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Guerra /

Penso alle ragazze che sono rimaste uccise durante l’attacco all’Università di Kabul, in classe con i loro libri aperti e le loro penne, e le invidio. Riposano in pace, non hanno sepolto i loro sogni quando erano ancora in vita, e non hanno portato il lutto per i loro desideri o le loro speranze, non si sono preoccupate del loro futuro incerto e non hanno aspettato che altri determinassero il loro avvenire.

Non sono state costrette a sposarsi forzatamente o troppo presto perché private della loro educazione, povere e sottoposte a pressioni sociali. Non hanno chiesto aiuto a nessuno affinché salvasse la loro vita o i loro sogni. Non hanno ascoltato la solita risposta “mi dispiace, non posso fare niente per te, stammi bene”. Non hanno visto la morte dell’umanità con i loro stessi occhi e non sono rimaste deluse dal mondo e dalla gente.

Sono morte soltanto una volta, mentre noi continuiamo a morire. Avete mai sentito parlare di morte graduale? Si soffre da soli, si soffoca, nessuno ti vede o ti sente, come se tutte le orecchie fossero tappate perché il suono dei tuoi lamenti non le disturbi. Ci si perde nell’oscurità. E nessuno ti mostra la strada. Si muore ogni giorno senza nemmeno accorgersene. Si porta il lutto per se stessi ogni giorno, senza che nessuno ti comprenda.

E si sopporta tutto questo perché si ha desiderio soltanto dei propri diritti umani essenziali. Questo è l’unico crimine e peccato che si commette. Certo, insieme a quello di essere una donna.

Non avete mai sentito parlare di una simile esperienza? Vi siete mai sentiti così? Se le uniche opzioni che vi venissero offerte fossero una di queste due (la morte del corpo e dell’anima insieme per una volta soltanto, o la morte dell’anima senza quella corporea, ma mille volte al giorno), quale scegliereste e preferireste?

Io preferisco la prima, ed è qualcosa in cui spero ogni giorno. Perché le donne dovrebbero essere un mezzo per definire e valutare la misura della lealtà al credo islamico degli uomini?

Poiché l’Afghanistan è una società tradizionale e aderisce a certi usi etnici, viene da sempre data meno attenzione al ruolo e alla posizione delle donne negli affari politici e sociali. Per questo le donne non hanno mai potuto giocare alcun ruolo nelle questioni circa fato e società, cultura o politica. Con l’ingresso dei talebani a Kabul nel 1996, la situazione precipitò nel peggior modo possibile. L’università cittadina venne chiusa, a ragazze e donne venne proibito di scendere in strada, educazione e posti di lavoro furono interrotti, e venne dato fuoco a cinema e centri culturali.

Persino dopo gli sconvolgimenti politici del 2001 e la formazione del nuovo governo afgano, durante il quale la questione delle donne e la loro partecipazione è riuscita a mutare drasticamente nel corso degli ultimi vent’anni con il supporto del governo della comunità internazionale, nonché degli sforzi delle donne afgane, la paura e l’odio del regime talebano sono rimasti radicato nei cuori delle donne e delle ragazze di questa terra. Nonostante questo, esse sono diventate medici, infermiere, ingegneri, giornaliste, pilote, atlete, politiche, giudici, insegnanti, artiste, attiviste, attrici e donne d’affari.

Ma ora vent’anni sono stati distrutti in soli venti giorni. I ragazzi tornano sui banchi di scuola, mentre le loro sorelle rimangono ancora chiuse in casa, guardando i fratelli con rammarico.

Gli uomini, i cui doveri non sono in conflitto con l’ideologia talebana, vanno al lavoro, ma le loro mogli lavoratrici restano a sedere in un angolo della casa.

Non c’è più un ministero, chiamato Ministero degli affari femminili, che prenda provvedimenti per far sì che le donne abbiano potere o che i loro diritti vengano difesi, perché nei primi giorni del loro governo i talebani l’hanno sciolto per istituirne invece uno per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio.

Le donne sono state private dell’inalienabile diritto a manifestare e lottare per i propri diritti, le risposte vengono date loro a suon di frustate e botte. Io sto scrivendo mentre mi nascondo in un angolo con la mia famiglia da settimane per aver partecipato ad attività anti estremiste insieme ad organizzazioni estere a sostegno delle donne.

Se poco fa, dopo diciassette anni di studio, stavo per terminare l’università ed ottenere la mia laurea in medicina, ora vedo soltanto il mio camice bianco ricoperto di polvere, ma ho giurato a me stessa che fin quando respirerò non smetterò mai di provare a far sentire la mia voce, la stessa voce di milioni di ragazze afgane.
In questo modo, intendo sfacciatamente dire ai talebani ed ai loro sostenitori che non sono altro che codardi. Avete paura della conoscenza delle donne, perché se una donna studiasse ed aprisse gli occhi, una generazione ed un’intera nazione si sveglierebbero, ed un tale risveglio nazionale non è certo nell’interesse di gruppi estremisti e dalle menti oscure come il vostro. Le donne non possono essere eliminate, correggete il vostro pensiero.

Gli ultimi sforzi di una ragazza afgana prima che venisse zittita per sempre.

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Autore N. A.