L’Institute for the Study of War, think tank di Washington, ha rilasciato un grafico informativo che evidenzia la crescente copertura missilistica terra-aria della Russia in Europa. Dagli Stati baltici a gran parte dell’Ucraina e del Mar Nero, dalla Polonia settentrionale alla Siria e parte della Turchia, senza tralasciare il Joint Air Defense Network che Mosca gestisce in cooperazione con in Bielorussia ed Armenia. La Russia ha poi alterato l’equilibrio delle forze nel Mar Nero, nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente attraverso la definizione di grandi zone A2D2, anti-access area-denial, nell’ambito di una precisa strategia di negazione. Nel grafico sono mostrati i principali asset difensivi di Mosca che, in un ipotetico scontro con la Nato, potrebbero ostacolare la capacità delle forze aeree statunitensi di accedere nelle zone operative. Le aree di difesa create dai russi – scrivono dal think tank – negherebbero la supremazia aerea nelle aree di rilevanza strategica. L’Institute for the Study of War conferma i timori del Pentagono per la crescente capacità SAM di Mosca.L’esempio di KaliningradL’enclave russa tra Polonia e Lituania con accesso diretto al mar Baltico è fondamentale nello scacchiere strategico russo. Se scoppiasse una crisi tra l’Europa e la Russia, Mosca potrebbe instaurare una no-fly zone che si estenderebbe da Kaliningrad fino a coprire un terzo dello spazio aereo polacco. I russi hanno schierato a Kaliningrad probabilmente il meglio della loro attuale tecnologia militare: dagli S-400 Triumph ai missili balistici Iskander-M. Sistemi integrati quindi, per un asset A2 / AD (anti-accesso/area di diniego). Il sistema stratificato ed integrato di difesa aerea e missilistica schierato prevede radar di allarme precoce e battaglioni armati con sistemi S-300/S400. Il Cremlino ha schierato a Kaliningrad tre brigate d’élite completamente equipaggiate.unnamedForze meccanizzate supportate da una brigata di artiglieria, basata come potenza primaria su 54 sistemi di grosso calibro. La 7054 Air Base ospita in turnazione quasi cinquanta velivoli tra elicotteri pesanti e caccia. A Kaliningrad, Mosca  schiera anche la 152a brigata missilistica del Distretto Occidentale equipaggiata con i missili balistici Iskander-M. Il sistema missilistico Iskander–M, prodotto dalla Kolomna KBM, è stato ufficialmente adottato dall’esercito russo nel 2006. La versione interna o M ha una gittata massima dichiarata di 480 km (in fase di test la possibilità di estendere il raggio ben oltre i 500 km) con una CEP o probabilità di errore circolare di 10 metri. L’Iskander è stato progettato per eludere i più avanzati sistemi di difesa aerea, compreso lo scudo spaziale americano. Capace di una velocità massima di 7mila km/h, l’Iskander nella fase terminale del volo si affida ad una guida optoelettronica, compiendo brusche manovre per eludere le difese aeree e rilasciando esche per ingannare i radar nemici. E’ corretto definire il sistema missilistico Iskander come una delle armi più letali dell’arsenale russo: progettato come un sistema balistico ad alta precisione, ma ottimizzato per l’utilizzo a distanza ravvicinata, sotto le 500 miglia. I missili possono essere lanciati in 16 minuti ed in quattro minuti in caso di prontezza operativa. Il secondo missile (solo per la versione interna) può essere lanciato in meno di 50 secondi. Isolata dalla Russia se non per via mare (in caso di conflitto i collegamenti ferroviari sarebbero inaffidabili), Kaliningrad è stata fortificata per arrecare il massimo delle perdite ad un attacco preventivo della NATO.Il mare, infineAl centro della nuova strategia marittima del Cremlino si trovano i mari che circondano la Russia, in un arco teorico di proiezione che va dall’Artico al Mediterraneo. Quello che al Pentagono è noto come “arco d’acciaio”, è un’ideale tratto militarizzato dai russi in grado di confrontarsi con le forze della Nato in un ipotetico scontro.Per approfondire: L'”arco d’acciaio” di PutinL’arco d’acciaio sarebbe stato espressamente teorizzato sulle capacità della Marina russa di contrastare quella della Nato e degli Stati Uniti. Mosca ha investito miliardi di dollari nel riattivare le basi nell’Artico e nel dislocare battaglioni operativi a protezione delle batterie missilistiche a medio e lungo raggio. Le capacità russe nel Baltico continuano ad aumentare mentre la flotta permanente del Mediterraneo è supportata dalla rinata capacità nel Mar Nero. L’arco d’acciaio andrebbe visto come la risposta russa al percepito accerchiamento militare delle strutture militari della Nato ed una capacità di proiettare il potere nel settore marittimo. La Siria, al di là della guerra, rappresenta la prima vera base nel Mediterraneo orientale dalla fine della guerra fredda. Alla capacità militare dobbiamo aggiungere anche quella asimmetrica maturata e strutturata per paralizzare con svariate attività il ciclo decisionale dell’Alleanza, specialmente focalizzato sul mare. Entro il 2020 con l’entrata in servizio delle nuove piattaforme, i russi potrebbero potenziare esponenzialmente l’arco d’acciaio, rendendo nullo anche lo Scudo (progettato in un’era in cui si credeva che la minaccia principale fosse di natura balistica), a breve superato dai sistemi ipersonici che entreranno in produzione entro due anni.