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La crisi fra Ucraina e Russia si arricchisce di un nuovo fronte di guerra: il Mar d’Azov. Nelle ultime settimane, lo specchio d’acqua unito al Mar Nero dallo Stretto di Kerch è diventato oggetto di una pericolosa escalation non solo politica, ma anche militare. E dal momento che la guerra in Ucraina è il conflitto europeo più sanguinoso dalla guerra nei Balcani, ogni innalzamento delle tensioni non va sottovalutato.

Come riporta Agenzia Nova, in questi giorni “lo Stato maggiore delle Forze armate dell’Ucraina ha deciso di rafforzare il raggruppamento di truppe nella direzione di Azov. Queste misure sono prese a causa delle ‘azioni aggressive’ della Russia”.

L’annuncio è stato direttamente dal comandante delle forze terrestri ucraine, Sergej Popko e si inserisce nel quadro delle crescenti ostilità fra Kiev e Mosca su un’area marittima che, in fin dei conti, non rappresenta uno specchio d’acqua particolarmente ricco di risorse. Ma che dal punto di vista politico e strategico risulta, ad oggi, molto importante.

La situazione del Mar d’Azov è peggiorata, in quest’ultimo periodo, per le crescenti tensioni fra marina russa e ucraina riguardanti in particolare i pescherecci. A marzo, il Nord, un peschereccio di una compagnia della Crimea, è stato fermato dalle guardie ucraine perché accusato di aver violato le frontiere marittime di Kiev.

La violazione, negata apertamente sia dall’equipaggio dell’imbarcazione sia dalle autorità della Crimea, ha portato a una reazione da parte delle guardie di frontiera russa con un aumento esponenziale dei controlli su tutte le navi ucraine. Un’attività intensa e sicuramente a scapito degli ucraini ma del tutto lecita, perché tra Ucraina e Russia vige un accordo del 2003 che permette le attività di ispezione alla flotta di Mosca, ma che a detta degli ucraini si starebbe trasformando in un vero e proprio blocco navale.

La questione non è da sottovalutare. Quel tratto di mare rappresenta l’unica via di sostentamento per i pescatori ucraini. Quindi ci sono due comunità in conflitto che vivono grazie a quelle coste e che non hanno alcun interesse a giungere a un compromesso. 

Ma al netto dell’importanza economica per il settore ittico, il problema di quelle acque è che, per gli ucraini, la Russia avrebbe avviato una vera e propria campagna di assedio nei confronti di tutto il settore commerciale ed economico delle città costiere, a cominciare da Mariupol, per condannarle a un lento processo di isolamento.

Se l’Ucraina pensa che siano questi gli obiettivi della Russia, dall’altro è chiaro che per Mosca, la questione è molto differente. Il problema del Mar d’Azov agli occhi del Cremlino è che esso rappresenta uno specchio d’acqua che divide la Russia dalla Crimea. La penisola è stata recentemente collegata dal ponte di Kerch che rappresenta uno snodo cruciale per la strategia di Vladimir Putin nella regione annessa alla Russia.

Per il Cremlino è essenziale che quell’area sia garantita da qualsiasi influenza esterna, non solo ucraina. La possibilità che Kiev entri nella Nato comporta che quel tratto di mare possa trasformarsi, in futuro, in una pericolosa linea di confine fra il territorio russo e quello di uno Stato appartenente all’Alleanza atlantica e che possano dividere la Crimea dalla Russia.

Non a caso, non appena è stato costruito il ponte, Putin ha ordinato l’invio di tre navi a tutela dell’infrastruttura. Ed è importante sottolineare che il Dipartimento di Stato americano si sia inserito nello scontro fra Ucraina e Russia parlando di manovre russe tesa a “destabilizzare l’Ucraina”. Quindi gli Stati Uniti sono pienamente coinvolti nella vicenda. E lo sono per lo stesso motivo per cui erano interessati alla Crimea: togliere il più possibile appoggi ai russi nel Mar Nero e quindi nel Mediterraneo allargato.

In queste ore, proprio a conferma di questi timori russi, sono arrivare le parole di Franz Klintsevich, membro della commissione Difesa della Camera alta, che ha espresso il pericolo che la questione delle barche da pesca venga sfruttata da Kiev per avviare la militarizzazione del Mar d’Azov, dirigendosi verso una pericolosa escalation. Militarizzazione che, fino ad ora, è tutta a favore di Mosca, già presente nell’area con una flotta largamente superiore a quella ucraina. Ma il problema russo non è la flotta di Kiev quanto quela dei potenziali alleati.

E di fronte a un’Ucraina desiderosa di tutelare i propri diritti su quel mare e una Russia che teme una nuova area di conflitto in cui possa inserirsi il blocco atlantico, il rischio che si accenda un nuovo focolaio di tensioni è molto alto.