La geopolitica della corsa allo spazio
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Si sono appena oltrepassati i 90 giorni dall’inizio della guerra in Ucraina e le operazioni militari in questa nuova fase si sono concentrate nella regione a nord di Luhansk, dove l’esercito russo sta lentamente ma costantemente guadagnando terreno per cercare di tagliare il saliente di Severodonetsk e intrappolare le forze ucraine nella speranza, così, di poter provocare un crollo del fronte in quel settore e riprendere una più ampia avanzata verso Dnipro e il fiume Dnepr, in modo da “mettere in sicurezza” l’intera regione del Donbass attraverso l’acquisizione di una relativa profondità territoriale che sfrutta la geografia locale.

L’esercito di Kiev, tra Kramatorsk e Severodonetsk, è in palese difficoltà nel contrastare la potenza di fuoco russa: Mosca, in queste settimane, è riuscita ad ammassare una quantità di uomini e mezzi tali da riuscire a ottenere localmente la superiorità sul campo di battaglia, e la resistenza contro forze preponderanti che ora sfruttano al meglio il fuoco di artiglieria e il supporto aereo sta vacillando.

Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba ha affermato che l’esercito ha bisogno di più sistemi di lanciarazzi il prima possibile, in quanto un eventuale ritardo nelle consegne peggiorerà una situazione che definisce “estremamente negativa” nel Donbass e impedirà all’Ucraina di liberare la regione intorno a Kherson nel sud.

Restando sul fronte orientale, l’avanzata russa si è fatta più decisa da Popasna in direzione nord, dove Toshivka, Bilohorivka e Nahirne sono adesso controllate dall’esercito di Mosca e a quanto sembra l’autostrada Bakhmut- Lysychansk è stata presa per un tratto, ma secondo altre fonti (sempre russe) quella arteria stradale vitale per la ritirata ucraina sarebbe ancora libera. Stando alla giornata di martedì 24 maggio, le avanguardie di Mosca sarebbero a Soledar, a meno di 15 chilometri da Bakhmut, importante centro sulla via di Kramatorsk. A nord del saliente, i russi sono riusciti a incunearsi tra gli ucraini a Lyman, ma la via per Sloviansk non è ancora aperta: la resistenza offerta dalla 79esima e 95esima brigata blindata da assalto aereo sta ritardando l’avanzata e dando il tempo di trincerarsi al resto delle truppe intorno alle due cittadine chiave.

L’avanzata russa però non è né regolare né uniforme in quanto la manovra generale appare suddivisa in decine di piccole puntate che stanno chiudendo le truppe di Kiev in varie sacche di resistenza, e non è detto che sia qualcosa di imprevisto: così facendo i comandanti locali possono gestire il combattimento in modo flessibile e stabilire autonomamente la direzione di avanzamento avendo però presente l’obiettivo tattico finale. Se così fosse, sarebbe la prima vera impronta data alle operazioni dal generale Alexander Dvornikov, comandante sul campo, che in Siria ha avuto modo di sperimentare la medesima dottrina operativa che però non è ancora stata ben assimilata dall’esercito russo per una serie di motivazioni che abbiamo già avuto modo di analizzare. Di particolare interesse l’assalto da Horlivka verso Kostyantynivka da parte della Terza brigata di fanteria motorizzata russa: probabilmente un ulteriore attacco volto a spezzare la linea difensiva ucraina in piccole sacche come visto poco più a nord, nell’area di Severodonetsk.

Il fronte meridionale sembra invece dare segnali di risveglio dopo una lunga parentesi di stasi che ha visto solamente brevi e piccole sortite russe per tenere sotto pressione l’esercito ucraino, costringendolo a tenere inchiodate forze che sarebbero state più utili a oriente.

È lo stesso Stato maggiore ucraino che, nella mattinata di mercoledì 25, ha fatto sapere che unità di riserva si stanno formando nel Distretto Militare Meridionale russo, il secondo più importante dopo quello Occidentale e che presiede alle operazioni militari in Ucraina. Già negli ultimi tre giorni abbiamo assistito ad attacchi sempre più incisivi a est a ovest della parte meridionale del fiume Dnepr, dove i russi controllano un’ampia fascia di territorio costiero. In particolare la spinta sulla città di Orikhiv si fa progressivamente più intensa mentre a Velyka Novosilka, più a est, il 70esimo e 42esimo battaglione di fanteria meccanizzata sono riusciti a far arretrare gli ucraini della 53esima brigata di fanteria meccanizzata che deve tenere un fronte piuttosto lungo.

Anche a ovest dello Dnepr stiamo assistendo a qualcosa di simile, coi russi che stanno aumentando il fuoco di artiglieria sulle posizioni a sud di Apostolivskyi tenute dalla 60esima brigata di fanteria meccanizzata ucraina e allo stesso tempo anche su Mykolaiv, dove i bombardamenti di artiglieria e missili si sono fatti più intensi. In questo settore è probabile che l’azione offensiva verrà condotta solo sulla città portuale per cercare di puntare su Odessa, mentre tra Velyka Oleksandrivka e Apostolivskyi è probabile che l’esercito di Mosca non avanzi: lo Stato maggiore di Kiev riferisce infatti che i russi si stanno trincerando. Questa possibilità potrebbe trovare conferma nella geografia del luogo: il confine dell’oblast di Kherson passa proprio in corrispondenza delle trincee russe.

Sembra quindi che il Cremlino stia mettendo ora in pratica quello che non le è riuscito di fare nel 2014: creare nuovamente la regione russa denominata “Novorossiya” all’incirca così com’era alla fine del ‘700. Ecco perché ci sono delle città chiave – come Dnipro, Odessa e Zaporizhzhia – e dei punti chiave come le piccole cittadine che abbiamo citato nella nostra analisi.

Parlando di Odessa, cogliamo l’occasione per dare uno sguardo al mare, dove la Flotta del Mar Nero il 24 maggio ha effettuato una piccola messa in scena con 7 unità navali (due corvette classe Buyan-M, due navi anfibie classe Ropucha, due navi da sbarco classe Alligator e un cacciamine) molto al largo del porto ucraino, mentre altre tre unità (una fregata classe Grigorovich, una nave da sbarco classe Ivan Gren e una Ropucha) navigavano nei pressi della Crimea. Questa “dimostrazione” di forza anfibia è servita solo a stornare l’attenzione ucraina dall’Isola dei Serpenti, che è stata rifornita da naviglio sottile (motovedette, rimorchiatori e mezzi da sbarco) e dove un pontone armato di gru ha recuperato il relitto del mezzo da sbarco classe Serna colpito dagli ucraini nella recente battaglia.

Proprio l’attività di rifornimento all’isola potrebbe venire seriamente compromessa dall’arrivo dei missili antinave Harpoon dalla Danimarca: i vettori, con la loro gittata di circa 120 chilometri, potrebbero facilmente colpire le unità navali russe dalla costa ucraina permettendo di conservare i preziosi droni Bayraktar TB2 e cacciabombardieri rimasti all’aeronautica di Kiev usati nella battaglia di alcuni giorni fa.

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