Le forze francesi continuano a operare in Siria. Adesso sì, con gli “stivali sul campo”, anche se con meno di un centinaio di uomini delle forze speciali. Ma ci sono e ,gradualmente, stanno assumendo un ruolo sempre più importante nelle dinamiche della Siria nord-orientale.

L’agenzia turca Anadolu aveva già segnalato lo scorso mese la presenza delle basi francesi. Notizia che aveva fatto andare su tutte le furie Parigi, ma che aveva uno scopo preciso: mandare un segnale alla Nato. Le forze d’élite della Francia sono infatti proprio al fianco di quelle milizie curde che Ankara ha trasformato in obiettivi dell’operazione Ramoscello d’Ulivo. O noi o loro, sembra aver detto Ankara. E la Francia ha scelto comunque loro, i curdi.

Prova ne è stato quell’incontro a Parigi fra i capi militari delle forze curdo-arabe del nord della Siria e Emmanuel Macron. In quell’occasione, i leader delle Sdf confermarono che la Francia era pronta ad aiutarli. Le dichiarazioni fecero andare su tutte le furie il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Il “sultano” tuonò contro Parigi dicendo chiaramente che nessuno avrebbe dovuto interferire fra i turchi e i curdi siriani (milizie che Ankara ritiene esclusivamente terroristiche).

Nonostante le minacce di Erdogan, Francia, Usa e curdi hanno comunque mantenuto la loro posizione. E adesso Parigi ha messo piede in cinque avamposti nel nord-est del territorio siriano. Territorio che, va ricordato, formalmente è occupato.

Secondo le informazioni ottenute dall’agenzia Anadolu , le forze speciali francesi sono arrivate giovedì notte in una base dell’esercito americano nella città di Rmelan. In quella base, situata nella provincia di Al-Hasakah, operano anche molti comandi delle forze delle Ypg curde. Le milizie popolari considerate i veri “boots on the ground” dell’Occidente nella lotta allo Stato islamico.

Le truppe francesi – con il supporto logistico e operativo delle forze armate statunitensi e dei curdi dell’Ypg – operano anche all’interno nei pressi di Manbij, Raqqa e Deir Ezzor. E le fonti locali dicono che le forze d’Oltralpe passano continuamente il confine siro-iracheno per le loro operazioni.

Le cinque basi francesi 

Le forze armate francesi attualmente mantengono la loro presenza in cinque basi militari nel nord della Siria. Tutte aree che, secondo i turchi, sono controllate dai curdi delle Ypg.

Più di 70 unità delle forze speciali francesi sono attualmente schierate nel cementificio Lafarge. Proprio quel cementificio accusato di aver pagato 13 milioni di euro allo Stato islamico. Un intreccio che deve far riflettere.

Le forze francesi sarebbero poi già presenti vicino alle alture di Misthenur, non lontano da Kobane. Altre nel villaggio di Sarrin ed altre direttamente nel centro di Kobane, luogo simbolo della resistenza curda all’Isis. 

Nel frattempo, più di trenta uomini delle forze speciali francesi operano anche con le unità curde delle Ypg nella città settentrionale di Raqqa, in Siria. Quella che fu capitale temporanea del Califfato, e oggetto di pesantissimi bombardamento dell coalizione internazionale, è ora una centrale di comando delle forze occidentali e delle milizie curde e arabe.

Insieme alle forze speciali francesi, nella regione opererebbero anche il primo reggimento paracadutista dei fanti di marina e il decimo commando paracadutisti. Forze che tecnicamente sono di stanza in Iraq, ma che spesso attraversano la Siria settentrionale dal valico di frontiera della Simelka.

L’accordo con gli Stati Uniti

I francesi operano in Siria in stretto contatto con le forze americane. Gli Stati Uniti volevano un maggiore coinvolgimento della Francia in Medio Oriente. L’attacco in Siria è stato un esempio. Manbij un altro. Ora direttamente cinque basi in cui operano con i curdi. 

Emmanuel Macron e Donald Trump sono concordi nel contenere l’influenza dell’Iran nella regione. Il segnale dell’interventismo francese sembra indirizzato proprio verso questo scopo. Per gli Usa una garanzia in più nel loro allontanamento dalla Siria. Per la Francia, uno strumento per incunearsi nella geopolitica mediorientale. Ma le incognite restano molte, a partire dalla strategia occidentale sul futuro della Siria. Vogliono che la guerra finisca? Pensano a una Siria spezzettata? Domande che fino ad ora non conoscono risposte chiare.