L’Iran il suo attacco lo ha annunciato con ampio anticipo mentre, al contrario, Israele ha puntato sull’effetto sorpresa. Si può sintetizzare così la cronaca delle ultime ore in medio oriente: questa notte, lontano anche dai riflettori mediatici in gran parte spenti per via dell’orario, un gruppo di droni è riuscito a colpire un’area non lontana dalla base di Isfahan, la stessa nota internazionalmente per essere il cuore del programma nucleare iraniano. Scattata l’allerta, il governo di Teheran ha chiuso lo spazio aereo e ha attivato tutti i sistemi di difesa. Da parte del governo israeliano, riunito nel quartier generale della Difesa, al momento non sono arrivate conferme ufficiali. Ma gli stessi media israeliani sembrano avere pochi dubbi: si è trattato della contro risposta di Tel Aviv all’attacco iraniano di sabato.
Isfahan nel mirino
In Medio Oriente ci si è andati a coricare con la quasi certezza che Israele, almeno per il momento, non avrebbe contrattaccato. La giornata di giovedì è stata caratterizzata da una lunga serie di notizie in controtendenza poi con quanto accaduto durante la notte. In particolare, molte fonti dell’esercito citate dai quotidiani israeliani hanno indicato nei primi giorni di maggio un possibile attacco del governo di Netanyahu contro il territorio iraniano. Altre fonti, ma queste volte negli Usa, hanno preso per veritiera questa ricostruzione: a Washington, da più parti hanno sottolineato come un eventuale raid sarebbe stato condotto dopo la Pasqua ebraica, dunque subito dopo aprile.
La notizia più importante però ha riguardato il possibile accordo tra Israele e gli Stati Uniti proprio sull’Iran. Timorosa di una nuova grande escalation nella regione in caso di contro risposta nei confronti di Teheran, la Casa Bianca avrebbe dato il consenso per un attacco dell’Idf contro Rafah in cambio della de escalation con la Repubblica Islamica. Funzionari statunitensi hanno poi smentito l’accordo, tuttavia giovedì è stato un susseguirsi di incontro e colloqui lungo l’asse tra Tel Aviv e Washington. Kann News ha anche parlato di un vertice tra due delegazioni, presieduto da Jake Sullivan, ossia il consigliere per la sicurezza nazionale Usa.
Ad ogni modo, entrambe le ricostruzioni emerse hanno fatto pensare a un rinvio sine die dell’attacco da parte di Netanyahu. Nella notte si è così concretizzato l’effetto sorpresa: tutto è iniziato quando media iraniani hanno riportato almeno tre esplosioni attorno la base di Isfahan. Un luogo nevralgico per la difesa iraniana e non solo per la questione legata al nucleare: qui hanno sede alcune delle strutture più importanti usate dai generali e dai vertici dei Guardiani della Rivoluzione per le loro riunioni. Non solo, ma è proprio da qui che sarebbero partiti alcuni degli ordigni lanciati sabato scorso contro Israele.
Fonti iraniane hanno confermato che alcuni droni hanno colpito il perimetro della base, senza provocare danni. Altri aerei senza pilota sono stati invece intercettati mentre erano in avvicinamento, ma al momento non sono emersi numeri precisi. Un video, girato quando già erano spuntate all’orizzonte le luci dell’alba, ha mostrato una situazione di relativa calma e quiete all’interno della base di Isfahan. In Israele a confermare l’invio dei droni sono stati i quotidiani, lì dove funzionari della Difesa hanno fatto sapere che lo Stato ebraico ha lanciato almeno un attacco contro il territorio iraniano e in molti hanno sottolineato come il raid sia avvenuto in un giorno non casuale: oggi è infatti il compleanno della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Khamenei.
Dal quartier generale della Difesa israeliana non sono però emerse subito dichiarazioni ufficiali. Intorno alle 7 del mattino, un ufficiale in modo confidenziale e anonimo ha rivelato alla Nbc che durante la notte è stata effettivamente lanciata una risposta all’Iran e per le prossime ore ufficiali, graduati e le varie alte sfere della politica israeliana saranno in riunione per valutare gli effetti prodotti dall’attacco.
Le reazioni della Casa Bianca
Diversi quotidiani Usa, i quali hanno seguito la vicenda quando negli Stati Uniti non era ancora notte, hanno interpellato funzionari della Difesa a Washington e in primo luogo è stato chiesto loro se erano a conoscenza dell’attacco israeliano. Secondo quanto emerso, il Pentagono era stato effettivamente informato dell’iniziativa del governo di Netanyahu, proprio giovedì sera si era tenuto un colloquio telefonico tra il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, e il segretario della Difesa Llyod Austin. È probabile quindi che l’azione di Tel Aviv sia stata in qualche modo concordata o quanto meno condivisa con Washington.
Del resto, quando ieri si era diffusa la notizia di un tacito accordo per evitare l’escalation in Iran, si era parlato della possibilità o di un definitivo abbandono dei piani di risposta a Teheran oppure di un “attacco limitato“. Ossia un’operazione su scala molto ridotta e poco più che dimostrativa. Come in effetti, alle prime luci del giorno, appare quella condotta nelle scorse ore contro la base di Isfahan. Anche se in molti negli Stati Uniti ritengono poco probabile una nuova contro ritorsione iraniana, il Dipartimento di Stato ha deciso di applicare all’interno delle proprie sedi diplomatiche in Israele gli stessi accorgimenti di sicurezza già intrapresi la scorsa settimana, nell’immediata vigilia del lancio di droni e missili dall’Iran.

