Ebbene sì, gli Stati Uniti stanno preparando attacchi militari diretti contro i cartelli della droga messicani all’interno del territorio del Messico. Un’iniziativa tanto rischiosa, quanto complicata da mettere in campo. Secondo fonti militari citate dal giornalista investigativo Ken Klippenstein, l’ordine, classificato come Top Secret e emesso nella tarda primavera, incarica il Comando Settentrionale degli Stati Uniti (Northcom) di sviluppare e redarre piani d’attacco da completare entro metà settembre.
Trump pronto a colpire i cartelli in Messico
Appena insediatosi alla Casa Bianca, lo scorso gennaio, il presidente Usa ha designato i cartelli come organizzazioni terroristiche: e ora l’amministrazione americana sta spingendo per un’azione militare potenzialmente unilaterale, senza il coinvolgimento o l’approvazione del governo messicano. “Non solo Donald Trump è particolarmente concentrato sulle organizzazioni criminali transnazionali (Tco), ma ha dimostrato di essere disposto a intraprendere azioni unilaterali nonostante le possibili ripercussioni politiche negative”, ha dichiarato un alto funzionario dell’intelligence a Klippenstein.
Tale decisione segna un cambio di paradigma rispetto alle precedenti operazioni in Messico, tradizionalmente condotte dalla Cia e dal Joint Special Operations Command (Jsoc) per rispettare la sovranità messicana e le sensibilità politiche. Tuttavia, Northcom, precedentemente limitato a ruoli di supporto come addestramento congiunto e “missioni non letali”, è ora incaricato di coordinare un’operazione su vasta scala, che dovrebbe coinvolgere anche l’Fbi, agenzie di sicurezza interna e altre agenzie dell’intelligence.
Il Messico contrario a un intervento Usa
Il Messico, dal canto suo considera qualsiasi intervento militare straniero una questione estremamente delicata. Klippenstein cita un incontro di luglio presso il quartier generale di Northcom a Colorado Springs, dove il generale Gregory M. Guillot ha ospitato i due più alti ufficiali militari messicani, il generale Ricardo Trevilla Trejo e l’ammiraglio Raymundo Pedro Morales Ángeles.
Morales ha sottolineato la necessità di un’azione congiunta, dichiarando: “Oggi, più che mai, le sfide che affrontiamo richiedono una risposta congiunta, coordinata e adattata”. Nonostante questa retorica di cooperazione, difficilmente il governo messicano approverebbe un’azione militare statunitense sul proprio territorio. Nel 2023, l’ex presidente Andrés Manuel López Obrador aveva autorizzato operazioni di “addestramento” da parte del 7° Gruppo delle Forze Speciali dell’Esercito statunitense, ma un intervento militare diretto sarebbe un passo in avanti decisamente più controverso.
Come ha recentemente riportato Jacopo Romanelli su InsideOver, Il 27 febbraio 2025 il Messico ha trasferito negli Stati Uniti 29 narcotrafficanti legati al crimine organizzato, un’operazione senza precedenti sia per il numero dei criminali spostati che per l’importanza dei soggetti coinvolti. Coordinata dalla Procuraduría General de la República e dalla Secretaría de Seguridad y Protección Ciudadana, l’azione si è svolta in concomitanza con colloqui di alto livello a Washington (incontri tra funzionari messicani e statunitensi per discutere temi di sicurezza bilaterale, come narcotraffico e sicurezza frontaliera).
Gli obiettivi del futuro intervento
Secondo i documenti rivelati da Klippenstein, Northcom ha incaricato il suo Comando per le operazioni speciali (Socnorth) di preparare il terreno per operazioni future in Messico, sviluppando “pacchetti di obiettivi” legati ai cartelli di Sinaloa e Jalisco New Generation. Questi potrebbero includere attacchi aerei, droni e operazioni di “azione diretta” condotte da forze speciali come i Berretti Verdi, i Navy SEAL o i Marine Raiders, mirate a individui di alto valore, basi operative e catene di approvvigionamento dei cartelli.
Ma perché Donald Trump vuole colpire i cartelli messicani? L’escalation militare è legata alla crisi del fentanyl negli Stati Uniti, che ha causato oltre 225.000 morti. Trump ha descritto il traffico di droga e persone come una “invasione”, un linguaggio che, secondo il giornalista, ha gettato le basi per designare i cartelli come organizzazioni terroristiche. Il segretario di Stato Marco Rubio ha recentemente dichiarato: “Dobbiamo iniziare a trattarli come organizzazioni terroristiche armate, non semplicemente come gruppi di trafficanti di droga”. L’amministrazione Usa si prepara a un intervento militare in quello che considera il “suo” cortile di casa.
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