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L’acciaieria Azovstal di Mariupol del 2022 come la fabbrica di trattori Ottobre Rosso di Stalingrado del 1942. La città assediata dalla Russia di Vladimir Putin, importante come pivot strategico sul Mar d’Azov e simbolicamente per la presenza dei paramilitari di estrema destra sulla cui caccia si concentra la retorica della campagna, come la metropoli sul Volga che nel 1942 attrasse i sogni bellici di Adolf Hitler, desideroso di conquistare la città denominata come il suo mortale nemico. Ieri come oggi, scene di corpo a corpo, battaglie furiose e senza esclusione di colpi in cui non si fanno prigionieri. Al centro, impianti industriali. Fondamentali non solo per la loro produzione, indubbiamente di valore strategico, ma anche per altre ragioni.

In primo luogo, oggi l’Azovstal blocca la disponibilità completa del porto da parte delle forze di Vladimir Putin e ne mantiene sotto scacco l’operatività. Una sacca di resistenza fondamentale al cui centro ci sono molti membri del Reggimento Azov e che rende monco, fino a prova contraria, il controllo sulla città. Ieri l’Ottobre Rosso era l’estrema trincea da cui i sovietici riuscirono a controllare l’ansa del Volga e mantenere la presa su Stalingrado.

Per gli Azov non c’è alcuna possibilità se non il combattimento all’ultimo sangue. L’obiettivo di “denazificare” l’Ucraina non garantisce scampo a chi, nel battaglione, si arrende alle forze russe. Per Vladimir Putin l’importanza simbolica dell’Azovstal è seconda alla sola importanza strategica. Il 9 maggio cade l’anniversario del Giorno della Vittoria. L’importanza dell’acciaieria è chiara: caduta l’Azovstal, Mariupol cade e con essa, nella retorica putiniana, la “denazificazione” è a buon punto. La Bbc riporta però che non ci sono solo i paramilitari neonazisti della Guardia Nazionale Ucraina a controllare l’Azovstal: anche elementi della 36esima Brigata di Marina sarebbero operativi in loco. Mille dei loro membri, secondo la propagnada bellica delle truppe di Kadyrov, si sarebbero arresi alle forze cecene.

In quest’ottica, si capisce che l’asserragliamento nell’Azovstal aggiunga all’Ucraina un nuovo valore strategico. Bloccare l’Azovstal blocca il porto di Mariupol. E paralizza la città. Bloccare Mariupol blocca, di conseguenza, l’accesso di truppe russe agli altri fronti del Sud su cui si concentreranno le prossime fasi dell’offensiva. Al centro dell’Azovstal la battaglia è nel vivo. “L‘acciaieria presenta una fitta rete di tunnel sotterranei di epoca sovietica costruiti per far fronte a eventuali attacchi con bombe atomiche che rendono difficile l’operazione di bonifica da parte dell’esercito russo – spiega all’Adnkronos Vittorio Rangeloni, trentenne originario di Lecco, che da sette anni vive a Donetsk ed è al fronte a Mariupol. Il quale conferma che buona parte della resistenza si concentra proprio nell’Azovstal mentre “l’80-90% di Mariupol, il cuore della città e la maggior parte dei quartieri, sono sotto stretto controllo dell’esercito russo e delle milizie popolari”, per quanto dalle foto risulti che buona parte di Mariupol sia di fatto rasa al suolo. Rangeloni sottolinea che “alcuni militari russi sono riusciti a entrare, ma si parla di ostaggi tra i civili e tra i marinai di diverse imbarcazioni che si trovavano nel porto di Mariupol”. Verifiche difficili per affermazioni del genere.

Altrettanto difficile capire se effettivamente ci sia stato il complesso attacco chimico Andriy Biletsky, comandante del reggimento Azov, ha dichiarato al Kyiv Independent che un drone russo  ha lanciato una sostanza chimica sconosciuta sui civili di Mariupol e che tre persone hanno riportato segni di avvelenamento chimico, seppure senza “conseguenze disastrose”. Vi è da dire che sia le notizie della Bbc che le dichiarazioni di Rangeloni, unicamente alla fretta con cui Mosca ha voluto certificare il controllo sul porto, lasciano presagire che la battaglia per l’Azovstal sarà lunga e dura: e lo stesso pensa il governo di Kiev, per il quale il sistema di difesa di Mariupol è cresciuto e si è rafforzato nonostante l’avanzata russa. E “questo è ciò che accade quando gli ufficiali non perdono la testa, ma mantengono saldamente il controllo delle truppe”, ha affermato il consigliere dell’ufficio presidenziale ucraino, Oleksii Arestovich.



Dunque, a Putin l’Azovstal serve per presidiare il porto di Mariupol, occuparne in sicurezza i gangli strategici, liberare truppe da spostare su altri fronti. Per Kiev l’Azovstal è diventata l’ultima ridotta della resistenza di Mariupol e un simbolo di contrasto all’oppressione russa. La presenza degli Azov in zona aumenta il valore simbolico dell’operazione per Mosca. Il sogno del Cremlino è ripulire l’Azovstal entro il 9 maggio, Giorno della Vittoria, in vista del quale Mosca le sta provando tutte: le truppe sparano, bombardano, attaccano con gli idranti. Non abbiamo contezza di ciò che avviene per i corridoi, ma solo un corpo a corpo feroce, nel buio dell’impianto, può portare alla vittoria definitiva russa. Per gli ucraini, d’altro canto, la strategia è semplice: resistere o morire. E ogni momento sottratto all’avanzata russa è vitale per permettere agli altri fronti di consolidarsi. Da Stalingrado a Mariupol sono passati ottant’anni. Ma è quasi impossibile accorgersene guardando certe immagini.

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