La tensione crescente con la Cina a seguito dei pesanti scontri di confine che si susseguono ormai a cadenza periodica nella regione del Ladakh, fanno tornare in auge l’idea, da parte dell’India, di rinnovare la propria linea di cacciabombardieri acquistando gli F-35 dagli Stati Uniti.
Un primo interessamento di Nuova Delhi per il caccia di quinta generazione costruito dalla Lockheed-Martin era emerso già nel 2018, quando nientemeno che l’ammiraglio Harry Harris, comandante dell’U.S. Pacific Command, rivelò che l’India stava raccogliendo informazioni sul possibile acquisto del caccia multiruolo stealth.
A quel tempo non se ne fece nulla, con l’Indian Air Force (Iaf) che ufficialmente smentì i rapporti secondo cui avrebbe richiesto direttamente alla Lockheed-Martin un rapporto classificato sulle capacità del suo F-35A Lightning II.
Ora, con i rapporti di vicinato con Pechino che sembrano avviati verso un ulteriore deterioramento, l’F-35 torna ad avere appeal per l’Aeronautica Indiana, conscia che una macchina di questo tipo, con le sue caratteristiche uniche di interconnessione, invisibilità e multifunzionalità, potrebbe essere il vero game changer in caso di scontro con la Cina.
Nuova Delhi desidera da tempo dotarsi di caccia stealth e ha investito l’equivalente di oltre cinque miliardi di dollari nel programma russo Pak Fa, ora diventato il ben noto Su-57, nella speranza di ottenere una variante specifica per l’India chiamata Fgfa. Tuttavia, il programma ha subito gravi battute d’arresto e Mosca ha ridotto la sua produzione interna, per il momento, a una manciata di velivoli. I funzionari indiani, pertanto, hanno perso sempre più interesse per il velivolo russo, lamentandosi pubblicamente dei motori sottodimensionati, delle caratteristiche stealth scadenti e della mancanza di trasparenza su ciò che si celava dietro questi problemi. Del resto anche Mosca ci ha messo del suo quando fece sapere che avrebbe rifiutato di condividere i codici sorgente del software che gestisce il caccia, senza i quali la Iaf non sarebbe stata in grado di modificare e implementare il velivolo in futuro secondo le proprie esigenze, pertanto Nuova Delhi ha abbandonato pressoché definitivamente il programma.
L’india ha anche pensato di “fare da sé”, e ha investito risorse significative nella stesura di piani per un caccia stealth autoctono, l’Hal Amca, con la speranza di avere un prototipo volante per la metà degli anni 2020. Tuttavia questa eventualità richiederebbe di acquisire o sviluppare tecnologie chiave, compresa la produzione di materiali che radar-assorbenti, motori ad alte prestazioni e radar Aesa avanzati.
Ma una tale scelta comporta un requisito fondamentale, ovvero il trasferimento delle tecnologie necessarie per produrre il caccia di quinta generazione, che naturalmente l’India attualmente non dispone. Chi, quindi, potrebbe cedere tali conoscenze? Abbiamo appena visto che l’India ha sostanzialmente rinunciato al programma di partenariato del Su-57, quindi sul mercato disponibile, che ovviamente esclude la Cina, restano pochi concorrenti. Nella fattispecie gli Stati Uniti e la Francia, se pur in modo qualitativamente diverso: il leader indiscusso nel campo è, oggettivamente, la Lockheed-Martin che produce l’F-35 quindi Nuova Delhi potrebbe ripercorrere la strada abbandonata nel 2018.
Non sarebbe un percorso semplice. Secondo Timothy Hoyt, co-presidente dell’Indian Ocean Regional Studies Group dell’U.S. Naval War College, l’accordo non avverrà presto per tutta una serie di motivi tra cui anche la ben nota lentezza (e indecisione) indiana quando si tratta di programmi di procurement militare, siano essi rivolti all’estero o interni.
La particolare congiuntura internazionale potrebbe però dare un’accelerata a Nuova Delhi, come dimostrato anche dalla rottura degli indugi in merito alla trattativa per l’acquisto di nuovi cacciabombardieri dalla Russia: il Ministero della Difesa indiano, infatti, a luglio ha approvato l’acquisto di 33 velivoli che comprendono 21 Mig-29 e 12 Su-30MKI, insieme ad un contratto per la modernizzazione di altri 59 Mig-29 già presenti nel suo arsenale.
L’India, che sta combattendo una battaglia su due fronti con Pechino e Islamabad, vede quindi con sempre più interesse la possibilità di dotarsi del costoso ma rivoluzionario F-35, che darebbe quel vantaggio tattico alla Iaf che le permetterebbe di affrontare le difese aeree cinesi da una posizione di vantaggio.
Da parte americana il possibile accordo verrebbe visto come una manna da cielo: innanzitutto perché l’India potrebbe investire denaro che servirebbe a calmierare il costo unitario degli F-35, secondo il principio “costruirne di più per pagarli di meno”, ma soprattutto perché i caccia di quinta generazione rappresenterebbero un impegno continuo a lungo termine che legherebbe ulteriormente e strettamente Nuova Delhi a Washington, rientrando perfettamente nel quadro della politica di cooperazione militare tra i due Paesi, e contribuendo a controbilanciare la modernizzazione dell’aeronautica cinese che rischia di imporsi sullo scacchiere asiatico.
Nell’area, infatti, solo Giappone e Corea del Sud dispongono del nuovo caccia della Lockheed-Martin (a cui si unisce Singapore che ha avviato un programma di valutazione per sostituire i suoi F-16), e gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a venderlo per contenere l’ingombrante espansione della Cina che utilizza le sue Forze Armate come grimaldello per mettere pressione sui Paesi asiatici.