Tra i soldati turchi è stata una strage: se già la diffusione, nella serata di giovedì, della notizia di nove morti tra le truppe di Ankara in Siria appariva molto grave, il fatto che l’ultimo bilancio parli di 33 vittime testimonia come la situazione nelle prossime ore è destinata a farsi molto tesa. Tutto è accaduto, così come già nei giorni scorsi, nella provincia di Idlib. Qui sono in corso dei violenti combattimenti, che vedono da settimane l’esercito siriano avanzare in quelle che erano le roccaforti dei gruppi jihadisti ed islamisti, alcuni dei quali finanziati dalla Turchia. Se Mosca è il più stretto alleato della Siria, da Ankara invece si continuano a sostenere quei gruppi che adesso premono per recuperare il terreno perso. E così, lo stesso presidente turco Erodgan da gennaio ha inviato più uomini e mezzi ad Idlib, esponendoli dunque al fuoco avversario. E l’ultimo episodio è figlio dell’escalation degli ultimi giorni.

La strage tra i soldati turchi

Non è la prima volta che l’esercito turco è direttamente coinvolto negli scontri, il 3 febbraio scorso per la prima volta le truppe di Ankara hanno dovuto registrare la morte di tre soldati raggiunti da colpi di artiglieria siriana. Ma se quella volta si è parlato di episodio isolato, negli altri casi successivi si è ben capito come tra siriani e turchi uno scontro diretto fosse molto più vicino di quanto fino a pochi mesi fa si potesse pensare. Il nervosismo nell’area di Idlib è cresciuto a seguito della controffensiva islamista, che ha portato i gruppi vicini alla Turchia a riprendere Saraqib, strategica cittadina conquistata il 7 febbraio scorso dai soldati di Damasco. L’operazione delle milizie islamiste è stata supportata da Ankara, sia tramite nuovi armamenti girati ai gruppi alleati e sia tramite l’invio di altri uomini e mezzi. Dopo la riconquista di Saraqib, era ben prevedibile una risposta da parte dei siriani e dei russi.

Ed infatti, attorno a Saraqib sono stati registrati nuovi raid e nuovi bombardamenti, volti ad evitare la formazione di presidi difensivi in città e nelle aree circostanti da parte degli stessi gruppi islamisti. In una di queste ultime incursioni, è stato centrato in pieno un convoglio turco che stava avanzando assieme ad una colonna di miliziani islamisti. La notizia è stata confermata già giovedì sera dai comandi turchi, i quali hanno poi iniziato ad aggiornare il conto delle vittime. Ankara ha accusato l’aviazione siriana, ma in realtà l’azione sarebbe stata quanto meno coordinata dai russi. In Turchia tutte le tv hanno immediatamente interrotto le trasmissioni per trasmettere aggiornamenti e proiettare le immagini di mezzi siriani distrutti, quasi a dimostrare alla cittadinanza la già avvenuta risposta.

La reazione di Erdogan: “Adesso profughi siriani in Europa”

Dalla capitale turca, come prevedibile, i primo commenti da parte dei responsabili militari e politici sono stati all’insegna della ritorsione contro Damasco. Ma è stato soprattutto il presidente Erdogan a rilanciare la possibilità di importanti azioni ad Idlib ed in tutta la Siria contro l’esercito fedele al presidente Assad. La Turchia avrebbe, in particolare, usato già alcuni droni assieme alla propria artiglieria per colpire le postazioni siriane lungo il fronte di Idlib. La reazione che al momento più preoccupa è però politica. Su questo piano, Erdogan si aspettava forse la solidarietà da parte dei paesi europei e della Nato, così come degli Stati Uniti. Ma tanto da Bruxelles quanto da Washington, sono arrivati sì appelli ad un cessate il fuoco ma non messaggi volti ad assecondare le velleità militari di Erdogan in Siria.

E così, ecco che il presidente turco ha tirato nuovamente fuori la sua arma politica più potente, quella cioè riguardante i migranti: “Non tratterrò più i profughi siriani presenti in Turchia, aprirò le frontiere verso l’Europa”, ha annunciato Erdogan a margine del consiglio di sicurezza straordinario convocato dopo la morte dei soldati turchi. Con questa che appare come la minaccia più diretta verso l’Ue, da Ankara sperano di trovare il sostegno su un’eventuale operazione a tutto campo in Siria. Difficile però che arrivi un sostegno in tal senso: Idlib è territorio siriano e dunque un attacco contro mezzi turchi in questa provincia non può equivalere ad un attacco contro forze Nato all’interno del territorio turco, ma soprattutto lo spazio aereo siriano è interamente nelle mani di Mosca ed è dunque al momento impensabile un’azione su vasta scala. C’è però da scommettere come Erdogan proverà ugualmente ad alzare la posta in gioco e la tensione, come detto ad inizio articolo, è destinata ad aumentare.