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Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna lanciano l’attacco contro la Siria per “punire” Bashar Al Assad per l’uso delle armi chimiche. Nella notte oltre 100 missili sono stati indirizzati contro obiettivi militari sospettati di essere coinvolti nell’attacco a Duma di una settimana fa. Ma il governo siriano e Mosca sostengono di averne abbattuto la maggio parte, oltre 70.

Donald Trump in un discorso alla nazione ha sciolto le riserve. E, a una settimana dall’attacco chimico alla città siriana di Duma, ha ordinato la rappresaglia in stretto coordinamento con Londra e Parigi. In un drammatico discorso alla nazione, ha insistito sulla necessità di agire contro i crimini e la barbarie perpetrati dal regime di Bashar al Assad, definito “un mostro” che massacra il proprio popolo.

E, come raccontano alcuni testimoni, i primi missili Tomahawk cadevano su Damasco e Homs proprio mentre il presidente americano stava ancora parlando, intorno alle 22 ora di Washington, le quattro del mattino ora locale. Le esplosioni hanno colpito la capitale, Damasco, così come due luoghi vicino alla città di Homs, ha affermato il Pentagono.

Il clima diventa incandescente anche in Libano. Il capo dell’Hezbollah libanese, alleato del regime di Damasco, Hassan Nasrallah, ha definito poche ore prima un “errore storico” l’attacco aereo compiuto da Israele contro una base aerea in Siria nel quale sono rimasti uccisi 7 iraniani”. Secondo Nasrallah, l’attacco di lunedì 9 alla base T4 apre una “nuova fase” e pone Israele in un “scontro diretto” con l’Iran. Teheran, Mosca e Damasco accusano lo stato ebraico del raid. “L’uccisione mirata” di iraniani è stata definita dal leader dell’Hezbollah, un atto di “grande stupidità” e l’attacco chimico su Duma una “messa in scena”.

Poco dopo l’attacco americano invece è intervenuto il governo di Benjamin Netanyahu che ha parlato di “importante avvertimento all’Asse del male formato da Iran, Siria ed Hezbollah”. L’uso di armi chimiche, secondo il ministro Yoav Gallant, “sorpassa una linea rossa che l’umanità non può più tollerare”. Fonti dell’Esercito israeliano hanno riferito che Israele era stato avvertito dei raid tra le 12 e le 24 ore prima dell’attacco, e ha precisato di “non aver collaborato alla individuazione degli obiettivi militari”.

E Trump così ha parlato delle ragioni dell’attacco: “Le nazioni di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti d’America hanno schierato il loro giusto potere contro barbarie e brutalità”. “Lo scopo delle nostre azioni stasera – ha poi continuato – è stabilire un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l’uso di armi chimiche”.

L’ondata di raid è il più significativo contro il governo del presidente Bashar al-Assad da parte delle potenze occidentali in sette anni di guerra civile in Siria. In un briefing del Pentagono poco dopo l’annuncio di Trump, il generale Joseph Dunford ha elencato i tre obiettivi che erano stati colpiti: una struttura di ricerca scientifica a Damasco, presumibilmente collegata alla produzione di armi chimiche e biologiche, un deposito di armi chimiche ad ovest di Homs, un sito di stoccaggio di armi chimiche e un importante posto di comando, anch’esso vicino a Homs.

La televisione di stato siriana ha affermato che solo la struttura di ricerca di Damasco è stata danneggiata. Tre civili sono stati feriti a Homs. “Questo è un chiaro messaggio per Assad”, ha spiegato il segretario americano alla Difesa, l’ex generale James Mattis, assicurando come al momento non si registrino perdite tra le forze Usa e come sia stato compiuto ogni sforzo per evitare vittime civili.

“Lo scorso anno il regime di Assad non ha compreso bene il messaggio”, ha proseguito Mattis, riferendosi al precedente attacco militare Usa in Siria dell’aprile 2017: “Così questa volta abbiamo colpito in maniera più dura insieme ai nostri alleati. E se Assad e i suoi generali assassini dovessero perpetrare un altro attacco con armi chimiche, dovranno rispondere ancora di più alle loro responsabilità”.

La prima risposta di Mosca, stretta alleata di Damasco, è arrivata dopo l’annuncio della fine della prima ondata di raid e di bombardamenti: “Le azioni degli Usa e dei loro alleati non resteranno senza conseguenze”, ha detto l’ambasciatore russo a Washington Anatoly Antonov. L’impressione di molti osservatori però è che gli obiettivi da colpire siano stati condivisi con Mosca, non fosse altro che per evitare incidenti e non colpire personale o postazioni russe in Siria.

Intanto la prima reazione di Damasco è stata orientata a sminuire i risultati dell’operazione degli Usa e dei suoi alleati: “se i raid sono finiti qui i danni sono limitati”. Dura invece la reazione dell’Iran. “Gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno prove sull’attacco chimico in Siria e sono responsabili per le conseguenze regionali che seguiranno all’attacco deciso senza aspettare che prendessero una posizione gli ispettori dell’Opac”: ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Bahram Ghasemi.

Poche ore prima il ministero della Difesa russo aveva affermato di avere la prova di un coinvolgimento diretto della Gran Bretagna nell’organizzazione della “provocazione” del presunto attacco chimico nella Ghuta. E il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov aveva dichiarato: “Abbiamo dati inconfutabili” sul fatto che l’attacco chimico di Duma, in Siria, è stato organizzato”. “I servizi speciali di un paese, che ora sta cercando di essere nelle prime file della campagna russofoba, – ha concluso Lavrov – sono stati coinvolti in questa messa in scena”.