Massima tensione in Medio Oriente. Droni armati hanno attaccato due stazioni petrolifere in Arabia Saudita. Le istallazioni colpite, entrambe a sud di Riad, sono state travolte da un incendio innescato dalle esplosioni. Adesso questa ennesima escalation può davvero portare a una guerra del petrolio nella regione. Intanto il prezzo del greggio si alza vertiginosamente.

A confermare l’attacco alle stazioni di pompaggio della Aramco è stato il ministro dell’Energia saudita, Khalid al-Falih, la notizia è stata riportata dall’emittente al-Arabiya. L’attacco sarebbe stato sferrato dai ribelli Houthi dello Yemen che hanno un forte rapporto di alleanza con l’Iran, e che avevano annunciato dalle emittenti poste sotto il loro controllo una “grande operazione militare” lanciata contro obiettivi sauditi. L’attacco avrebbe coinvolto “sette droni” militari, in formazione contro quelle che sono state definite le “installazioni vitali” saudite.

Il ministro al-Falih ha comunque tenuto a sottolineare in una conferenza stampa che l’incendio scoppiato in una delle stazioni di pompaggio in seguito all’attacco è stato immediatamente contenuto, mentre i flussi di greggio venivano interrotti per le riparazioni necessarie. “Questi attacchi dimostrano ancora una volta che è importante per noi affrontare entità terroristiche, comprese le milizie Houthi in Yemen sostenute dall’Iran”, ha concluso il ministro saudita. Secondo Riad l’attacco sarebbe stato lanciato con l’obiettivo di tentare – senza successo – di interrompere le forniture mondiali di petrolio. Le esportazioni petrolifere del regno del Golfo tuttavia “continueranno senza interruzioni” hanno concluso gli emissari sauditi.

I droni impiegati nell’attacco potrebbero essere con buone probabilità Uav di produzione iraniana, forse del tipo Sammad-3 (Invincibile, ndr), che era già stato impiegato negli attacchi “kamikaze” lanciati sull’aeroporto di Dubai lo scorso settembre, o del tipo identificato come Saeqeh-2 (Fulmine, ndr), velivolo a pilotaggio remoto che secondo quanto riportato dai media iraniani è capace di trasportare quattro bombe a guida-laser ed era già stato impiegato contro gli estremisti sunniti in Siria. Il Saeqeh-2, sviluppato sul concetto di “ala volante” e spinto da eliche posteriori, sarebbe una copia a basso costo del Rq-170 “Sentinel”. Secondo quanto riportato da fonti locali i droni sarebbero stata lanciata da una postazione oltre il confine yemenita, nel territorio controllato dagli Houthi e avrebbe percorso 100 chilometri prima di trovare i loro obiettivi che si trovavano a Dawadmi e Afife.

Dopo quello che è stato definito come un ennesimo “atto terroristico” associabile a un’entità alleata dell’Iran in Medio Oriente sale ulteriormente la tensione, che rischia di portare a una nuova “guerra del petrolio” e ad un intervento su vasta scala degli Stati Uniti, che già operano con le forze speciali in Yemen e che questa mattina hanno lasciato trapelare informazioni secondo le quali un contingente di 120.000 soldati è stato mobilitato ed è pronto a partire per il Medio Oriente – per assediare l’Iran e garantire il libero transito del petrolio nello stretto strategico di Hormuz.