Si riscalda il teatro del mar Baltico e il confronto fra la Russia e i Paesi Nato coinvolge anche la marina della Lettonia.

LV ekskl. ekonom. zonā 12 j.j. no teritoriālās jūras bruņotie spēki 11.05. identificēja Krievijas BS velkoni “SB-121”, “KASHTAN” klases atbalsta kuģi “SS-750”, 6,5 j.j. no teritoriālās jūras identificēja Krievijas BS “ROPUCHA” klases desantkuģi.

— NBS (@Latvijas_armija) 12 maggio 2018

Secondo quanto riporta il profilo Twitter delle forze armate lettoni, tre navi da guerra russe si sono avvicinate alla costa della Lettonia. 

“L’11 maggio, la Marina ha rilevato un rimorchiatore Sb-121 e una nave appoggio per sottomarini classe Kashtan Ss-750 appartenenti alle Forze armate della Russia a dodici miglia nautiche dalle acque territoriali lettoni, mentre è stata avvistata una nave da sbarco di classe Ropucha delle forze armate russe a 6,5 miglia nautiche dalle acque territoriali”.

Un avvicinamento che ha fatto scattare l’allarme di Riga, da sempre preoccupata di essere prossima a un’aggressione da parte di Mosca. Un timore confermato anche dal sempre maggiore coinvolgimento delle forze lettoni nell’ambito del Patto atlantico. La frontiera con la Russia non è solo la frontiera fra uno Stato e un altro, ma fra due blocchi strategici.

Un timore che, come riporta la stessa agenzia russa Tass, è confermato dai rilevamenti che la Marina lettone ha rilasciato sull’avvicinamento delle forze russe ai suoi confini, sia aeree che navali. Secondo il ministero della Difesa lettone, scrive Tass, “gli aerei da guerra e le navi da guerra russe hanno raggiunto le frontiere della Lettonia 209 volte nel 2016, 270 volte – nel 2015 e oltre 250 volte – nel 2014. Il ministero non ha ancora rilasciato dati per l’anno 2017”.

Da un punto di vista giuridico, afferma la Russia, i voli dell’aeronautica di Mosca così come i viaggi delle sue forze navali sono pienamente conformi alle regole stabilite in ambito internazionale. Ma è chiaro che questi incontri vicino alle acque territoriali e ai cieli di Paesi del blocco Nato sono, in ogni caso, considerati delle provocazioni.

A scanso di equivoci, va ricordato che anche i voli delle forze Nato, in particolare britanni e americani, compiono voli vicini alle frontiere russe, in particolare del territorio di Kaliningrad. Sempre più spesso aerei-spia dell’Alleanza sorvolano le aree vicine allo spazio aereo russo. È il “gioco” delle parti.

Un gioco che però dimostra, in maniera abbastanza evidente, che tra Russia e Occidente le tensioni non sono destinate a diminuire. Anzi, è evidente che negli ultimi mesi, se non anni, i rapporto sono anche peggiorati. Basti pensare a quanto avvenuto vicino alle isole Aleutine, in Alaska, dove due aerei russi sono stati intercettati e scortati dagli F-22 americani di base nello Stato Usa. Così come è importante ricordare il decollo dei caccia britannici nel Mar Nero nell’ambito delle operazioni di “polizia aerea” della Nato, proprio a causa dell’avvicinamento di un aereo della Federazione russa.

Dall’altro lato, la concentrazione di forze militare occidentali, sia europee che americane, ai confini con la Russia, sta aumentando di anno in anno. L’Europa orientale assiste a un graduale aumento di truppe Nato, che Mosca considera un’inaccettabile operazione di assedio strategico. L’allargamento a Est dell’Alleanza non fa che alimentare questa sensazione di “fortezza sotto assedio” tipica delle strategie di Mosca.