. La Cina ha fatto sapere di essere pronta a difendere i suoi interessi nazionali su Taiwan, in risposta all’impegno espresso a Tokyo dal presidente statunitense sulla difesa dell’isola. “Nessuno dovrebbe sottovalutare la decisa determinazione, la ferma volontà e la forte capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, nel corso del briefing quotidiano.

Non solo: Pechino ha espresso “forte insoddisfazione e ferma opposizione alle osservazioni” fatte dall’inquilino della Casa Bianca, ribadendo per l’ennesima volta che la questione taiwanese “riguarda esclusivamente gli affari interni della Cina e pertanto non può essere ammessa alcuna interferenza da parte di forze esterne”.

Tensione alle stelle

Pechino ha anche aggiunto che è pronta ad intraprendere “un’azione decisa per salvaguardare la sua sovranità e gli interessi di sicurezza perché sulle questioni che toccano gli interessi vitali della sovranità e dell’integrità territoriale, la Cina non ha margini per compromessi o concessioni”. “La Cina difenderebbe i suoi interessi con la forza della sua popolazione fatta da 1,4 miliardi di persone”, ha argomentato sul punto il portavoce Wang.

La tensione, come detto, è subito schizzata alle stelle. Anche perché Biden ha pure affermato che gli Stati Uniti rimangono sì impegnati nella “One China Policy” – ovvero la politica che riconosce la Repubblica Popolare Cinese come unico governo della Cina -, ma che non sostengono, pur legittimandola, l’affermazione di Pechino secondo cui Taiwan fa parte della Cina.

In altre parole, Washington sostiene che la One China Policy non dà alla Cina il diritto di impadronirsi con la forza dell’isola “democraticamente autogovernata”. “Siamo d’accordo con la One China Policy e con tutti i relativi accordi che abbiamo stipulato. Ma l’idea che Taiwan possa essere presa con la forza non sarebbe appropriata”, ha dichiarato Biden. “Si creerebbe un’altra azione simile a quanto accaduto in Ucraina”, ha quindi concluso il presidente statunitense.

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