«I neoconservatori vogliono che gli Stati Uniti combattano la guerra di Israele contro l’Iran. E gli israeliani vogliono che anche noi combattiamo l’Iran. Ma questo non è nell’interesse degli Stati Uniti». È l’avvertimento che Pat Buchanan, co-fondatore della rivista paleoconservative The American Conservative, ha rivolto per decenni al pubblico statunitense e all’elettorato repubblicano, scontrandosi duramente con l’ala neocon del Gop. Oggi quelle parole suonano come una profezia avverata. La guerra preconizzata è diventata realtà: l’attacco congiunto Usa-Israele contro la Repubblica Islamica ha portato all’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei, segnando un punto di non ritorno nella crisi nella regione.
Donald Trump sembrava voler archiviare la disastrosa stagione di Bush/Cheney ma oggi il Partito repubblicano è nuovamente dilaniato dallo scontro tra i neoconservatori, come il Segretario di Stato Marco Rubio, e l’ala MAGA della prima ora rappresentata dal vicepresidente JD Vance – sempre più marginale nelle scelte drammatiche dell’amministrazione Trump – e dal commentatore Tucker Carlson, la voce più amata e popolare del mondo conservatore. Ed è proprio quest’ultimo a sferrare un durissimo attacco nei confronti di Trump e della sua guerra all’Iran.
Carlson ha definito «assolutamente disgustoso e malvagio» l’attacco militare congiunto Usa-Israele contro l’Iran, lanciato nella notte tra venerdì e sabato. Le parole di Carlson, pronunciate in un’intervista con il giornalista Abc Jonathan Karl, rappresentano una critica feroce da parte di chi ha sostenuto Trump in ogni fase della sua carriera politica, dalle campagne elettorali ai comizi, fino al discorso alla Convention Repubblicana del 2024. Carlson ha avvertito che questa scelta rimescolerà le carte in modo profondo all’interno del movimento Maga, con il rischio di allontanare una parte importante della base anti-interventista.
Non a caso figure come Marjorie Taylor Greene hanno denunciato la rottura delle promesse elettorali sulle guerre all’estero, mentre altri influencer Maga hanno manifestato delusione analoga. «Questo NON significa liberare il popolo iraniano!!! Questo significa uccidere i loro figli!!! Che diavolo state facendo, pazzi??? L’AMERICA NON SUPPORTA QUESTO!!!» ha affermato la Greene su X commentando il raid israeliano su una scuola femminile che ha provocato almeno 108 morti accertati.
In passato altre figure di spicco del mondo conservatore si erano schierate contro una guerra all’Iran. Lo stesso Charlie Kirk, nel giugno 2025, affermò che una massiccia guerra statunitense contro Teheran, e un tentativo di facilitare un cambio di regime, spinto da persone come Lindsey Graham, sia «patologicamente folle».
Nel 2024, lo stesso JD Vance mise in guardia dai costi – enormi – derivanti da una guerra contro la Repubblica Islamica. «Il nostro interesse, credo, è molto chiaramente quello di non andare in guerra con l’Iran. Sarebbe un’enorme distrazione di risorse. Costerebbe cifre enormi al nostro paese» affermò durante un’intervista che sta circolando in queste ore.
Anche dopo l’eliminazione di Khamenei, le ricadute imprevedibili di questa guerra rischiano di far montare le critiche – persino tra i fedelissimi conservatori e MAGA – contro la scelta di Donald Trump di mettere gli interessi di Israele davanti a quelli americani.

