Le proposte di cessate il fuoco avanzate dall’ovest e dall’est della Libia ad agosto hanno sortito come effetto quello di abbassare la tensione sul fronte militare. Grossi scontri da allora nel Paese nordafricano non se ne sono registrati, le linee lungo cui scorre il conflitto tra il Gna del premier libico Fayez Al Sarraj e il Libyan National Army del generale Khalifa Haftar sono rimaste pressoché immobili. Ma il conflitto è tutt’altro che risolto: i tentativi diplomatici portati avanti in Marocco e in Svizzera a settembre, nonché le mediazioni di alcuni attori internazionali, per il momento non hanno partorito un vero e proprio accordo di pace. E dunque potrebbe bastare una piccola scintilla per far tornare a parlare nuovamente le armi.
Le accuse del Gna: “Haftar pronto a intervenire”
A lanciare le indiscrezioni circa una possibile nuova offensiva del generale numero uno del Libyan National Army, era stato nei giorni scorsi il nuovo ministro della difesa del governo di Al Sarraj, Salah el Din al Nimroush. Quest’ultimo ha sostenuto di avere informazioni circa l’arrivo di rinforzi da parte delle forze di Haftar a Sirte e ad Al Jufra. Qui in particolare, dove ha sede una delle basi militari più strategiche, l’esercito stanziato nell’est della Libia starebbe preparando un attacco verso la Tripolitania. Da questa regione il generale si è ritirato nello scorso mese di giugno, dopo che le forze del Gna di Al Sarraj, con l’ausilio soprattutto delle milizie filo turche, sono riuscite a prendere le roccaforti attorno Tripoli. In questo modo il tentativo di Haftar di entrare nella capitale libica, iniziato con i primi movimenti di truppe della notte del 4 aprile 2019, è definitivamente tramontato.
Secondo al Nimroush, principali obiettivi di una nuova avanzata del generale nella regione occidentale della Libia sarebbero le città di Tahrouna, Gharyan e Bani Walid, lì dove il Libyan National Army fino ai mesi scorsi appariva maggiormente radicato. In un comunicato, il ministro della Difesa ha accusato “l’ammassamento di forze golpiste pronte a colpire”. Per tal motivo, così come hanno rilanciato alcune fonti citate dal sito Al Marsad, la base di Gharyan sarebbe stata posta in stato di allerta.
Le smentite arrivate da Bengasi
Subito dopo le accuse arrivate da Tripoli però, dalla Cirenaica sono arrivate secce smentite. In particolare, una fonte militare vicina al generale Haftar ha negato, in un’intervista ad Al Marsad, l’intensione del Libyan National Army di attaccare in Tripolitania. A riferirlo è stata anche Agenzia Nova, secondo cui per l’appunto dal quartier generale dell’esercito guidato dall’uomo forte dell’est della Libia non ci sarebbe al momento alcuna intenzione di entrare nelle ex roccaforti della regione occidentale. Riguardo i movimenti denunciati dal ministro della Difesa di Al Sarraj, sempre fonti del Libyan National Army hanno precisato che si tratta solamente di normali spostamenti e consuetudinari trasferimenti di soldati da un punto all’altro del territorio controllato dal generale.
Tra giovedì e venerdì si è anche parlato di alcuni spari uditi a Tarhouna, di fatto l’ultima roccaforte abbandonata da Haftar prima di indietreggiare definitivamente e spostare la line del fronte tra Sirte e Al Jufra. Tuttavia anche in questo caso non ci sarebbero connessioni con presunte manovre preparatorie da parte dell’esercito del generale. Dunque, almeno in questa fase storica caratterizzata da intensi colloqui diplomatici a più livelli, non ci dovrebbero essere ulteriori manovre militari. Il condizionale, vista la piega costantemente presa dal dossier libico, rimane però d’obbligo.
Haftar è davvero in grado di attaccare?
Al di là delle denunce piovute da Tripoli e delle smentite arrivate da Bengasi, in molti in Libia e non solo si chiedono però se realmente il Libyan National Army sia in grado o meno di sostenere nuovi attacchi. Un discorso che vale sia da un punto di vista strettamente militare che politico. Sul primo versante, l’esercito di Haftar è apparso in pesante difficoltà negli ultimi mesi. Le controffensive da parte del Gna, potenziato dopo l’avvento dei mercenari dalla Siria trasferiti dall’alleato turco in Libia, hanno ridimensionato l’effettiva presa sul territorio della Tripolitania delle truppe comandate dal generale. Non a caso, nel giro di poche settimane tra aprile e giugno il Libyan National Army è è passato da forza assediante a forza assediata, prima di ritirarsi del tutto. L’appoggio dei contractors della Wagner inviati dalla Russia non è servito a ribaltare la situazione, dunque ad oggi è difficile capire se Haftar sia stato nel frattempo in grado di riorganizzare il suo esercito in vista di nuovi attacchi.
Sotto il profilo politico invece, in un contesto dove il generale appare più isolato e dove le redini sembrano essere passate nelle mani di Aguila Saleh, presidente della Camera dei Rappresentanti, un eventuale nuovo attacco da parte di Haftar potrebbe apparire deleterio per le sue stesse ambizioni. Per cui è molto probabile che in realtà, almeno in questi mesi, il generale non proverà a entrare in Tripolitania.