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La guerra oscura e a bassa intensità tra Iran e Israele continua nei mari. Un cargo iraniano considerato una base operativa dei Pasdaran, la MV Saviz, è stata danneggiata durante il passaggio del Mar Rosso da un attacco israeliano. La notizia è stata confermata sia dai media israeliani che (e questo è un fatto abbastanza raro) dalla tv di Stato iraniana. Anche gli Stati Uniti sono stati informati dell’attacco. Come riportato dal New York Times, un funzionario americano in forma ha detto, mantenendo l’anonimato, che Israele ha notificato l’attacco alla Marina Usa annunciandolo come un gesto “di rappresaglia” dopo gli attacchi avvenuti nel Mar Arabico contro una nave israeliana e altri episodi avvenuti nel Golfo Persico. Secondo le prime informazioni, l’attacco sarebbe avvenuto alle 07:30 ora locale. La Saviz sembra essere danneggiata sotto la linea di galleggiamento e l’agenzia iraniana Tasnim ha parlato di una mina. Un elemento che confermerebbe la partecipazione dei commando israeliani.

Per ora non ci sono conferme ufficiali dai governi dei Paesi direttamente coinvolti nell’attacco, ma queste informazioni rilasciate dai media sia della Repubblica islamica che dello Stato ebraico aiutano a dare un quadro abbastanza chiaro della vicenda. L’assalto sarebbe avvenuto al largo delle coste dell’Eritrea, l’area in cui da molti mesi staziona la nave iraniana. Le prime indiscrezioni parlano di una mina magnetica, quella che in gergo viene chiamata “limpet mine”. L’ordigno viene piazzato tramite magneti sul bersaglio, poi viene fatto deflagrare una volta attivato da remoto l’esplosivo. Una tattica utilizzata spesso sia dai commando israeliani che da quelli iraniani. In molti ricorderanno il video del presunto attacco dei Pasdaran nel Golfo Persico in cui si osservava un barchino dei Guardiani della Rivoluzione intenti a posizionare l’esplosivo magnetico proprio sopra la line di galleggiamento di un cargo in navigazione.

La nave colpita rappresenta una delle chiavi per comprendere la strategia navale iraniana. Ufficialmente è registrata come una nave mercantile, ma in molti la definiscono una “nave madre” considerata una sorta di grande cellula mobile da cui i Pasdaran svolgono le loro operazioni navali nell’area del Mar Rosso e del Golfo Persico. Nel luglio 2018 il Washington Institute for Near East Policy l’aveva definita una “nave appoggio” per la raccolta delle informazioni che servivano poi a combattere la guerra in Yemen contro il blocco guidato dai sauditi. Alcune immagini hanno mostrato uomini in divisa aggirarsi spesso sul ponte del mercantile, altre fonti parlano di motoscafi partiti dalla nave per dirigersi verso le coste yemenite.

Come spiegato dall’analista HI Sutton per Usni News, quello che è particolarmente interessante per comprendere l’utilizzo di questa nave è il fatto che si sia mossa pochissimo da quando è stata inviata nell’estremità meridionale del Mar Rosso. Per circa due o tre anni la nave è rimasta praticamente ancorata al largo dello stretto di Bab el-Mandeb e non si è mossa se non per brevissimi tratti. Dall’Iran affermano che si tratta di una missione di monitoraggio del traffico navale in funzione anti-pirateria. Ma è chiaro che il concetto può essere ampiamente interpretato in base a cosa si consideri pirateria in un’area in cui gli attacchi alle navi si moltiplicano e dove spesso sono coinvolti cargo legati sia a Iran che Israele.

L’escalation di queste settimane dimostra che questa guerra ombra non si è mai fermata. Da quando il Wall Street Journal ha pubblicato un’inchiesta in cui sono emersi decine di attacchi di Israele nel Mediterraneo contro mercantili iraniani che trasportavano petrolio verso la Siria – manovra per escludere le sanzioni contro Damasco – la guerra sotterranea nel Mar Rosso, Golfo Persico e Mare Arabico si è accesa ed è diventata di dominio pubblico. Negli ultimi mesi, prima di quest’ultimo attacco contro la Saviz, vi sono stati assalti contro l’israeliana Mv Helios Ray nel Golfo Persico e contro la Lori che faceva rotta dalla Tanzania all’India. Dopo l’incidente di Suez, questo nuovo attacco in un altro choke point, Bab el-Mandeb, riporta all’attenzione del mondo il problema del Mar Rosso nel passaggio dei mercantili. E nel frattempo Iran e Stati Uniti trattano a Vienna per un ritorno di Washington nell’accordo sul programma nucleare iraniano.

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