In Ucraina non c’è soltanto la Wagner come agenzia privata di combattenti. La compagnia di Prigozhin è forse la più numerosa e la più esperta, ma non è l’unica. Negli ultimi giorni è emersa infatti una nuova sigla. È quella di Potok. Un nome non casuale. Potok in russo vuol dire “flusso” e viene usato per indicare condutture e canali. Un po’ l’equivalente inglese di “stream”. E infatti la compagnia è stata finanziata della Gazprom, il colosso russo dell’energia.

Pochi giorni fa alcuni membri di Potok hanno lanciato sui social un comunicato video. Nelle immagini, in particolare, si nota un gruppetto di combattenti in tuta mimetica dietro a un uomo, anch’egli con un’uniforme militare, che legge un messaggio.

Il contenuto è chiaro: ci si rivolge direttamente al presidente russo Vladimir Putin, lamentando un cattivo equipaggiamento, cattive condizioni di vita in Ucraina e cattivi trattamenti da parte dei membri della Wagner. Secondo l’Institute for the Study of War (Isw), membri di Potok sono stati impiegati a Bakhmut e hanno subito minacce da parte degli uomini di Prigozhin in caso di ritiro dalle proprie posizioni.

I membri di Potok a Bakhmut

Il video diffuso sui social nei giorni scorsi sembra provenire proprio da Bakhmut. Qui molti combattenti di Potok sono stati impegnati per mantenere alcune posizioni conquistate dalla Wagner. Questo ha voluto significare entrare nella prima linea del conflitto. Quando infatti gli ucraini hanno provato un contrattacco, a cadere sono stati anche membri di Potok.

Circostanza evidentemente non prevista e soprattutto non voluta. Da qui il video girato dai combattenti non soddisfatti. A loro, secondo quanto dichiarato sui social, non era stata prospettata alcuna presenza in prima linea. Anche perché, come detto, Potok è stata finanziata da Gazprom e il loro ruolo doveva essere limitato alla difesa di pozzi di petrolio e infrastrutture energetiche strategiche. Membri della compagnia di Gazprom, come dichiarato da un combattente di Prigozhin il 26 aprile, hanno così abbandonato le proprie posizioni.

Un altro segnale del malcontento tutto interno alla compagnia. Sul Moscow Times, si parla di un’intervista rilasciata dallo stesso Prigozhin in cui si fa riferimento alla carenza di munizioni per i membri di Potok ma, al tempo stesso, di stipendi molto alti. Difficile capire come e quando i combattenti pagati da Gazprom sono arrivati sul campo di battaglia. Certo è che il loro impiego mostra un uso sempre più massiccio di contractors sul campo da parte dei russi.

La proliferazione delle compagnie private russe

Del resto, al Cremlino investire su compagnie private fa molto comodo. Un rapporto dell’intelligence britannica, il 3 aprile scorso ha parlato della volontà del governo russo (e del presidente Putin in primis) di fare sempre più affidamento ai contractor. Le società private possono infatti muoversi dribblando la farraginosa macchina burocratica della Difesa russa. Inoltre, gli stipendi garantiti dai privati sono più alti rispetto a quelli ricevuti dai soldati regolari. C’è poi un’altra questione non indifferente e riguarda il peso politico e sociale di ogni vittima: se a morire sono militari dell’esercito, per il Cremlino appare più difficile giustificare gli sforzi bellici dinnanzi l’opinione pubblica.

Non sorprende quindi constatare l’arrivo sul campo di battaglia di nuove sigle. A febbraio anche l’intelligence di Kiev ha rimarcato la nascita di sempre più grandi compagnie di contractor private. Potok è una di queste. Citando documenti russi apparsi online, i servizi segreti ucraini hanno confermato come dietro alla nascita della nuova società ci sia la Gazprom. E altri colossi russi si preparano a finanziare ciascuno proprie compagnie. Ufficialmente per difendere specifici interessi o specifiche infrastrutture ma, come nel caso di Potok, non è da sottovalutare la possibilità di un impiego in prima linea nella guerra in Ucraina.

Lo spettro di una guerra tra bande

Nel documento di aprile dell’intelligence britannica è stata sottolineata sì la volontà di avere a disposizione sempre più compagnie private. Al tempo stesso, però, è stato rimarcato come nessuna agenzia al momento sia in grado di scalzare, in termini di numero di combattenti e mezzi a disposizione, la Wagner. Prigozhin però avrebbe fiutato l’aria che si respira al Cremlino e la possibilità che la Difesa russa lavori per sostituire, nel lungo periodo, la sua compagnia. O almeno per ridimensionarne la potenza. Da qui gli screzi, mai sopiti, tra Prigozhin e i vertici del ministero della Difesa ben evidenti nei video in cui il “cuoco di Putin” ha varie volte accusato l’apparato politico di non supportare sufficientemente il proprio sforzo bellico.

Più in generale, il sorgere di numerose compagnie private potrebbe portare, da qui a un periodo di medio e lungo termine, a una disputa tutta interna ai contractor russi. Uno spettro non alimentato solo da gelosie e volontà di primeggiare sui “rivali”. Ma anche dal fatto che ciascuna compagnia potrebbe difendere uno specifico interesse delle aziende finanziatrici. All’interno di un Cremlino impegnato, in questa fase, a sostenere a tutti i costi gli sforzi sulla guerra in Ucraina questo aspetto potrebbe essere considerato secondario. Più in là però, questa divisione settaria potrebbe costare caso in termini di unità e coesione dell’apparato economico e politico della federazione.